Due matti e un baule

Apre il Festival Segnali la bella rivisitazione un po’ musicale un po’ fieristica della famosissima fiaba del lupo, della nonna e della mantella: per bambini dai tre anni, un divertimento… da matti.

E se tutto, persino il lupo, persino la nonna, fossero solo un’illusione, il risultato di un travestimento ben fatto? Se tutto fosse parte dell’arte trasformista del grande zio George Howling Wolf?

Due uomini vagano verso una meta lontana, come bagaglio solo un baule e i ricordi quasi leggendari di zio George. E dal baule, tra scherzi, confusione e risate, riemerge tutta la storia di Cappuccetto, la bambina con il mantellino rosso. Così, un po’ deformati dalla memoria dei vecchi vagabondi, ecco rispuntare tutti i personaggi, tutti gli ambienti, tutti gli oggetti; e tutte le canzoni, accompagnate dalle note semplici di una chitarra. Voci roche e sonorità blues, quindi, così insolite come colonna sonora di una storia per piccolissimi, ma proprio per questo fonte di curiosità e di attenzione, oltre che di sane risate, per i giovani attentissimi spettatori e, perchè no, per i loro accompagnatori adulti.

Semplice e folle, Cappuccetto blues è uno spettacolo da guardare da vicino (la platea della Sala Fontana è già troppo grande e dispersiva) per cogliere al meglio le espressioni buffe e i movimenti evocativi, per non perdersi neanche un frammento della comicità fatta di gesti, esasperazioni, oggetti evocativi, trovate vecchie e nuove e sostenuta soprattutto dal vero divertimento dei due interpreti, che si prestano senza riserve ad ogni tipo di ruolo, di imitazione, di sketch.

Forse in certe scene l’uso dell’illuminotecnica avrebbe aiutato a ricreare l’atmosfera, e forse a tratti la capacità attoriale dei due interpreti non è stata propro impeccabile; ma l’adattabilità a ogni tipo di spazio (non c’è bisogno né di fari, né di impianto audio, né di sipario, né di palcoscenico), la ruvidezza da teatro di strada e il vero entusiasmo di Bresciani e Maffioletti – che stemperano i momenti di paura e tensione con fragorosi e davvero folli scoppi di risa – bastano a compensare e anzi a valorizzare questo spettacolo per l’asilo e i primi anni delle elementari.

Un’unica riflessione: se i bambini reagiscono alle scene con urla, commenti e domande in direzione del palco, la quarta parete non andrebbe infranta, anche solo improvvisando, per interagire con loro?

Lo spettacolo è andato in scena:
Festival Segnali
Teatro Sala Fontana
via Boltraffio, 21 – Milano

Cappuccetto blues
Teatro Invito
drammaturgia e regia Luca Radaelli
con Stefano Bresciani e Valerio Maffioletti

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