Al teatro Carcano colleghi e amici di una vita rendono omaggio a Giulio Bosetti, gentiluomo, attore e regista legato ai grandi classici ai quali restituiva dignità.


La vigilia di Natale, mentre la maggior parte delle persone era intenta alle ultime compere, Giulio Bosetti se ne andava lasciandoci orfani di uno dei più grandi interpreti del teatro italiano. Al Carcano, tra rappresentanti delle istituzioni – come il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni – e persone affezionate al regista bergamasco, gli amici di una vita hanno ricordato la sua figura di uomo e teatrante.

L’intervista allo stesso Bosetti, trasmessa a inizio serata, è servita da fedele testimonianza di quanto questo personaggio, poco noto ai più giovani, fosse legato alla propria attività da un amore viscerale: «Quando mi sono sposato, Paola Borboni mi disse di aver fatto una sciocchezza. Un attore non deve sposarsi perché è costretto a innamorarsi solo ed esclusivamente del teatro».

Antonio Salines, erede designato dallo stesso Bosetti, ha omaggiato il collega con la lettura di una scena di Il canto del cigno di Cechov, dove il personaggio di Svetlovidov rimane solo in teatro a colloquiare con il suo suggeritore e a riflettere sulla sua condizione. Presente anche Lella Costa che, nella sua breve apparizione, ha ammesso di non essere stata legata da un’amicizia profonda a Bosetti, ma di riconoscerne la statura e, citando Daniel Pennac, ha espresso l’amarezza della perdita con le sue parole: «Se Dio esiste, è meglio che abbia una scusa valida».

Quando sul palco è salita Marina Bonfigli, compagna e complice della vita privata e artistica di Bosetti, che gli ha dedicato una poesia di Angelo Maria Ripellino: «Dove andremo dopo la morte? Dove andremo a passeggio?

Tra quei volti saprò riconoscerti?», si è vista più di una lacrima in platea. L’attrice romana ha voluto ringraziare l’uomo che ha tenuto in vita il Carcano, salvandolo da progetti altri – che ne avrebbero decretato la scomparsa. A lei passa ora l’incarico di sostituire Bosetti nella direzione artistica del teatro.

La serata si è conclusa con una serie di testimonianze che hanno tratteggiato profili meno noti ancorché personali del regista, come quello di tifoso dell’Atalanta – ricordato dal giornalista sportivo dell’Eco di Bergamo, Ildo Serantoni – mentre in molti hanno reso omaggio all’attore.

Proprio l’Attore è stato il titolo di uno degli ultimi spettacoli interpretati da Bosetti, su un testo di Tullio Kezich – indimenticato critico cinematografico e autore, anch’egli recentemente scomparso. Chissà che ora la collaborazione tra questi due grandi non stia continuando altrove.

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