Il teatro libero da ogni schema

Al Teatro Verga di Catania, con Monica Felloni, va in scena il coraggioso pensiero del filosofo Giordano Bruno, che prende in prestito il fiato di 27 attori.

Ciatu è la prima parola che si pronuncia all’apertura del sipario. Rivela il compimento di un atto universale e la necessità della relazione tra ogni essere vivente e ciò che lo circonda. Ciatu significa respiro ed è l’unico istinto che rende tutti simili, in ogni angolo dell’universo. Si chiama ciatu chi si ama in Sicilia, perché ciatu è sinonimo di qualcosa di vitale.
Ciatu è il titolo dell’opera con cui Néon Teatro ci ricorda che siamo vivi, purché «l’anidride carbonica venga scambiata con l’ossigeno», e sembra suggerire al pubblico la consapevolezza che nello spasmo dell’anima bisogna prendere fiato, oltre che darsi da fare.

Lo spettacolo andrà in scena al Teatro Verga di Catania il 16 e il 17 febbraio e ne proponiamo la presentazione dopo averlo ammirato all’esordio in prima nazionale in occasione della scorsa edizione del festival Taormina Arte al Teatro Antico.

Al suo interno primo fra tutti respira Giordano Bruno che prende in prestito il corpo e l’anima di qualcun altro per manifestare il suo libero pensiero; è sul palco e parla, soffre e combatte per farsi ascoltare, praticamente rivive in ogni scena. Vibrano al momento giusto le corde vocali della regista Monica Felloni, arrivano dritte e dirette per far dire a Bruno: «Non sol chi vince vien lodato, ma anche chi non muore da codardo. Codardo è colui che getta la colpa della propria perdita e morte in dosso della sorte, e mostra al mondo che non per suo difetto, ma per torto di fortuna è giunto a termine tale. E son vituperosi quelli che, nel mezzo dell’impresa, disperati si fermano e non arrivano a toccare il termine con quella lena e vigor che gli è possibile».

In scena con Giordano Bruno, ventisette attori, tutti molto diversi tra loro, esibiscono idee e abilità che diventano teatro, danza, recitazione, poesia, musica e ironia. C’è anche Ugo in scena, con i suoi 106 anni di età. C’è chi non ha ancora emesso il primo vagito e ha già una parte, un nome e un cuore che batte. Gli spettatori, ancor prima di comprare il biglietto, sono dentro lo spettacolo, respirano. Con gli occhi negli occhi, con il fiato nel fiato, l’azione del palco si riverbera sulla platea, mentre tra le file si diffonde un respiro variabile che, in un’ora e trenta minuti, attraversa un’ampia curva di emozioni.
La regia di Monica Felloni porta al teatro qualcosa di comune a tutti perché, l’istinto primordiale del respiro è insito in ogni essere vivente, la consapevolezza sbalordisce e dice allo spettatore qualcosa di assai prezioso, che non aveva ancora sentito dire, che sta respirando anche se non se ne accorge.

L’opera frantuma ogni superficialità, è multilingue, va oltre la diversità e se ne nutre. Gli attori vivono le differenze senza incorniciarle, non sentono dolore quando, sopra e sotto il palco, polverizzano gli stereotipi, con gentilezza e sobrietà.
Monica Felloni e Piero Ristagno, direttore artistico e poeta di scena, continuano con Ciatu la loro ricerca dell’essenza del teatro, lei mette in scena ogni scoperta in mille sfumature e lui traduce tutto in versi.
«Il teatro va scasellato, va liberato. Nel nostro modo di intendere il teatro niente appartiene a uno solo, tutto è per il pubblico – spiega Monica Felloni – Ognuno emerge per la sua unicità, non per la sua superiorità, non per la sua inferiorità. Non c’è neanche compensazione tra gli attori. Noi non lavoriamo sulla mancanza, ma sulla perfezione. Tra noi è come dirsi: guarda che ti ho sentito, so di te, sei stato tu. Non puoi parlare tu? Parlo io, ma sono la tua voce».

Nelle azioni, nelle danze, nei monologhi, nelle musiche, nei colori e nei costumi vivono molte più persone di quelle in scena. Quello di Néon è un teatro senza confini, non c’è competizione e il singolo non esegue la propria parte, nessuno è incastrato in uno schema selettivo. Emerge in ciascuno l’urgenza, il desiderio e l’intuizione dell’espressione, ciascuno mette a disposizione una risorsa che diventa arte, con l’altro e per l’altro. Ognuno ha un modo di esprimersi e usa un mezzo per portarlo in scena, realizzando così la purezza del confronto e il senso dell’accoglienza.
«Con i nostri attori, potrebbe accadere di tutto, ma non lasciamo nulla al caso – conclude la regista – lanciamo al pubblico parole che non sono solo parole. E’ come quando per gioco lanci un bambino e sei sicuro che chi ti sta di fronte lo prende, non c’è timore, non cade, ne siamo certi. Abbiamo una grande fiducia nello spettatore. Rischiamo molto, ma non rompiamo gli stereotipi prendendo a schiaffi il pubblico. Ci sembra di vederlo mentre respira, assorbe, digerisce e reagisce. Come noi, nel nostro teatro, il pubblico è protagonista».

Lo spettacolo andrà in scena:
Teatro Verga

via Giuseppe Fava 39, Catania
16 e 17 febbraio 2016, ore 21.

Ciatu
testi originali Piero Ristagno, Danilo Ferrari, Stefania Licciardello, Manuela Partanni, Chiara Tinnirello
regia Monica Felloni
videoscenografie Jessica Hauf
movimenti scenici Manuela Partanni
costumi Gaetano Impallomeni
con Luca D’Angelo, Emanuela Dei Pieri, Monica Felloni, Danilo Ferrari, Patrizia Fichera, Alfina Fresta, Stefania Licciardello, Angela Longo, Enzo Malerba, Manuela Munafò, Manuela Partanni, Carmelo Privitera, Emily Reitano, Gaia Santuccio
i piccoli protagonisti Roberta Aquilotti, Kevin Cariotti, Anna Cutore, Antonio Fichera, Giovanni Gerace, Dalila Ruggeri,
operatori Maria Stella Accolla, Giovanni Barilla, Ester Saitta
produzione Nèon Teatro

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