Partenze, arrivi, habitués del disagio

teatri-pistoiaPreceduto da un ottimo video-documentario della John Snellinberg Film sul lavoro de Gli Omini, il 21 e 22 novembre al Bolognini di Pistoia è andata in scena la forma teatrale di Ci scusiamo per il disagio.

Se l’estate appena trascorsa li avevamo ammirati all’Area Deposito Rotabili Storici di Pistoia, tra treni in disuso e locomotive a vapore, il 22 novembre abbiamo assistito alla versione teatrale di Ci scusiamo per il disagio. Tutti, almeno una volta, abbiamo ascoltato la voce sfrontata dell’altoparlante ripetere quella frase; spesso l’abbiamo odiata. Per le Ferrovie Italiane il disagio, nelle stazioni, c’è ma non esiste, o almeno non si deve mostrare. Gli Omini, al contrario, l’hanno esibito in teatro. Dipingendo un’umanità sola, che ammazza il tempo giorno dopo giorno, per anni; nei pressi dei binari, dei bar, dei bagni pubblici. Gente che a Gli Omini ha confessato tutto, o quasi, a telecamere sia spente che accese, ma sempre col registratore in funzione. Interviste da cui è nato uno spettacolo esasperato e iper-realistico, spietato e senza barriere linguistiche.
Rispetto alla versione estiva, quella in scena al Teatro Bolognini risente di un pessimismo più cupo, risolto con una comicità paradossale che centrifuga il malessere, il senso della lotta, e la tensione. Un clima che si riallaccia alla migliore commedia cinematografica all’italiana. Film dove una leggera malinconia – ai confini con la disperazione – si amalgama con la speranza dell’amore e i buchi neri della politica. Gli Omini sembrano cogliere questo stile per sublimarlo sulla scena, guidati da una drammaturgia (opera anche di Giulia Zacchini) che viviseziona le storie più pungenti.
In scena, Francesca Sarteanesi, Luca Zacchini e Francesco Rotelli alternano i personaggi (forse in un mutare talvolta meccanico, ancora da rodare) senza scadere nella parodia. Una panchina è l’unico elemento scenografico, sostenuto da cambi di luce essenziali e funzionali; mentre il gioco attorale si costruisce su accenti, posture e intonazioni diverse, che danno voce a marchettari, signore dai passati amori infelici, coppie che subiscono ingiustizie, o tossicodipendenti.
Shock in my town di Battiato esplode, insieme al magnifico effetto di uno strobo impazzito, a smorzare il clima, proprio all’inizio di una rissa notturna. E per citare le “orde di neo-primitivi” della canzone, sul finire si accende un momento surreale, quando Gli Omini si trasformano in strane creature imbestialite, forse manifestazione simbolica dello stato d’animo dell’uomo contemporaneo. Incarnando in parte l’estetica del disgusto, propria anche del Living Theatre.
Gli Omini hanno davvero trovato la loro voce, in una ricerca del non-ancora-detto, del non-ancora-fatto. La loro visionarietà li ha infatti portati a vincere il meritato Premio Rete Critica 2015, che li conferma una delle Compagnie più interessanti degli ultimi anni.
Il progetto T, ispirato alla linea ferroviaria che lega Pistoia a Porretta, non si esaurisce con questo spettacolo. Ma proseguirà nei prossimi due anni, con l’idea di un teatro itinerante e di una performance vicina alle persone comuni, laddove questi novelli Carri di Tespi decideranno di fermarsi. Perché il pubblico, nonostante tutto, ha ancora bisogno di teatro.

Lo spettacolo è andato in scena:
Piccolo Teatro Mauro Bolognini
via del Presto, 5 – Pistoia
sabato 21 e domenica 22 novembre, ore 21.00

Ci scusiamo per il disagio
uno spettacolo teatrale de Gli Omini
di e con Francesco Rotelli, Francesca Sarteanesi, Giulia Zacchini e Luca Zacchini
luci Emiliano Pona
produzione Associazione Teatrale Pistoiese
con il sostegno di Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, Regione Toscana

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