Laggiù vicino alle concerie in riva al fiume

piccolo-teatro-milanoLuca Ronconi mette in scena la Celestina di Fernando de Rojas al Piccolo Teatro Strehler di Milano.

Luca Ronconi ritorna alla sua passione per gli spettacoli impossibili e rispolvera un testo monstrum della letteratura spagnola: La Celestina di Fernando de Rojas si presenta come un sterminato romanzo dialogato ed è stato pubblicato in una prima redazione in 16 atti nel 1499 e poi in 21 atti nel 1502. Racconta come il giovane Calisto riesca a far sua la ritrosa vergine Melibea, grazie agli intrighi di una vecchia mezzana di nome Celestina (in passato prostituta, ora anche mammana e fattucchiera), uno dei personaggi più vivi della letteratura spagnola. Ma, raggiunto l’oggetto del desiderio (senza averne, tra l’altro, ricavato vero piacere), la situazione precipita: Celestina, i servi, Calisto e la stessa Melibea muoiono con una progressione inesorabile che sembra anticipare il teatro elisabettiano.

La Celestina, pur essendo stata scritta in pieno Rinascimento, per la sua natura ancipite tra commedia e tragedia, come per le sue dimensioni debordanti si proietta inconsapevolmente verso Cervantes, Shakespeare e il teatro Barocco. E Ronconi la inserisce nella propria biografia culturale, legandola fittamente al Candelaio di Giordano Bruno. Di quel bellissimo spettacolo del 2001 riprende, amplificandolo, l’assetto scenico (qui affidato a Marco Rossi): tutto lo spazio teatrale è un accumulo di vecchie porte che formano un piano pericolosamente inclinato (come nel Panico), dove si aprono di continuo botole o dal quale emergono personaggi, letti, scale. Nel corso dello spettacolo le porte si moltiplicano, affiorando talvolta dalle connessure del palco come lame affilate che ostacolano gli spostamenti degli attori. La metafora della porta comunica allo spettatore l’idea di un percorso labirintico, disseminato di ostacoli e, nel momento stesso in cui delimita spazi diversi, suggerisce il passaggio ad un altro tempo, forse ad un altro significato…

Stranamente Ronconi non costruisce un nuovo progetto drammaturgico (la Celestina di Rojas, lo ripetiamo, è irrappresentabile integralmente), ma si serve della traduzione in francese e della riduzione di Michel Garneau per Robert Lepage (che è stata rappresentata proprio allo Strehler nel 2006 con una straordinaria Nuria Espert). Di conseguenza lo spettacolo che vediamo è la traduzione in italiano di un testo francese che a sua volta adattava e traduceva quello in castigliano. Un’operazione che sembra in sé discutibile, se non fosse che l’adattamento del poeta canadese ha un suo fascino maledetto, sottolineato anche dal nuovo titolo: Celestina, laggiù vicino alle concerie in riva al fiume. Garneau è incuriosito dai bassifondi in cui si svolge la storia, dai tipi loschi che li abitano, dalle transazioni economiche che intrecciano. Collocando poi la scena finale del testo di Rojas (il lamento del padre sul cadavere di Melibea) all’inizio (tutto lo spettacolo è un lungo flashback), il drammaturgo illumina la storia con una obliqua luce funerea.

E così, come sempre accade negli spettacoli di Luca Ronconi, lo spettatore ha la sensazione che tutto quello che accade in scena in qualche modo sia una riflessione sulla contemporaneità. La Celestina rappresenta un mondo in sfacelo, dove la corruzione si annida in ogni luogo, la sessualità si spoglia di affettività, i vecchi divorano per il loro utile il futuro dei giovani, i giovani con determinazione costruiscono la loro morte.

Quel che c’è di straordinario nello spettacolo è la creatività con cui alcune figure proprie del teatro classico sono rinnovate dal regista e dai suoi attori: Maria Paiato è una Celestina di forte fisicità, spostata su un versante espressionista; Paolo Pierobon è un viscido innamorato; Lucrezia Guidone non attinge al solito repertorio retorico dell’innamorata, ma costruisce un personaggio tragico che va incontro alla morte con una forza inusitata; Fabrizio Falco conferisce un che di autenticamente picaresco al servo Parmeno; Riccado Bini con Sosia aggiunge una nuova caratterizzazione alla sua galleria di stravaganti, Lucia Lavia interpreta il ruolo della prostituta Areusa con teso nervosismo, tanto che il suo personaggio acquista particolare importanza e la sua avventura con Parmeno diventa una storia parallela a quella di Calisto e Melibea.

Lo spettacolo, ricco di suggestioni pittoriche, alla fine lascia la sensazione, che questa sgangherata società cinquecentesca, così simile alla nostra, anticipi in qualche modo misterioso il nuovo spettacolo che Ronconi prepara con i suoi attori: in filigrana appare Petrolio di Pier Paolo Pasolini.

Lo spettacolo continua:
Piccolo Teatro Strehler

fino al 1° marzo 2014
martedì e sabato, 19.30; mercoledì, giovedì e venerdì 20.30;

Celestina
laggiù vicino alle concerie in riva al fiume
di Michel Garneau
da La Celestina di Fernando de Rojas
traduzione Davide Verga
regia Luca Ronconi
scene Marco Rossi
costumi Gianluca Sbicca
luci A.J. Weissbard
suono Hubert Westkemper
melodie Peppe Servillo e Flavio D’Ancona
trucco e acconciature Aldo Signoretti
con (in ordine di apparizione) Giovanni Crippa, Paolo Pierobon, Lucrezia Guidone, Fausto Russo Alesi, Maria Paiato, Licia Lanera, Fabrizio Falco, Lucia Marinsalta, Bruna Rossi, Lucia Lavia, Gabriele Falsetta, Riccardo Bini, Pierluigi Corallo, Angelo De Maco
Produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa

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