Howl

teatrolacucinaUn urlo viscerale, un salto nel buio che è uno squarcio di luce per esistenze assopite al  Teatro La Cucina di Milano.

Canelupo nudo è un omaggio – il terzo, dopo Appassionatamente (2010) e Le presidentesse (2013) – che Nerval Teatro fa a quell’enfant terrible della drammaturgia contemporanea che è Werner Schwab.
Morto suicida a 35 anni per overdose alcolica, Schwab è riuscito a sviscerare le oscurità che si celano dietro ai buonismi del mondo borghese. Con il suo linguaggio visionario – che è una sorta di non-linguaggio, di parole masticate, smembrate e vomitate – ha fatto a pezzi quelle finzioni, ha distrutto quelle maschere sorridenti che fungevano da tappeto sotto al quale nascondere lo sporco.
Lui, invece, lo sporco lo butta in faccia, attraverso i suoi personaggi irrequieti, alienati, frammentati, completamente persi e totalmente lucidi al tempo stesso. Come Muso (Maurizio Lupinelli), che si presenta su una scena semibuia e cosparsa di bottiglie vuote in mutande e giacca di pelle. I capelli lunghi che gli cadono sul volto, che si attaccano al viso come parole mute o silenzi gridati, le risa isteriche, i movimenti a scatti, le urla liberatorie. Tracanna parole di un linguaggio che «è merda», avvicinandosi e allontanandosi dalla sua Lili (Elisa Pol), fondendosi e poi staccandosi dal corpo dell’altro, come a ricreare ogni volta un’identità irrimediabilmente spezzata, perduta. Solo quando lei, in una sorta di danza arcaica e un po’ macabra, gli si avvicina con movimenti scomposti alitandogli in faccia, Muso sembra riprendere totalmente vita. È una scossa erotica. Di un erotismo che però non è mero godimento sessuale, ma caduta di confini, fusione di anime e corpi che muoiono e rinascono insieme. È un soffio vitale che sembra provenire da uno spazio-tempo ignoto, troppo lontano e al tempo stesso pericolosamente vicino.

I dialoghi ricordano i deliri di William Burroughs, i suoi pasti nudi – una nudità, uno spogliarsi di leggi, norme, diktat, che connette arte e letteratura. Quella sua tecnica del cut up che taglia e incolla parole a caso, dando vita a una nuova lingua che è prima di tutto espressione, urlo, liberazione. Solo abbandonando il Senso, nella sua comune accezione logico-morale, possiamo assistere alla nascita di un nuovo linguaggio. Che non ponga un’antitesi tra res cogitans e res extensa, tra razionalità e istinto, e che sappia masticare le parole, rendendo l’anima corpo e il corpo anima.
È proprio questo ciò che avviene sul palco: una fusione liberatoria, uno squarcio che fa cadere tutti i confini. Uno scambio di battute tra Muso e Lili fatto di incomprensioni («Eh? Cosa dici? Non capisco»), urla e risa. Fatto di gesti epilettici e silenzi spezzati da improvvise musiche. Lei che mastica due accordi con la chitarra, mentre lui sputa un gorgheggio stonato, parlando di se stesso come di «un’edera senza muro». Loro che soffiano su una lampadina che penzola dall’alto, spostandola di volta in volta sopra le reciproche teste. Come a voler illuminare un buio viscerale. Intanto, fuori dal Teatro La Cucina e dall’ex ospedale psichiatrico Paolo Pini, esplode un temporale che dura esattamente il tempo dello spettacolo.

Tra dolore e gioia, tra gabbie e libertà, tra tutto ciò che crediamo essere antitetico, questo omaggio a Schwab crea una fusione.
«Canelupo nudo può attaccare alla sua coda barattoli di parole e trascinarli e così fare rumore con la morte vestita da sposa sull’auto rosa che lo attende». Le parole non sono altro che strumenti da attaccare a una coda che abbiamo dimenticato di avere. Sono sonagli infernali per fare rumore, per svegliarci dal sonno letargico in cui stiamo precipitando.
Schwab ci urla tutto questo attraverso La mia bocca di cane, testo ancora inedito in Italia, sua ultima ed estrema provocazione, prima di tracannarsi dodici litri di vodka la notte di capodanno del 1994.

«Scrivo con la speranza della disperazione, esser parte dell’umanità non significa altro che conoscere la disperazione». Disperazione che, stando alle sue parole, è dolore, ma anche speranza e ricerca inarrestabile di una nudità senza maschere.

Lo spettacolo è andato in scena
Teatro La Cucina

ex ospedale psichiatrico Paolo Pini
via Ippocrate 45 – Milano
sabato 5 e domenica 6 luglio 2014

Canelupo nudo
con Maurizio Lupinelli ed Elisa Pol
regia Claudio Morganti
drammaturgia Rita Frongia
disegno luci Fausto Bonvini
produzione Nerval Teatro, Armunia Festival Inequilibrio
con il sostegno di Regione Toscana-sistema regionale dello spettacolo dal Vivo
in collaborazione con L’Arboreto-Teatro Dimora

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