Indagine sociologicamente teatrale

Quattro spettacoli che vogliono approfondire la natura umana, la storia e i costumi di una società tutta italiana, in scena al Roma Fringe Festival.

Posto d’onore a Chatters della Compagnia Habitas, fondata nel 2015 da Nicolò Matkovich e Livia Antonelli. Nata da poco più di un anno ma con parecchi lavori alle spalle, la Compagnia propone di «abitare gli spazi teatrali» reali o metaforici, creando una possibilità di incontro, scambio e dialogo e rivolgendosi a tutti i teatranti, artisti e tecnici per un teatro tradizionale che allo stesso tempo esplori i linguaggi e le tematiche attuali.
Chatters ci parla proprio con un linguaggio contemporaneo, prendendo spunto dalla demenzialità dei talk show televisivi e distaccandosene con un’ironia amara e sarcastica: una presentatrice pettegola e frustrata interroga tre giovani sul suicidio dell’amico Andrea, rappresentato in maniera figurata da un violino suonato da un personaggio fantoccio. Sembra infatti che la notte del suicidio i quattro amici avessero programmato un flash-mob del suicidio, concluso però solo da Andrea.

Dall’essere una ricerca in stile Chi l’ha visto sulla morte di Andrea, ben presto, la trasmissione diventa una carneficina tra i partecipanti, un gioco al massacro di chiacchere, un modo per insultare e fare uscire fuori rancori e rimorsi, intenzioni non rilevate e ricordi. In un excursus di litanie e accuse tra un padre e una madre egocentrici che si rinfacciano a vicenda la morte del figlio la presentatrice stuzzica i partecipanti che arrivano alla rissa più di una volta.
Ogni tanto sentiamo un acuto, una nota – proprio come il violino nel Gabbiano di Anton Checov, che si conclude con il suicidio del protagonista – ma nessuno lo ascolta, tutti si accusano per sentirsi a posto con la coscienza in uno scenario di follia mista ad egocentrismo. Chatters propone una giusta dose tra umorismo e comicità, una tragicommedia amara nella quale gli attori si sentono sicuri e a proprio agio, come dimostrato da un uso intelligente degli spazi, controscene animate, corpo e movimento associati a una buona interpretazione attoriale.

Spazio, poi, ai monologhi con tre performance tutte al femminile. La prima, La città di nessuno di Mòtomus/Talìa scuola d’arte drammatica Puglia, nasce dall’esigenza di Anna Piscopo di raccontarci, parallelamente a tutte le problematiche della crisi globale, della propria crisi interiore. In un paradossale exploit di rancori e desideri repressi, la protagonista si mette a nudo e ci racconta quelle che apparentemente potrebbero sembrare le ansie, le paure e i sensi di colpa di una donna pugliese stanca di una vita di provincia del sud, di uomini traditori, di amiche acchittate per aperitivi di tendenza, della disoccupazione che trova consolazione in balli di gruppo e in grandi pranzi e cene. Tra polpi crudi addentati dall’attrice, suoni e voci a loop, danze e crocifissioni metaforiche emerge la storia di una donna che si sente diversa in una città di nessuno.

Mozza di Claudia Gusmano è un altro esempio di donna diversa e avversa che decide «di essere comandata solo dal mare e da Dio», che fugge alla terraferma con una barca alla ricerca del vento e del mare. Unico amico del suo eterno viaggio è un gabbiano, insieme ai ricordi di una infanzia vissuta con un nonno pescatore cui deve tutto.
Tra una disquisizione su Dio e i racconti di un’infanzia passata, la nostra marinaia ci porta in viaggio immaginario che odora di salsedine e antiche passioni, in un racconto che assomiglia al Vecchio e il Mare in versione siciliana. Scenografia appropriata, una piccola barca con tutti i dettagli e gli attributi di un peschereccio. Tutto il monologo si svolge all’interno della barca, al centro del palcoscenico, lo spettatore deve solo immaginare il mare e le onde che si infrangono sulla prua, una rappresentazione delicata purtroppo turbata dalle urla e dagli schiamazzi provenienti da Birranda, che ha riempito Villa Ada il giorno della replica, invadendo la calma e il clima spensierato delle lunghe giornate in barca della giovane donna, così distogliendo la concentrazione del pubblico e, forse, della stessa attrice.

Right On è una denuncia aperta all’ingiustizia (della giustizia), un approfondimento sulla legge (della repressione) e sul potere (del più forte). Uno spettacolo che avrebbe meritato uno spazio più intimo e appropriato per essere gustato a pieno, un esempio di teatro civile che mette si mette in scena per disvelare come nell’apparente civiltà esista una profonda inciviltà, in cui l’uso degli oggetti di scena, delle musiche e dei movimenti ricordano a tratti il Teatro Sacro tanto ricercato da Eugenio Barba per una spettacolarità che privilegia l’uso del movimento, delle immagini e dei suoni per arrivare dritto alla mente e all’anima degli spettatori.

Gli spettacoli sono andati in scena al Fringe Festival di Roma
Villa Ada

Palco A
2/9 ore 20.25;
5/9 ore 22.15;
7/9 ore 20.25;

Chatters (Chiacchericcio)
Compagnia Habitas
di Niccolò Matcovich
regia Niccolò Matcovich
con Marialucia Bianchi, Emanuele Marchetti, Valerio Puppo, Armando Quaranta, Agnese Toneguzzo
musica dal vivo a cura di Fulvia Farcomeni

Palco B
2/9 ore 21.20;
3/9 ore 19.30;
7/9 ore 23.10;

La città di nessuno
Gruppo Mòtumus/Talìa scuola d’arte drammatica Puglia
di e con Anna Piscopo
curatrice Giovanna Cammiso

Palco C
29/8 ore 21.20;
31/8 ore 23.10

Palco A
2/9 ore 22.15

Mozza
di e con Claudia Gusmano

Palco C
2/9 ore 23.10;
5/9 ore 19.30;
7/9 ore 21.20

Right On
di e con Daniela Marcozzi

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