Il corpo che diverte, il corpo che inquieta

Gli spettacoli al Teatro Astra del 18 luglio condensano esemplarmente in una serata tutto lo spirito del Festival: da un lato le arti circensi, dall’altro l’attenzione, da sempre, rivolta alla danza.

Mettendo in comunicazione teatro, circo e cabaret, le parole d’ordine dell’edizione 2015 di Teatro a Corte possono idealmente essere sintetizzate in commistione dei generi e indagine dello spazio indeterminato che separa e, al contempo, unisce le varie modalità espressive dell’arte.

Le due attrici finlandesi di Capilotractées, Sanja Kosonen e Elice Abonce, sono solo apparentemente eteree perché, dietro glaciali sembianze nordiche, celano un preponderante senso dell’umorismo e una travolgente simpatia. La loro esibizione è un’ora piena di divertimento, dove i protagonisti sono i capelli per i quali le due vengono appese, con i quali giocano e si fanno oscillare nello spazio attaccate a un trapezio. I sessanta minuti della performance alternano numeri di acrobazia a momenti di puro caos, azioni scoordinate che hanno come unico fine il non-sense e il divertimento del pubblico, come è nella migliore e autentica tradizione cabarettistica. Da questa prospettiva, la totale assenza di drammaturgia vuole essere ricompensata e bilanciata dall’ironia e dalle espressioni facciali esilaranti delle due interpreti, anche se una qualche coerente costruzione narrativa, che potesse dare continuità e omogeneità agli sketch, avrebbe giovato allo spettacolo.

L’assenza della dimensione drammatica viene brillantemente riscattata dalla straordinaria performance di Jann Gallois dal titolo P=mg: in pochi minuti la danzatrice parigina racconta una storia attraverso l’espressività e la potenza del suo corpo (proprio come dovrebbe essere per l’opera di una performer). Non si tratta di una storia in particolare, tantomeno della sua storia. Come tiene a sottolineare la stessa Gallois, la sua volontà è stata non quella di scrivere un’opera biografica, quanto di rivolgersi a tutti: una volontà riuscita dal momento che, nel giro di pochi minuti, assistendo allo spettacolo, comprendiamo immediatamente che la sua fisicità sta parlando a e di noi tramite una coreografia inquietante e  potenziata da un tessuto sonoro a bassa frequenza e un perfetto gioco di luci. L’inquietudine traspare attraverso la coscienza che la lotta – di quel corpo contro la sua stessa passività – è la lotta che l’uomo moderno sostiene all’interno della propria psiche contro la soffocante insostenibilità del mondo esterno e delle sue norme. La spinta gravitazionale, cui il titolo fa allusione, diventa così metafora del disagio che caratterizza la psicosi dell’occidente opulento.

Il corpo diventa lo spazio del riscatto, o del suo tentativo titanico, mentre il roboante movimento delle braccia che chiude la performance, dopo una coreografia che ammette diversi elementi dell’hip hop pur ammantandoli di un diverso livello di significazione, può assumere una doppia prospettiva. Da un lato quella della promessa di un cambiamento e di una trasformazione in meglio, dall’altro dell definitivo esaurimento del corpo nell’automatizzazione tecnica.

Ai posteri l’ardua sentenza?

Gli spettacoli sono andati in scena:
Teatro a Corte 2015
18 luglio – Teatro Astra

ore 21.00
Capilotractées
di e con Elice Abonce e Sanja Kosonen

ore 22.30
P=mg
di e con Jann Gallois

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