I dialoghi del cuscino

Con questo articolo dedicato agli ultimi due lavori di Carrozzeria Orfeo, Thanks For Vaselina e Animali da bar, si inaugurano I racconti del cuscino, un nuovo spazio critico su Teatro.Persinsala.it, che vuole essere occasione di dialogo e confronto con le Compagnie, i drammaturghi e gli interpreti. Oltre che uno strumento aggiuntivo per gli spettatori per capire cosa si nasconde dietro a uno spettacolo teatrale, quale il lavoro e quanti i mezzi e le professionalità impegnati nel realizzarlo.

Penultimo spettacolo dell’eccellente stagione teatrale di Fuori Luogo, Thanks For Vaselina di Carrozzeria Orfeo conquista pubblico e critica. Ma dove sta andando la ricerca teatrale di questa originale Compagnia under 35?

Nel 2007, Gabriele di Luca e Massimiliano Setti, giovani attori freschi di diploma dell’Accademia di Arte Drammatica Nico Pepe di Udine, fondano con Luisa Supino Carrozzeria Orfeo, compagnia nella quale lavorano come autori, registi, attori e per la quale realizzano anche le musiche originali. Fin dal loro primo spettacolo, Nuvole Barocche (2007), ricevono una serie di meritati riconoscimenti, tanto da ottenere nel 2013 – proprio con Thanks For Vaselina – il grande successo di pubblico e critica. A due anni di distanza arriva Animali da bar, che suscita – al contrario – diversi dubbi.

Posto l’importante ruolo e la difficoltà del lavoro che Carrozzeria Orfeo e Gabriele di Luca (in quanto drammaturgo) hanno intrapreso; e posto che la creazione artistica (perseguita con onestà e buona fede) è sempre frutto di una sofferta e faticosa ricerca personale che merita prima di tutto rispetto; la presente recensione vuole essere un approfondimento dovuto al lavoro di una Compagnia – che ha seguito con perseveranza il proprio cammino – e non un arbitrario tiro al bersaglio. Ma dopo un crescendo che ha portato alla messinscena di un gioiello come Thanks For Vaselina, sembra lecito fermarsi e domandarsi se, a distanza di tre anni, sia cambiato qualcosa in quel meccanismo perfettamente oliato.

Ci proponiamo, appoggiandoci all’analisi dei diversi aspetti che costituiscono uno spettacolo (in questo caso si tratta fondamentalmente di drammaturgia, costruzione dei personaggi, tematiche, linguaggi ed elementi della messinscena), di individuare e isolare alcune delle differenze fra i due lavori, Thanks For Vaselina e Animali da bar, nel tentativo di indagare come mai la loro visione abbia avuto esiti così diversi. Le sensazioni provate in occasione dei due spettacoli sono state infatti diametralmente opposte: Thanks For Vaselina colpisce come un piccolo capolavoro che arriva forte e con un potere quasi catartico; mentre Animali da bar sommerge con tutta la sua traboccante violenza lasciando più di una perplessità.

Due sembrano gli aspetti chiave che differenziano nel profondo i lavori, determinando di conseguenza il resto: situazione e ambiente, da un lato, e i rapporti che intercorrono fra i personaggi, dall’altro. La trama di Thanks For Vaselina è assurdamente paradossale: il tentativo di un gruppo di ragazzi di esportare marijuana in Messico, per sostenere i fratelli messicani – vittime delle violenze imperialiste degli statunitensi. Questa la cornice che dà motivazioni e obiettivi ai protagonisti, ma che resta sullo sfondo rispetto a tematiche e rapporti più urgenti, che si scatenano e si evolvono. L’ambiente è infatti domestico, e la vicenda si svolge in un modesto appartamento. In Animali da bar, come da titolo, lo spazio in cui si svolge il dramma è un locale pubblico (dove il bancone è vero elemento qualificante e scenograficamente portante), mentre i personaggi sono dei semplici avventori e la situazione raccontata appare, di primo acchito, perfettamente normale.

Seguendo nella disamina, in Thanks For Vaselina i vari caratteri sono legati fra loro da legami che potremmo definire forti: al centro Fil, che si relaziona con la madre Lucia, il padre – la trans Annalisa – l’amico Charlie e Wanda, una sconosciuta con la quale entra in contatto per caso. I rapporti sono, quindi, necessari e anche dolorosi, in quanto familiari e di amicizia. In Animali da bar, al contrario, si muovono dei perfetti sconosciuti, il cui unico legame (esclusa la non-coppia di Mirka e Colpo di frusta, uniti dal bambino in arrivo) è quello evenemenziale, casuale, il fatto di incontrarsi in un bar. Mirka lo gestisce, l’imprenditore ne è praticamente il padrone, ma non c’è nessuna ragione necessaria per cui questi personaggi dovrebbero rimanere insieme in quel luogo (perché, infatti, decidere di restare in mezzo allo sfascio umano e morale descritto?).

