Corpo e capitale

In City SimCity di Jordi Casanovas, quattro giovani tramano alle spalle di una potente multinazionale, per guadagnarsi un posto nel presunto eldorado della finanza.

Jordi Casanovas, drammaturgo spagnolo, torna con questo lavoro sui temi della globalizzazione finanziaria. Due donne e due uomini, stagisti presso un’istituzione bancaria, presentano un progetto che sperano venga approvato e da cui dipende molto della loro aspettativa di successo. Lo spunto permette all’autore catalano di chiudere quattro personaggi famelici in un’enclave chiuso, allo scopo di rispondere a una domanda: qual è la mutazione alla quale i corpi sottostanno inconsapevolmente provocata da un desiderio immaginario di successo?

Il riferimento a Simcity, il videogame in cui il giocatore si identifica con un avatar che crea dal nulla una città, denuncia la consistenza impalpabile di un mondo che diciamo reale a partire dalla “moneta vivente” – come ricord Pierre Klossowski – che lo istituisce. Ma di che vita è fatta la moneta? Se Walter Benjamin in uno scritto giovanile aveva con lucidità estrema chiarito il carattere religioso del capitalismo, è a questo altare che si danno i giovani protagonisti, denunciando l’invidia verso un totem anonimo. Questo prende la forma di una multinazionale a cui è dato il potere di sedurre irresistibilmente l’esistenza di quattro giovani vite.

Il primo effetto del potere economico invidiato è l’erotizzazione. Le donne si fanno usare per ingannare, e rivelare allo stesso tempo, l’eros represso degli uomini. Questi sono erotizzati dall’assunzione tutta immaginaria di un potere fallico che crede di poter afferrare ogni oggetto del desiderio, come un bambino che non è mai soddisfatto del giocattolo che già possiede. Cosa può fare una multinazionale per continuare a regnare? Non dire mai la verità, la verità della mancanza, di essere cioè costitutivamente “non aventi”, a dispetto del gigantismo che si spaccia per potenza sociale.

«Io non voglio legami con nessuno» ammette il giovane yuppy preso dall’orrore della prossimità di una donna, preferendo quella immaginaria del denaro. Ne vuole avere molto, e per farlo è disposto a “dire porcate”, a rubare segreti altrettanto immaginari (cosa nasconde la password?), a sparare con una pistola giocattolo. Sarà tuttavia proprio una pistola giocattolo a “fare” il morto, cioè la verità che nessuno – né i protagonisti, né una potente holding – può dire. Presi all’amo del potere simboleggiato dai soldi, siamo noi a morire, a mancare (una delle due donne si accascia come presa da una crisi epilettica in grado di dargli inquietanti precognizioni), a muoverci come burattini che recitano il copione di un dio della colpa, vendicativo e crudele.

I quattro interpreti si districano con generosità su un testo teso come un filo, con il pubblico a guardare come se la scena fosse sospesa all’altezza di un grattacielo e gli attori equilibristi senza paracadute. Il ritmo è rapido, giocato come una musica trap, con la scrittura a rilanciarsi allo stesso modo di una palla in un campo di paddle. La struttura narrativa fatta di sospensioni del tempo, quello sotto al quale vive la funzione preveggente di una delle protagoniste, è espediente che Casanovas mutua probabilmente dal cinema o dai serial TV, e come tale faticoso da portare in teatro. Tuttavia la drammaturgia non può non prendere alla gola, grazie al ritmo, alle trovate, alla sensazione che i personaggi siano prigionieri solo di ombre.

Casanovas ci dice che il potere finanziario – oggi pervasivo – è un virus che assale prima di tutto i corpi, fino a spingerli come macchine di godimento tra sesso, soldi e perversione. Ci può salvare solo una segreta funzione preveggente, quella per la quale è svelata la nostra stupidità. È aprire il tempo come un frutto, sporcarsi le mani con i suoi succhi, vivere nei suoi “frattempi”. È cadere, mancare, forse morire e poi tornare in vita. È gridare la verità di un mondo morente e malgrado ciò non essere ascoltati, per assistere impotenti – come in un videogame che ci inghiotte – alla rovina di tutto.

Lo spettacolo è andato in scena all’interno del Festival inDivenire
Spazio Diamante
via Prenestina 230B, Roma
dal 20 settembre al 12 ottobre 2019
giovedì 10 ottobre, ore 19.30

City SimCity
di Jordi Casanovas
con Lucia Bianchi, Luisa Casasanta, Piero Grant, Thomas Santu
regia Alessandro Gorgoni

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