«Tu mi fai girar, come fossi…»

Al Teatro Comunale di Ferrara Roberto Valerio porta in scena il dramma ibseniano della ricerca di sé e dell’autodeterminazione, raccontandoci l’attualità di un grande classico.

Casa di bambola, rappresentato per la prima volta nel 1879, suscitò notevole scalpore nel pubblico borghese dell’epoca, indignato per la profanazione dei sacri valori della famiglia, mentre Nora veniva al contempo salutata come una proto-eroina dell’emancipazione femminile dalla nascente corrente del femminismo.
Ibsen prese tuttavia le distanze da questa interpretazione dell’opera dichiarando: «devo rinunciare all’onore di aver agito volontariamente per il problema della causa della donna. Io, a dir il vero, non so neanche proprio chiaramente cosa sia la causa della donna. A me essa è sembrata sempre come una causa dell’essere umano».
L’interpretazione dell’opera come un manifesto femminista ante litteram si è tuttavia da allora affermata prepotentemente e solo analisi più recenti hanno insistito sul significato più ampio del testo, ovvero il tema del conflitto tra individuo e società, tra la libertà personale e le rigide convenzioni borghesi.

Roberto Valerio ci presenta una rilettura del dramma ibseniano in quest’ottica più ampia, portando in scena non tanto l’eroina femminista in lotta per la propria emancipazione, quanto il percorso evolutivo dell’individuo, dall’acritica e sottomessa accettazione degli obblighi sociali alla ricerca della propria identità.
Vengono infatti calcate le figure dei due personaggi principali, sia negli aspetti positivi che nelle – numerosissime – sfaccettature negative. Tramite la complessità e le contraddizioni dei protagonisti, Ibsen – e Valerio con lui – vuole porre l’accento sulle contraddizioni e sull’ipocrisia della società in cui questi sono inseriti, e che inevitabilmente si riflettono sull’individuo.
Il testo snellito e riadattato si concentra in dialoghi essenziali e diretti, spogliati da fronzoli ottocenteschi, permettendo di colpire in modo più immediato lo spettatore.
I personaggi si muovono in un ambiente asettico, quasi spoglio, contemporaneamente interno ed esterno, a rappresentare la sterilità e la freddezza delle loro vite e il continuo conflitto tra dentro e fuori, tra individualità e società. Il dramma si svolge in uno spazio onirico, oscillante tra il sogno e la realtà, tra la verità e la menzogna.
La scena domestica che apre lo spettacolo ha una nota fastidiosamente stucchevole che permane fino alla conclusione. Simbolo di questa forzata e ostentata amorevolezza nel rapporto subalterno tra marito e moglie sono gli appellativi con cui Torvald si rivolge incessantemente a Nora: «uccellino», «scoiattolino» e «bimba» si ripetono nel corso della narrazione fino ad un’esasperante climax nella scena finale.
L’apice della raffigurazione della donna-bambola, ovvero dell’individuo-fantoccio, è la scena inserita da Valerio in cui Nora – dapprima seduta sulle ginocchia del marito a modo di pupazzo in braccio al suo burattinaio – inizia un grottesco balletto che porta all’estremo la depersonalizzazione dell’individuo manovrato da schemi esterni e rigidamente definiti.

Se il finale è già indefinito nell’opera originale (non sappiamo cosa sarà di Nora, non sappiamo se riuscirà a trovare sé stessa o tornerà al focolare domestico), è qui reso ancora più ambiguo: nella continua alternanza tra sogno e veglia non ci è dato neppure sapere se Nora varcherà la soglia verso il mondo esterno. Il sipario cala su una donna ancora dilaniata dal conflitto tra sé e il mondo, invece che sul dolore del marito abbandonato: un’altra volta Valerio ci rimanda ad un significato più profondo e aggiunge interrogativi ai quali dovremo cercare noi una risposta.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Comunale Claudio Abbado

Corso Martiri della Libertà, 5 – Ferrara
mercoledì 11 gennaio e giovedì 12 gennaio ore 21

Casa di bambola
di Henrik Ibsen
con Valentina Sperlì, Roberto Valerio, Carlotta Viscovo, Massimo Grigò, Michele Nani, Debora Pino
adattamento e regia Roberto Valerio
scena Giorgio Gori
costumi Lucia Mariani
luci Emiliano Pona
produzione Associazione Teatrale Pistoiese Centro di Produzione Teatrale
con il sostegno di Regione Toscana, Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo
durata 120 minuti senza intervallo

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