Chi vuole assistere a un classico massacro?

teatro-menotti-milanoSul palco del Teatro Menotti va in scena Chi ha paura di Virginia Woolf?, brillante dramma di Edward Albee con l’elegante regia di Arturo Cirillo.

Una compagnia di stampo classico, composta da due coppie di generazioni diverse e un regista che è anche l’attore principale, si cimenta con un dramma teatrale che ha debuttato a Broadway nel 1962. Matrimonio, figli e carriera sono visti come prigioni terribili, che deformano chi vi rimane invischiato trasformandolo nel peggio di se stesso.
La prigione sul palco è una tenda a bande, che rinchiude un salotto borghese: un bar, centro drammaturgico e visivo, due divani e un quadro inquietante. Pochi elementi ben calibrati lasciano spazio alla sceneggiatura ingombrante.
Anche la regia è lineare e poco invasiva, le luci sono calibrate in modo sapiente e la scatola nera è usata in modo efficace e originale: il palco è diviso dalle tende in due parti, la scena vera e propria e il dietro le quinte, che rimane comunque visibile al pubblico. Gli attori sono così costretti a restare sempre in scena, elemento straniante che ben si combina con il carattere caricaturale dei personaggi.
Il grande protagonista di Chi ha paura di Virginia Woolf? è il testo, che si rivela, nell’evolversi dello spettacolo, una macchina drammaturgica molto potente. Durante lo spettacolo si assiste a un lungo massacro, senza esclusione di colpi, che non lascia spazio all’ottimismo. I personaggi in scena sono portati al limite, si distruggono a vicenda, fino a diventare delle maschere terribili, private quasi del tutto della loro umanità.
Il tema dell’annientamento dell’altro nel tentativo di salvare un briciolo della propria identità è un tema al giorno d’oggi spesso trattato sotto diversi punti di vista, che si presta egregiamente alla macchina teatrale.
La cornice in cui questa lotta viene inserita è quella dei due matrimoni tra Martha e George e tra Honey e Nick: il primo combinato e il secondo riparatore. In aggiunta si trattano i temi della realizzazione accademica dei due professori, George e Nick, e il desiderio di maternità delle due donne.
Questo quadro è efficace, ma rimane inevitabilmente ancorato alla realtà degli anni sessanta, e lo sfacelo che ne deriva non riesce a essere pienamente attuale.
Il pubblico in sala assiste allo spettacolo mantenendo le distanze, come lo spettatore di un incontro che osserva i combattenti massacrarsi a vicenda, interessandosi alle loro sorti, ma senza sentirsi partecipe di esse.
La prova non è semplice per i quattro attori, che reggono al meglio il peso dei loro ruoli e il ritmo dei dialoghi: per controbilanciare la tensione emotiva sono sfruttati egregiamente i momenti di distensione che la scrittura offre, arrivando persino a scatenare l’ilarità del pubblico al momento giusto; e il clima nella sala del Teatro Menotti ne giova.
Si soffre un po’ la fatica di qualche momento troppo carico, in cui la recitazione cede alla trappola del patetismo.
Molto interessante infine è il gioco meta teatrale, di dialogo tra la realtà scenica e quella quotidiana, che Arturo Cirillo mette in scena. Egli, infatti, instaura un parallelismo tra il suo ruolo di attore e regista dello spettacolo e quello del suo personaggio, George, che si auto elegge regista della serata, imponendo ai suoi ospiti “giochi” crudeli che scandiscono gli atti della pièce. Un tocco di stile innegabile.

Lo spettacolo è andato in scena
Teatro Menotti
via Pier Lombardo, 14 – 20135 Milano
dal 2 al 6 Febbraio 2016

Chi ha paura di Virginia Woolf?
di Edward Albee
traduzione di Ettore Capriolo
con Milvia Marigliano, Arturo Cirillo, Valentina Picello, Edoardo Ribatto
scene di Dario Gessati
costumi di Gianluca Falaschi
luci di Mario Loprevite
regista collaboratore Roberto Capasso
assistente alla regia Giorgio Castagna
assistente scenografo Lucia Rho
assistente costumista Cristiana Di Giampietro
fotografo di scena Diego Steccanella
regia di Arturo Cirillo
produzione Tieffe Teatro Milano

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