Il Teatro con la T maiuscola

A Seravezza, Versiliana Upgrade Festival chiude i battenti con uno strepitoso Giovanni Franzoni protagonista delle iperbole linguistiche e visive di Federico Bellini e Antonio Latella.

Pindarico ed eufuistico eppure carnale e pregnante, il testo teatrale Caro George – firmato da Federico Bellini – ha la forza e l’intelligenza di immergerci nell’universo pittorico e sensuale di uno tra i massimi geni della pittura del Novecento, Francis Bacon. Ed è proprio Bacon (impersonato da un Giovanni Franzoni semplicemente perfetto) a raccontarsi – come uomo e come artista – in questo accorato, ultimo dialogo con il suo amante, amico e modello, George Dyer. Sì, abbiamo scritto dialogo (e non monologo) e lo abbiamo fatto di proposito perché tale si rivelerà essere nel finale, mentre la materia sul quale si intesse è talmente spessa da risultare schizofrenica – termine con il quale si autodefinisce lo stesso Bacon – in quanto impregnata sia della sensualità carnale e delle fragilità emotive dell’uomo, sia dei voli intellettualistici e delle piccole vanità dell’artista all’apice del successo.
Un materiale barocco e stratificato che è in grado di far immergere lo spettatore negli abissi di una pena senza possibilità di conforto di fronte alla morte dell’amante, ma anche di dispiegare davanti ai nostri occhi il genio pittorico attraverso una serie di quadri viventi che Giovanni Franzoni impersona, controllando per tutta la durata dello spettacolo ogni gesto, ogni parola – con una tecnica tanto efficace quanto sicura di sé.
E qui bisogna inserire due righe sul talento di Antonio Latella come regista che, utilizzando semplicemente una lampadina, una sedia, un bicchiere e una bottiglia di vino e il corpo dell’attore riesce a trasferire sulla scena l’universo pittorico dell’irlandese.
Spesso, quando il teatro si confronta con un altro mezzo espressivo, ricorre a linguaggi non propri: al video, ad esempio. Latella non ne ha bisogno, anche grazie alla bravura del suo interprete e alla capacità visionaria del testo. Franzoni si siede sotto una lampadina ed è immediatamente riconoscibile l’Autoritratto (dal Trittico del ’73); si alza per spargere vino intorno al proprio spazio vitale, e la mente va a quelle figure geometriche nelle quali Bacon conchiude i suoi personaggi straziati e muti; si contorce nell’agonia prima della morte di George Dyer e rimanda inevitabilmente al Ritratto postumo di George Dyer (sempre nel Trittico del ’73), al pannello centrale di Tre studi per una Crocifissione (del ’62), e ai pannelli laterali di Tre studi di figure su letti del ’72 (e a molti altri). Tableaux vivants in grado di restituirci l’immaginario pittorico di Bacon, ma anche la storia visceralmente tragica di un uomo che perde l’amante e, contemporaneamente, la solitudine dell’amato costretto all’ombra e al silenzio. Privato di un proprio ruolo in una società ancora perbenista e bigotta, spogliato perfino del proprio volto da quel genio pittorico che potrà anche amarlo ma non è capace di vederlo per ciò che è veramente – o di riconoscersi in lui.
Grande teatro perché allo stato puro: mira al cuore e alla mente dello spettatore e fa centro senza sbavature, patetismi o virtuosismi fuori luogo.

Lo spettacolo è andato in scena all’interno di Versiliana Upgrade Festival:
Teatro delle Scuderie Granducali
Seravezza
sabato 25 luglio, ore 21.30

Stabilemobile
Compagnia Antonio Latella presenta:
Caro George
di Federico Bellini
regia Antonio Latella
con Giovanni Franzoni

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