Appuntamento a Milano: stasera esco con Giorgio Gaber

teatro-lo-spazio-romaIl teatro canzone rivive nello spettacolo di Enzo Iacchetti. Testi di Gaber e critiche alla stringente attualità nello spettacolo Chiedo scusa al sig. Gaber, in scena al Teatro Lo Spazio di Roma.

Cosa cantava Giorgio Gaber prima di diventare il Signor G., quando insieme a Mina calcava i palchi della televisione in bianco e nero e i suoi testi non erano ancora ispirati all’impegno politico e sociale? Enzo Iacchetti racconta questo Gaber e fa conoscere  il suo  mondo, portando il pubblico a spasso tra i bar di Milano, come una guida scanzonata e vissuta, per incontrare i personaggi che vivono in quei posti. Ma anche per far sentire i discorsi che lì risuonano, tra un tintinnio cristallino di bicchieri, l’ondeggiare instabile di qualche sgabello e le luci insicure delle insegne a neon, che faticano ad accendersi, ma poi si illuminano di un bagliore freddo e senza orario che diventa faro di un porto sicuro per il viaggiatore della sera.

Così spensierati, a bordo di una Torpedo blu, capisci Com’è bella città, visiti Trani a gogò e incontri anche Il Riccardo, sicuramente, che gioca a biliardo in quella noia di bar. La serata milanese, innaffiata di Barbera e Champagne, si conclude canzonatoria e sorniona a Porta Romana. O in un’Orgia, chissà. Sullo sfondo il sorriso ironico e il profilo pronunciato di Gaber, davanti, una scena movimentata, musicisti impeccabili, tra il pianoforte e il trio vocale, dove spicca il soprano Loretta Califra della Witz Orchestra. A firma di un altro componente, Tony Soranno, le incursioni musicali nei testi di Gaber, contaminazioni irriverenti ma puntuali con altre musiche, altri generi, altri autori. Le canzoni ne escono così trapassate, stravolte, strapazzate dagli inserti inaspettati, fino a contarne nove in un solo brano, capaci di mescolare alle parole di Gaber le rime rappate di Jovanotti o i ritornelli di Jannacci. Durante gli intermezzi musicali, gli spartiti si frantumano per tornare a danzare più freschi e leggeri, Gaber e Jannacci sembrano percorre a braccetto le vie larghe e semideserte di una Milano che si apre a chi fa le ore piccole.

Seguono i passaggi teatrali. Il mondo contemporaneo si ripresenta in tutta la sua goffaggine appesantita, rompe l’incanto, e l’Enzino nazionale si scaglia contro i “nuovi mostri”, nel tentativo di lanciare strali contro personaggi ambigui, atteggiamenti stolidi, effimeri opportunismi, ma l’eleganza impalpabile di Gaber si allontana. Così i momenti musicati contrastano i recitativi come una tela gioiosa e inconsistente di Renoir si oppone all’olio scuro, spesso e impastato delle tele di Salvator Rosa.

Enzo Iacchetti è un interprete sublime di Gaber, trasmette energia e forza, instilla, anche in chi non conosce il cantautore milanese, la curiosità di scoprirlo, aprendo di fatto uno spiraglio di luce che illumina dalle origini l’artista e si proietta verso le evoluzioni successive. I passaggi in prosa mal si legano al percorso chiaro e scanzonato tracciato dalla musica, ma il titolo parla chiaro e se a Gaber da lassù, qualcosa non è piaciuto, poco male. Iacchetti domani ci riproverà.

Lo spettacolo continua:
Teatro Lo Spazio
via Locri, 42 – Roma
fino a domenica  27 aprile
orari: da lunedi a sabato ore 20.45, domenica ore 17.00
 
Chiedo scusa al sig. Gaber
di Enzo Iacchetti e Giorgio Centamore
con Witz Orchestra e Marcello Franzoso

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