Lui e il caos

Al Teatro Abarico una versione sui generis di un testo del drammaturgo russo, del quale resta ben poca cosa in un vortice delirante e animalesco.

L’anniversario, farsa in atto unico del 1891, è un’opera poco conosciuta e celebrata del grande drammaturgo russo. Come è noto, Cechov viene considerato uno dei padri del modernismo teatrale, soprattutto nella prospettiva del realismo psicologico e sociale. I suoi capolavori sono le analisi più efficaci di un mondo progressivamente in decadenza, che svanisce tra gli scalpori di una nuova epoca, e la sua opera non si serve di fronzoli e fantasticherie per porsi allo spettatore come una spietata e sincera diagnosi dell’essere umano.

Il realismo checoviano, al quale – come a quello ibseiano – basta il reale per produrre poesia e sviluppare il pensiero, resta spesso sulla linea sottile che separa la grandissima arte dal tedio, perché nel suo teatro il dramma non è azione, ma parola.
Se prendiamo in considerazione quanto detto (seppur approssimativamente) in queste righe, possiamo comprendere la scelta a suo modo paradossale fatta dall’Istituto Teatrale Europeo di portare in scena uno spettacolo più che stravagante, imprevedibile e per molti versi assurdo. Si tratta di Cechov più o meno, opera realizzata a partire da un’idea di Antonella Bruno, per 3 giorni al Teatro Abarico del quartiere San Lorenzo di Roma.

L’anniversario di Cechov, nella sperimentazione delirante dello spettacolo, diventa un mero pretesto, un trampolino di lancio per ribaltare lo spirito e il senso del teatro cechoviano: l’ironia sofisticata e contenuta dello scrittore russo esplodono invadendo gli spazi e, da un dramma realista, ne scaturisce una grottesca parada di maschere, ben più vicina e assimilabile alla Commedia dell’arte e alle recite che popolano le piazze della provincia italiana durante le sagre.

Il titolo non tradisce: Cechov più o meno, forse più meno che più, dal momento che dell’originale non resta praticamente nulla. O meglio, un’operazione del genere avrebbe assunto più significato se svolta partendo da un grande classico, di modo che il confronto tra la versione originale del testo e il suo completo stravolgimento potesse avvenire in maniera più chiara. Questo perché il testo è completamente assente, ciò che accade sul palco è un caos animalesco, urlato, dove i profili dei personaggi sono quanto di più vicino alla stereotipizzazione, appunto, del Bagaglino; che Cechov avesse bisogno di tale stupro, sorge un certo dubbio. L’operazione si spiega meglio se si considera la sensibilità che il Teatro Abarico ha sempre attribuito alla dimensione pedagogica e all’interesse rivolto ai bambini, e perciò far diventare un’opera di Cechov un delirio sgangherato, senza capo né coda, può venire interpretato come una sorta di grande divertissement per bambini, come quando in televisione i comici fanno versacci e ripetono sempre le stesse battute, facendo ridere (purtroppo) anche gli adulti.

Certo, i momenti di coinvolgimento del pubblico strappano qualche sorriso, ma se voleva essere anche una nobile operazione di rilettura e reinterpretazione espressiva di un testo di fine Ottocento, Cechov più o meno non coglie il bersaglio, perdendosi nel vortice assurdo che sarebbe risultato fastidioso anche a Pulcinella e ad Arlecchino, figuriamoci a Goldoni stesso. Non è questa la strada da seguire nell’ambito della contaminazione dei generi; non è questa la strada per portare i giovanissimi a teatro, non è questa neppure la strada per far tornare Cechov di interesse al grande pubblico; non è questa la strada per svecchiare il teatro insomma, e gli sforzi delle quattro istrioniche e bravissime attrici si infrange nella più completa insensatezza. Un’insensatezza che non si carica di alcun valore di verità, che non parla di niente: non è teatro dell’assurdo, ma solo un ammasso di gesti e movimenti scollegati, urla e battute fini a se stesse che restano nel caos.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Abarico
Via dei Sabelli, 116 – Roma
23, 24 gennaio, ore 21.00 – 25 gennaio, ore 19.00

Istituto Teatrale Europeo presenta
Cechov più o meno
liberamente tratto da L’anniversario di Anton Cechov
da un’idea di Antonella Bruno
supervisione artistica Umberto Bianchi
con Arianna Arista, Deborah Perrotta, Valentina Tramontana, Maria Carmela Zaccagnino

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