Una Nora marionetta

Al Teatro Manzoni di Pistoia arriva in prima nazionale una nuova Nora, la protagonista di una delle prime opere teatrali che mettono in risalto il difficile ruolo della donna nella società borghese, Casa di bambola – con l’adattamento e la regia di Roberto Valerio.

Dramma, originariamente diviso in tre atti, che mette al centro il ruolo di Nora, una giovane moglie borghese innamoratissima del marito – avvocato. La donna venera il marito al punto da lasciarsi trattare come una bambina, nonostante lei stessa sia già madre. Lo venera a tal punto da cercare di essere esattamente come lui la vorrebbe, una dolce creatura ingenua e fragile – e anche un po’ stupida, bisognosa della guida del suo amato “signore”. La realtà è diversa: la donna ha un peso sul cuore. Per amore di lui, ha firmato una cambiale a nome del proprio padre già defunto. Al momento della rivelazione di questa realtà, Torvald Helmer, anziché difendere la moglie, si preoccupa esclusivamente del proprio buon nome. Ed è a questo punto che Nora esce bruscamente dall’incantesimo in cui viveva, e capisce che la loro vita matrimoniale è un’imposizione sociale del tutto artificiosa, priva di sentimenti.
L’autore, il norvegese Henrik Ibsen, attraverso i suoi drammi smonta la società tipicamente borghese di fine Ottocento, spesso fondata sulle apparenze e intrisa di ipocrisie. Difatti proprio con questo dramma, con il suo finale aperto a un nuovi sviluppi attraverso il distacco di Nora dalla famiglia, Ibsen mostra di volersi allontanare da quella società costrittiva, in cui era costretto a vivere lui stesso.
E anche per questo i suoi drammi risultano rivoluzionari, con storie e personaggi sempre freschi, attuali anche a distanza di un secolo dal loro concepimento. L’obiettivo è di indurre lo spettatore a mettere la propria personalità e la propria coscienza a confronto con la società che lo circonda per riconoscersi o meno in questa. Efficace e funzionale al conseguimento di tale obiettivo è anche il modo di scrivere i suoi drammi, sottile e attento a ben definire i personaggi sia attraverso le poche didascalie sia, principalmente, con battute chiare e inequivocabili. Questo il contenuto e le caratteristiche del testo originale.
Roberto Valerio vi si attiene nella sostanza ma con qualche modifica significativa. I tre atti sono ridotti a uno e il finale viene parzialmente modificato. Nora se ne va di casa, ma ritorna con un’aria di sconfitta. Perché? Il mondo fuori è troppo duro per una che vive di sentimenti puri come lei? O è lei che non riesce a trovare la sua dimensione al di fuori della casa e del ruolo imposto?
All’apertura di sipario si entra in una casa dove esterno e interno si confondono, volutamente, con un varco tra le due pareti dell’appartamento (mentre una di queste è obliqua). Gli spazi sono chiari e allo stesso tempo confusi, come in una scena onirica. E tutto il dramma viene rappresentato come un sogno, anzi un incubo, di Nora (e tale è anche per noi spettatori, soprattutto se donne).
Ogni personaggio è ben distinto e riconoscibile. Ma se i minori sono rappresentati in modo realistico o quasi, i due protagonisti, cioè coloro che fanno parte di questo mostruoso incubo, Nora e Torvald, sono al contrario caricati all’eccesso. A raccontare l’incubo basterebbero le nude battute, ma il regista spinge in senso espressionistico trasformando Nora e il marito in due caricature. Nora soprattutto tramite i movimenti: sale e scende da una scala, corre a destra e a sinistra del palco, come una farfalla in un barattolo di vetro. L’avvocato Helmer si esprime attraverso una gestualità convulsa, alla quale si aggiunge una voce eccessivamente impostata e forzata; un espediente che, soprattutto quando si prolunga, come in questo caso, non può non stancare. Forzatura espressionistica particolarmente evidente quando la prova del ballo finisce col trasformarsi in un teatrino in cui Nora diventa la marionetta, e Helmer il burattinaio; scelta scenica senz’altro d’effetto (e infatti il pubblico ha entusiasticamente applaudito), ma francamente fuori posto dato che la prova del ballo non è che una scusa inventata consapevolmente da Nora per distrarre il marito.
In sintesi, l’interpretazione di fondo è senz’altro interessante, ma nel caso dei protagonisti, il regista si è lasciato prendere la mano, appesantendo in senso espressionistico la messa in scena di un testo già di per sé molto espressivo e coinvolgente, rischiando così di distrarre lo spettatore dai molti punti interrogativi che lo spettacolo non manca di suscitare.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Manzoni
corso Gramsci 127, Pistoia
da venerdì 4 a domenica 6 marzo

Casa di Bambola
di Henrik Ibsen
adattamento e regia Roberto Valerio
con Valentina Sperlì, Massimo Grigò, Carlotta Viscovo, Danilo Negrelli, Roberto Valerio e Debora Pino
scena Giorgio Gori
costumi Lucia Mariani
luci Emiliano Pona
prodotto da Associazione Teatrale Pistoiese Centro di Produzione Teatrale

1 commento

  1. Pièce teatrale vista a Ferrara. Casa di bambola è uno dei miei testi preferiti e questa compagnia mi ha tolto il piacere della rappresentazione. Concordo con tutte le critiche mosse in questa recensione. Si salva la scenografia e l idea di Nora marionetta .il resto è pesante. Una farsa. Helmer sembra un personaggio di Zelig e Nora non ha nulla del fascino che dovrebbe avere.Anzi. È stato mortificante assistere a tutto ciò. Sembrava uno spettacolo di paese. Anche se la scenografia lo ha in parte mitigato.

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