Il naso. Da Gogol a Rostand

Dopo tredici anni di repliche in tutta Italia, la Compagnia dei Teatri Possibili porta il suo Cirano sul palco del Teatro Vittoria di Roma. E conquista anche il pubblico della capitale.

Il palcoscenico è, secondo Corrado D’Elia, un piano che oscilla continuamente in equilibrio precario su di un perno; perché non cada da una parte o dall’altra, di volta in volta i “pesi” degli attori devono essere distribuiti in modo bilanciato: entrate, uscite, battute, silenzi.

Nel suo Cirano di Bergerac, la scelta è stata di rendere ancora più rischioso questo fragile equilibrio, ponendo tre pedane fortemente inclinate verso il pubblico che con il proprio sguardo contribuisce ad attirare ancor più l’azione verso di sé. Su questi tre praticabili, che assieme a due alte grate costituiscono tutta la scenografia, corrono e si muovono agilmente i cadetti vestiti uniformemente di scuro. La luminosa Rossana appare invece improvvisamente nella sua veste candida, distinguendosi dal gruppo, e tutta la rappresentazione sembra concentrarsi unicamente su di lei. Una commedia, un gioco organizzato per lei dallo stesso Cirano. Quasi una festa per bambini: Cirano e Rossana fanno volare le lettere d’amore come fossero coriandoli; per trattenere il conte De Guiche, Cirano, oltre a camuffare la voce e inventare storie fantastiche su viaggi sulla luna, mette addosso al conte un cappellino di carta colorata, una lingua di Menelik e stelle filanti; i poeti amici del pasticcere Ragueneau affondano le facce in dolci con la panna; De Guiche dà goffamente una testata contro una delle grate, prima di inciampare e cadere in un buco.

C’è qualcosa di ludico, ingenuo, un po’ infantile, clownesco. Anche in Cirano, le cui espressioni sono spesso buffe, parodistiche, grottesche. Come Romeo, anche lui è in fondo «il buffone del destino», perché la sua tragica storia d’amore è ugualmente condotta dalla sorte.

Perfino il suo naso è come quello di un clown: lo indossa quando, per la prima volta, fa divertire la donna che ama duellando e componendo versi, e durante tutto lo spettacolo lo mette e lo toglie con disinvoltura. Perché come il naso dell’assessore collegiale Kovalev del racconto di Gogol, anche il naso di Cirano ha vita propria, e in effetti Cirano ne parla spesso come fosse altro da sé, un compagno non desiderato, un parassita che prende in giro il proprietario del volto su cui siede trionfante. Ma è anche il simbolo di una diversità che rende forti, di una unicità che rende liberi, di un’audacia che rende eroi.

La bravura attoriale di Corrado d’Elia, interprete di Cirano, è di essere lì e in quel momento, di dare l’impressione che tutto accada in quell’istante inaspettatamente, sorprendendo lui stesso. Il suo sguardo stupito e felicemente meravigliato è spesso diretto al pubblico, coinvolgendolo incredibilmente e conquistandolo.

La capacità di stupirsi, tipica dei bambini, è anche caratteristica del suo essere attore. E forse è questo ciò che condivide con il suo Cirano.

Lo spettacolo continua:
Teatro Vittoria
Piazza Santa Maria Liberatrice, 11 – Roma
fino a domenica 15 maggio, ore 21.00

Cirano di Bergerac
di Edmond Rostand
regia e adattamento Corrado D’Elia
con Corrado d’Elia, Monica Faggiani, Andrea Coppone, Gustavo La Volpe, Andrea Castellucci, Marco Brambilla, Stefania Di Martino, Dario Leone, Antonio Giovinetto, Stefano Pirovano, Marco Caporale, Valentina Grancini
scene Fabrizio Palla

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