Al Teatro Ringhiera, una straordinaria Arianna Scommegna si confronta con Testori, vestendo i panni di una Cleopatra lussuriosa e passionale.


Non delude mai, Arianna Scommegna, straordinaria interprete di una personalissima trilogia di monologhi – dal titolo Anima mia tutti legati dal filo conduttore dell’amore per la sua città, Milano. Dopo La Molly – divertimento alle spalle di Joyce, firmato a quattro mani con Gabriele Vacis, e il bellissimo Qui città di M., scritto per lei da Piero Colaprico – con la regia di Serena Sinigaglia – la ritroviamo in questi giorni al Teatro Ringhiera, a misurarsi con l’ultimo dei testi di un mostro sacro, Giovanni Testori, sotto la direzione del regista Gigi dall’Aglio.

Cleopatràs è il primo dei monologhi inseriti nei Tre lai, composti poco tempo prima della morte dell’autore e pubblicati postumi nel ’94. Si tratta di tre lamenti di morte, che Cleopatra, Erodiade e la Madonna rivolgono al loro amato. E lo fanno utilizzando un linguaggio originale, un grammelot inventato da Testori, con forti richiami al dialetto lombardo. Una lingua carnale, concreta e materica, nella quale immergersi per gestirne la torrenzialità emotiva, rispettandone ritmo e metrica.

In Cleopatràs, la protagonista racconta il disperato congedo della regina egiziana dal suo defunto amato Antonio, che nel linguaggio testoriano diventa Tunion, Tuniass, finendo per trasformare questo canto di morte in un inno alla vita e all’amore, stemperando la tragedia con spunti di irresistibile comicità: “Oh, non pensar, ragazzo,/ che siccome nel dir/ seguo incosì el tuo cazzo,/ sia per te più propriamente/ che il mio inno io fazzo!/ E’ sol d’amor/ il canto mio di me;/ amor de tutti i amati,/ amor de tutti i grandi/ ciavati, ciavanti/ e ciavatori…”.

E tutto il gioco scenico si regge su questo: qui non si tratta di creare personaggi – la finzione scenica, infatti, a un certo punto viene meno: quando la protagonista dichiara di star recitando, in un godibile gioco di teatro nel teatro; ma di dare voce a questa lingua e alle emozioni che la sottendono, renderla carne e sangue. E la matericità della parola si trasforma anche nell’utilizzo concreto della materia in scena: pittura colorata, un blu che si riversa in rivoli, rossi e verdi brutalmente spalmati sul candido vestito della protagonista; nel rappresentare simbolicamente il luogo in cui Testori sposta l’ambientazione: dal regno d’Egitto verso una terra che si tinge degli orizzonti brianzoli, uno spicchio di Lombardia tra i due rami del lago di Como di manzoniana memoria.

Arianna Scommegna si giostra benissimo tra i registri del comico e del tragico, passando dall’uno all’altro con disinvoltura, con cambiamenti a volte delicati e altre repentini che restituiscono benissimo la folle e lucida disperazione della protagonista, che arriva a desiderare e a cercare la morte. Una morte che la guarda e la attende per tutta la durata dello spettacolo, simboleggiata in scena da un cestino, che nasconde quel serpente che, secondo la leggenda, uccise con un morso la regina d’Egitto.

Al fianco dell’attrice, in una scena asciutta e primitiva, è la violoncellista Chiara Torselli, che tra arie pucciniane e canzoni popolari lombarde, accompagna il monologo e risponde al lamento, come elemento di attrazione sessuale o angelo della morte.

Nel finale, quando la morte sta sopraggiungendo, Cleopatra si rivolge direttamente a Dio, all’autore, al grande Scrivano, domandandogli e domandando a se stessa cosa resterà di quel grande palcoscenico che è la vita.

Lo spettacolo continua:
Teatro Ringhiera

via Boifava 17 – Milano
da mercoledì 17 a domenica 21 e da mercoledì 24 a domenica 28 febbraio
orari spettacoli: ore 20.45  – domenica ore 16.00

Cleopatràs
nuova produzione Atir
di Giovanni Testori
regia di Gigi Dall’Aglio
con Arianna Scommegna, Chiara Torselli (violoncello)

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