Turisti e romani alla scoperta di Roma

cappuccini1Roma Opera Omnia, con l’evento organizzato presso il Complesso dei Cappuccini, lascia incantati i turisti in un viaggio unico attraverso l’arte, la musica e la spiritualità.

Prima il racconto della storia del papato romano del XVII secolo attraverso l’interpretazione di due capolavori della pittura barocca conservati in una delle chiese più importanti di Roma, in pieno centro; poi la scoperta dell’ordine dei frati cappuccini e la visita guidata al museo che conserva una tela del Caravaggio; a seguire un’immersione mozzafiato nella celeberrima cripta dei frati e nell’ossario; per concludere l’esecuzione a cappella di alcuni classici della musica gregoriana e polifonica rinascimentale all’interno della chiesa stessa, in un’atmosfera magica di immenso impatto.
Questa è la fortuna che hanno avuto e vissuto i turisti coinvolti nella visita organizzata dall’associazione Roma Opera Omnia, la cui missione è quella di offrire ai visitatori un’esperienza di sinergia di musica e arte, facendo scoprire ai partecipanti luoghi spesso erroneamente trascurati dal turismo di massa classico. L’offerta di Roma Opera Omnia è rivolta principalmente ai turisti stranieri, ma come è il caso specifico si tratta di scoprire siti che gli stessi abitanti della capitale, spesso, non hanno mai visitato e che magari neppure conoscono; qui il luogo è il Complesso dei Frati Cappuccini a Via Veneto, comprensivo di museo e cripta, e la chiesa annessa di Santa Maria della Concezione dei Cappuccini. La storia dell’ordine francescano infatti intercetta la storia di Roma, come attesta sia la chiesa seicentesca costruita da Papa Urbano VIII Barberini (fratello di un membro dell’ordine), Papa che dà il nome alla piazza sottostante la chiesa, nonché due tele conservate in due cappelle della chiesa. Qui sono presenti infatti L’Arcangelo Michele di Guido Reni e il San Francesco del Domenichino, quest’ultima opera da mettere a confronto col capolavoro di Caravaggio conservato nei musei della struttura: al classicismo carracciano del primo, il pittore dannato oppose un San Francesco intriso di realismo e semplicità, ma non per questo meno intenso o meno carico di spiritualità. Il San Francesco del Caravaggio coglie infatti l’essenza autentica dell’ordine religioso, che ha fatto della penitenza, della povertà e della semplicità uno stile di vita e una missione. Il museo poi è una scoperta delle pratiche e dei mestieri che i frati ancora oggi promuovono, portando avanti una tradizione che ha origine quando intorno al complesso conventuale non c’erano i magnifici palazzi odierni, la trafficata Via Veneto e la vita mondana moderna, ma sorgeva solo una foresta ai confini della città.

Una delle attrattive principali del sito è però senza dubbio l’Ossario, ovvero la Cripta nella quale migliaia di ossa vanno a comporre una decorazione unica al mondo: il memento mori caro ai Cappuccini diventa qui uno strumento di redenzione trasfigurata artisticamente, come se attraverso la composizione degli innumerevoli teschi si volesse esprimere il senso ultimo e autentico della resurrezione cristiana. Il macabro diventa così una dimostrazione della vittoria sulla morte. Questo anelito alla redenzione è tipico dello spirito del Seicento, il secolo del “dubbio” ma anche delle rivoluzioni scientifiche, del barocco e del sorgere della modernità. E se Caravaggio è una figura unica per comprendere quell’epoca, lo sono altrettanto i compositori che nel secolo precedente a Roma proseguivano la tecnica e lo stile polifonico a cappella; la visita magnifica è infatti intervallata dall’ascolto di alcuni classici della polifonia vocale cinquecentesca, e la chiusura porta con sé anche un momento “teatrale” e performativo: i cantanti si presentano come in processione accompagnati dalla luce di flebili candele, coperti dal tipico cappuccio che ha dato il nome all’ordine. In queste vesti, i quattro ottimi interpreti riassumono un ventaglio di esperienze musicali che hanno caratterizzato il XVI secolo, dalla tradizione fiamminga a quella spagnola, dal canto gregoriano monodico alla rivoluzionaria tecnica del Palestrina, che in pieno Rinascimento sviluppò una tecnica e un linguaggio musicale che avrebbero influenzato tutta la musica a venire. Una quantità di stimoli ed esperienze inaudita, proposta con mestiere e passione, da cui oltre i turisti anche i cittadini della città più bella del mondo dovrebbero attingere.

Lo spettacolo è andato in scena:
Santa Maria della Concezione dei Cappuccini – Museo e Cripta dei Frati Cappuccini
Via Veneto, 21 – Roma
mercoledì 5 ottobre, ore 18.00

Roma Opera Omnia presenta
Capuchins Crypt. Sacred Music in the Heart of Rome
brani di Giacomo Carissimi, Cristobal de Morales, Pierluigi da Palestrina, Jakob Arcadelt, Tomas Luis de Victoria, Agostino Agazzari, Pitoni
soprano Paola Alonzi
alto Micaela Parrilla
tenore Giorgio Carducci
basso e direttore Stefano Sabene
per il programma: www.romaoperaomnia.com

 

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