Medievalismi contemporanei

La potenza dei Carmina Burana, dalla celebre composizione musicale di Carl Orff, le coreografie di Mauro Astolfi e della compagnia Spellbound Contemporary Ballet al Teatro Vascello.

La forza comunicativa delle cantate sceniche di Carl Orff, le vibrazioni canore e musicali che sono patrimonio artistico di enorme fama e fascino, travolgono maggiormente con la chiave della danza che a essa si aggiunge. L’odore di pece che sfrega sul pavimento, il classico elemento che raggiunge l’olfatto quando si pensa o si assiste alla danza, è il primo che si coglie, sulla tenda rossa che si apre, con la sala gremita e l’attesa consapevole che il tutto inizierà con le note dell’impetuosa O Fortuna.

Una scenografia semplice, minima, povera, compatta. Un grande tavolo in legno, i tavoli delle taverne, quei grandi tavolacci in legno duro e compatto, corpi che iniziano il movimento in crescendo. Un miscuglio di forme, corpi che si azzuffano, si intrecciano, si lanciano, tremano, con tagli netti e ondeggiamenti sinuosi e sciolti, snodati passi e linee definite, mentre la tecnica , ma anche la spontaneità e la capacità espressiva, si schiudono in slanci ed elasticità.

Gli applausi testimoniano quanto il tutto abbia comunicato. L’apparato musicale è immenso, Carl Orff, l’autore che riprende le cantate medievali dando toni nuovi alla musica classica, è già travolgente di suo. La rappresentazione di tale opera richiede uno studio attento ai particolari di un percorso storico e musicale e la grandezza del lavoro di Astolfi, unita all’impegno e alla bravura dei ballerini, ha saputo rendere omaggio a una potente composizione musicale. Combinazioni omogenee si esprimono in questa danza contemporanea fluida e decisa fatta di sequenze, che riprende motivi, trame non precise, ma veri e propri topoi di quel tempo che fu il medioevo: la taverna, scenette amoreggianti raccontate in ballate e poesie, pudicizie delicate che sono l’apertura ad avidi desideri, le goliardie, l’aurea giullaresca e le poesie burlesche, il sentore di canto carnescialesco.

Il profano in un’epoca sacra per eccellenza, il rigore e lo scandalo di quel secolo timoroso e sfrontato, ossimorico, che erroneamente viene definito come il secolo buio. Il vino, l’amore, il gioco, la cupidigia, la gola, tutto procede come un grande piacere della vita che si manifesta nella sua forma eccessiva, come polemica ironica di quell’altro lato ossessivo e debordante che era la repressione morale.

Il mistero che si cela dietro quell’armadio, simbolo del censurato, del nascosto che poi si svela e mostra l’eccesso; o, più semplicemente, quel desiderio – in qualche modo sovversivo – che nessuna epoca, per quanto repressiva, può annientare. Gioco di luci che accompagna la danza, ne definisce i contorni e determina chiaroscuri importanti, anch’essa è descrizione di un tempo medievale, è quel colore giallo un po’ smorto, ma caldo. La sensazione di un’altra epoca addosso. Aiuta a dipingere questi piccoli affreschi che i danzatori/clerici vaganti eseguono in virtuosismi frenetici, alimentando quel connubio di sacro e profano che si proietta a ogni passo. Il prestigioso e potente corpo di danza rilascia intensa tensione e il successo assicurato per questa eccelsa rivisitazione.

Lo spettacolo è andato in scena
Teatro Vascello

Via Giacinto Carini 78
dal 24 febbraio al 1 marzo

Carmina Burana
Spellbound Contemporary Ballet
direzione artistica Mauro Astolfi
direzione Generale Valentina Marini
coreografia e regia Mauro Astolfi
musiche Carl Off, Antonio Vivaldi I, Ecce Torbit Probitas
disegno luci Marco Policastro
scene Stefano Mazzola
con Sofia Barbiero, Fabio Cavallo, Alessandra Chirulli, Maria Cossu, Giovanni La Rocca, Mario Laterza. Gaia Mattioli, Giuliana Mele, Cosmo Sancilio

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