(Non) Fermatemi adesso…

Storie di crisi quotidiana, eppure estrema, torneranno in scena nella stagione del  Teatro Abārico con un trio paradossalmente divertente.

È una domenica uggiosa a Roma, di quelle che in periodi di crisi appaiono ancora più grigie. Centro di gravità permanente è il titolo di uno spettacolo in programma per il tardo pomeriggio al Teatro Abārico, nel quartiere San Lorenzo. Scoraggiata dal maltempo, per le strade poca gente, che si sfiora a malapena guardando per terra. Negli autobus più lenti e meno carichi di fine settimana, alcuni passeggeri fino ad allora sconosciuti, discorrono tra loro sul lavoro che scarseggia. Nel piccolo atrio del laboratorio teatrale, quasi origliando per spezzare l’attesa, si percepisce che l’argomento tra gli spettatori continua a essere lo stesso. E oltre la tenda, nello spazio della finzione, per un’oretta ancora, non si può che trattare della crisi.
Crêuza de mä, celebre canzone di Fabrizio De Andrè dedicata ai marinai genovesi, scema piano introducendo il pubblico al tema della vita come un peschereccio in balia dei flutti, da cui tre diverse personalità vorrebbero saltare giù. Dapprima un padre di famiglia, dall’accento marcatamente del sud, elegante in giacca e cravatta ma dal volto triste come uno dei tanti passanti incrociati arrivando; poi un ragazzo sui venticinque, dall’espressione simpatica, plurititolato come tanti e da troppo precario; e infine una giovane donna, sarda, apparentemente spensierata e palesemente incinta.
Volti mai incrociatisi fino a quel momento, si ritrovano disperati sopra un tetto, con gli stessi mille dubbi, trascinati lì da un lavoro che non c’è, da una vita che non lascia intravedere sereno. Eppure, nonostante la premessa, lo spettacolo non inquieta né spaventa, bensì fa ridere, e più volte.
Così i bravi Umberto Bianchi, Bernardino de Bernardis e Giulia Caddeo, sul testo delicato di Daniela Dellavalle e con la regia di Mariagiovanna Rosati Hansen, vestono i panni di personalità fragili, di vittime dell’oggi. Vorticosamente si agitano su quel terrazzo, si rincorrono, si interrogano, si raccontano, si comprendono, fino a sentirsi forse un po’ meno soli. Alzando le mani al cielo, raggomitolandosi o ridendo istericamente, danno sfogo a tutta la loro rabbia. Essi risultano, in fondo, tanto più docili con gli altri, quanto più severi con sé stessi.
Tutti stanno cercando un centro di gravità che li faccia cambiare idea, che possa attaccarli alla vita. Forse avrebbero meritato di incontrare qualcuno capace di fermarli, di spronarli a vedere quanto il mondo sia, nonostante tutto meraviglioso.
E infatti dopo l’inverno di ieri, oggi nella capitale è quasi primavera.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Abārico

Via dei Sabelli, 116- Roma
20-21-22 febbraio, ore 20.30 (domenica ore 18.30)

Centro di gravità permanente
di Daniela Dellavalle
regia di Mariagiovanna Rosati Hansen
con Umberto Bianchi, Bernardino de Bernardis e Giulia Caddeo
presentato da Istituto Teatrale Europeo

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