Anche la costruzione e la caratterizzazione dei personaggi sembra molto diversa. In Thanks For Vaselina, pur muovendosi all’interno di una cornice volutamente demenziale, i caratteri descritti sono realistici. Come ritratti dal vero: senza descrizioni o interpretazioni apposte, si leggono attraverso le loro azioni e il loro interagire (altra caratteristica propria di questo lavoro teatrale). Non vi sono facili psicologismi, si dà voce alla complessità. All’interno della struttura offerta dalla situazione, e grazie alle tensioni delle dinamiche tra i personaggi, si pone l’accento sull’interagire. Le decisioni che prendono i personaggi ne tratteggiano il carattere e portano avanti una trama che, dal demenzial-pop made in Usa si trasforma, pian piano, in un quadro ferocemente realistico e tutto italiano.

In Animali da bar, al contrario, l’azione latita. Ci sono fondamentalmente scambi verbali fra persone che non hanno ragione di stare insieme e di parlarsi se non per la casualità di trovarsi tutti nello stesso posto, nello stesso momento. Si ha inoltre la sensazione che i personaggi, anziché ritratti dal vero, siano costruiti ad hoc secondo schemi di alternanza dei contrari, definiti in modo schematico e tutto sommato superficiale o macchiettistico. Ogni carattere indossa una maschera e recita un ruolo che appare preordinato e prevedibile fin dalla prima battuta.

I personaggi di Thanks For Vaselina cercano di dare un senso al loro esistere ed esprimono (anche violentemente) le loro ragioni, laddove le ragioni di tutti hanno pari dignità (si prenda in considerazione il litigio fra Fil e Lucia, che tocca un’intensità drammatica notevole, con aspetti catartici); mentre i conflitti stessi non vengono pacificati, o semplificati, piuttosto si affievoliscono davanti alle necessità della vita e di restare insieme (come accade spesso nelle famiglie reali). In ogni carattere, però, si ha un’evoluzione, e ciò che provano nasce da un grumo complesso, sfaccettato, da sentimenti e bisogni condivisibili o, almeno, comprensibili. La rabbia di Fil potrebbe essere antesignana a quella di Swaroski, se non fosse che in Fil trovano spazio anche compassione e tenerezza, e tutta la rabbia si risolve spesso in un motto ironico o autoironico; laddove in Swaroski non c’è altro che rabbia, spesso immotivata, contro i suoi stessi personaggi, inventati per chissà quale ragione, che rimane costante e monotematica dall’inizio alla fine, aggravata da una sentenziosità e un fare sufficiente che decisamente non erano nelle corde di Bukowski – lo scrittore al quale dovrebbe rifarsi. La rabbia di Swaroski nei confronti degli altri avventori non ha senso, è solo vomitata su di loro perché si trovano a tiro. Egli è il dio-autore (come chiarisce alla fine), che si presenta con la sicurezza di chi ha capito tutto e lo spiega agli altri – ma se si hanno tali certezze, si sale sul pulpito e non sulle tavole di un palcoscenico (come hanno osservato anche altri colleghi critici). Tutto quanto detto finora chiarisce come si percepisca un tono piuttosto moraleggiante durante l’intero spettacolo (oltre che nella lunga, per alcuni interminabile, tirata finale).

I personaggi di Thanks For Vaselina risultano, al contrario, complessi e credibili; e attraverso loro si dà voce alle contraddizioni tutte umane che sperimentiamo ogni giorno, mentre si esplora la complessità delle vicende che quotidianamente possono affliggerci.
Ne emerge, quindi, una sorta di inversione rispetto a situazioni e resa dei personaggi: di fronte a una trama volutamente assurda i personaggi risultano assolutamente veritieri (Thanks For Vaselina); mentre in una situazione simil-realistica, scadono in macchiette o tipizzazioni (Animali da bar).

L’interpretazione degli attori segue la strada tracciata dalla costruzione stessa dei personaggi: più naturale, variegata e ricca di sfumature in Thanks For Vaselina; stereotipata, prevedibile e monodirezionale in Animali da bar. Mentre il linguaggio, sempre sopra le righe, nel primo è comunque condito da una buona dose di ironia, le battute risultano spontanee, lo scorrere dei pensieri conseguente. La scurrilità del secondo, al contrario, appare spesso immotivata ed esageratamente violenta; non è mai controbilanciata da aperture di senso; e la sua volgarità gratuita ha, sull’altro piatto della bilancia e paradossalmente, momenti di una forbitezza fastidiosa (come nell’epilogo) o vaneggiamenti poetici che, in un bar, appaiono del tutto fuori luogo e poco credibili.

