Chi ha paura del lupo cattivo?

Penultimo titolo per la Stagione autunno/inverno del Metastasio di Prato. Un bilancio sicuramente positivo che si conferma con la bella prova attorale e registica di Arturo Cirillo e dell’intero cast.

Virginia Woolf, anche se presente nel titolo, in realtà non ha molto a che fare con il testo di Albee, se non in maniera simbolica. In effetti, il refrain che canticchiano Martha e George in Chi ha paura di Virginia Woolf? rimanda alla famosa canzoncina dei tre porcellini. Al posto del lupo, la scrittrice inglese è inserita come immagine di nevrosi, rapporti interpersonali difficili ma, soprattutto, ansia e depressione. Caratteristiche, queste, che contraddistinguono il personaggio di Martha, gravato anche da un’insoddisfazione cronica (erano i tempi in cui “dietro ogni grande uomo c’è sempre una grande donna”: ipocrita versione del perpetuarsi del patriarcato) e da un morboso senso di colpa per non essere riuscita a diventare madre.
Un mix psicologico esplosivo che condensa in un’ora e quaranta minuti le nevrosi di una società sull’orlo di una crisi di nervi, quello descritto con mano lieve e introspezione tagliente da Edward Albee, nel 1962. Un testo presessantottino che già delinea molte istanze del movimento, soprattutto per quanto riguarda l’emancipazione femminile, intesa come affermazione personale, indipendenza, libertà di scelta – in ambito creativo e procreativo – e, d’altro canto, preannuncia la fine di una concezione della famiglia e dei rapporti interpersonali di stampo patriarcale, la perdita di alcuni valori, il tramonto di una certa idea di Occidente – inteso come faro culturale ed etico – e soprattutto la messa in discussione del ruolo del maschio.
Albee riesce però a miscelare temi e toni, con aperture di senso oniriche, quasi surreali. I personaggi si delineano a tutto tondo, mentre i dialoghi scavano sempre più a fondo in questo grande freddo nella migliore tradizione teatrale statunitense.
A rimettere in scena un piccolo capolavoro, intenso e attuale, Arturo Cirillo firma una regia pulita, essenziale, quasi scabra, dove la quarta parete spesso cade per permettere a Martha (interpretata da una credibile e struggente Milvia Marigliano) di dialogare con il pubblico, con questa nostra società che ancora oggi cerca un improbabile equilibrio. Cirillo stesso è un George che lavora in sottrazione, che si fa piccolo per poi ingigantire a mano a mano che le trame si dilatano e vengono a galla le inconfessabili verità – sempre parziali, sempre momentanee. Nella coppia più giovane, specchio del proprio passato o forse proiezione delle proprie angosce più intime, Valentina Picello dimostra una rara aderenza con un personaggio insieme fragile eppure cosciente di ciò che non vuole, sebbene ignara di cosa vorrebbe. Del resto, siamo nel 1962 e per qualche anno ancora gli statunitensi non si sarebbero accorti che il loro sogno si sarebbe sciolto come neve al sole: “Bye-bye, miss american pie”. E a dirla tutta, nemmeno oggi si sono resi conto che la democrazia non si esporta sulla canna dei fucili.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Metastasio

via Benedetto Cairoli, 59 – Prato (PO)
da giovedì 4 a domenica 7 maggio
orari: feriali ore 20.45, sabato ore 19.30, domenica ore 16.30

Chi ha paura di Virginia Woolf?
di Edward Albee
traduzione Ettore Capriolo
regia Arturo Cirillo
con Milvia Marigliano, Arturo Cirillo, Valentina Picello e Davide Enea Casarin
scene Dario Gessati
costumi Gianluca Falaschi
luci Mario Loprevite
regista collaboratore Roberto Capasso
assistente alla regia Giorgio Castagna
assistente scenografo Lucia Rho
assistente costumista Cristiana Di Giampietro
fotografo di scena Diego Steccanella
produzione Tieffe Teatro Milano Centro di Produzione / Marche Teatro-Teatro di Rilevante Interesse Culturale

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