Nei due spettacoli i temi trattati sono fondamentalmente gli stessi: solitudine e sofferenza. Ma in Thanks For Vaselina troviamo anche la necessità di stare insieme e volersi bene. Mentre in Animali da bar sembriamo essere oltre. Ancora una volta, la mancanza di legami forti e/o autentici sembra fare la differenza. Così come l’assenza di profondità, di dolore vero, e non ricalcato su modelli televisivi o cinematografici, trasforma le spiegazioni in tirate o frasi fatte. Ciò potrebbe rendere il mondo ritratto in Animali da bar come il luogo di un’estrema solitudine, il confine ultimo dell’umanità, rifugio o discarica di chi non ha più nulla (neanche una famiglia – per quanto disastrata – cui fare riferimento). Un posto cui si è vincolati da una strana necessità (fosse anche quella di odiarsi), un luogo di sentimenti e passioni intense. Ma la non necessità di stare insieme e subire quella violenza, unita alla mancanza di compartecipazione e affetto verso i personaggi creati, portano a un crollo della forza drammatica intrinseca a ciò che si rappresenta, rendendo gratuita la stessa violenza verbale e di situazioni che caratterizza lo spettacolo.

La mancanza di azione, infine, costringe i personaggi di Animali da bar a evolvere attraverso un epilogo raccontato (di per sé scelta drammaturgica per nulla teatrale). L’ultima tirata moraleggiante di Swaroski (più da libro dell’Ottocento che da palco del XXI secolo), unita a una costruzione dei personaggi – banalizzati nel loro schematismo manicheo e scontati quasi fossero tipi da serial – impediscono, in definitiva, proprio la resa del bar come ultima fermata del degrado dell’umanità. Quel gradino prima dell’inferno in cui Bukowski, con mano tragicamente pietosa, sapeva far scivolare prima di tutto se stesso. Ma per farlo, bisogna conoscere la materia per averla davvero vissuta fin nelle pieghe dell’anima, essersi scorticati le viscere con l’alcool, e soprattutto amare i propri personaggi – quei mosconi da bar che annegano in un bicchiere vuoto, con la cruda luce dell’alba.

(approfondimento scritto con la collaborazione di Simona Maria Frigerio)

Lo spettacolo è andato in scena all’interno di Fuori Luogo La Spezia:
Centro giovanile Dialma Ruggiero

via Monteverdi 117, La Spezia (SP)
venerdì 12 e sabato 13 febbraio, ore 21.15

Thanks For Vaselina
drammaturgia Gabriele Di Luca
regia Gabriele Di Luca, Massimiliano Setti e Alessandro Tedeschi
interpreti Gabriele Di Luca (Fil), Massimiliano Setti (Charlie), Beatrice Schiros (Lucia), Ciro Masella (Annalisa), Francesca Turrini (Wanda)
musiche originali Massimiliano Setti
luci Diego Sacchi
costumi e scene Nicole Marsano e Giovanna Ferrara
disegni e locandina Giacomo Trivellini
organizzazione Luisa Supino
coprodotto da Carrozzeria Orfeo e Fondazione Pontedera Teatro
in collaborazione con La Corte Ospitale, Festival Internazionale Castel dei Mondi di Andria

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Era

Parco Jerzy Grotowski – Pontedera (Pisa)
dal 3 all’8 novembre 2015

Animali da bar
uno spettacolo di Carrozzeria Orfeo
drammaturgia Gabriele Di Luca
regia Alessandro Tedeschi, Gabriele Di Luca, Massimiliano Setti
con Beatrice Schiros, Gabriele Di Luca, Massimiliano Setti, Pier Luigi Pasino, Paolo Li Volsi
voce fuori campo Alessandro Haber
musiche originali Massimiliano Setti
progettazione scene Maria Spazzi
assistente scenografo Aurelio Colombo
realizzazione scene Scenografie Barbaro srl
costumi Erika Carretta
luci Giovanni Berti
allestimento Leonardo Bonechi
illustrazione Federico Bassi
grafica Giacomo Trivellini
foto di scena Laila Pozzo
organizzazione Luisa Supino
produzione Fondazione Teatro della Toscana
in collaborazione con Festival Internazione di Andria, Castel dei Mondi

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