L’insostenibile leggerezza dell’essere

Teatro EraIl teatro emozionale di Enzo Moscato conquista il pubblico di Pontedera con l’impalpabile profondità della tragicommedia umana

Napoli e melanconia. La saudade e Filumena Marturano che racconta: «Na sera ncuntraie na cumpagna d’ ‘a mia, che manco ‘a cunuscette talmente steva vestuta bbona… Forse, allora, me pareva cchiù bello tutte cose… Me dicette (sillabando): «Cosi… così… cosi…» Nun durmette tutt’ ‘a notte… E ‘o calore… ‘o calore… […] Chella «casa» me pareva na reggia…». Eduardo senza il neorealismo. Il pastiche linguistico senza l’ostentazione colta. E i morti: Annibale Ruccello, Salvio Moscato, quelli reali e quelli immaginari, condivisi nella comune umana sofferenza, che ci portiamo dentro, che – se glielo permettessimo – saturerebbero l’assenza con il loro ricordo, impedendoci di vivere (tema, questo, che in un universo di rispondenze, riverbera anche in un altro lavoro in fieri, di cui abbiamo visto gli esiti della prima residenza pochi giorni fa, Il Canto dell’Assenza di Instabili Vaganti).
Compleanno è come un velo di cipria che si stende sul volto per coprire le rughe (quelle che Anna Magnani rivendicava come testimonianze di vita vissuta) ma che, soffiato, impregna l’aria di un profumo inconfondibilmente legato alla nostra infanzia. E l’odorato, come il gusto, da sempre suscitano il ricordo che diventa – grazie alla Madeleine di proustiana memoria (Moscato stesso non potrebbe non citare La Recherche) – immanenza, presente, lancinante rievocazione.
Eppure, Enzo Moscato è in grado di risvegliare questo carosello interiore con la leggerezza di quegli attori che la vita ha dilavato, lasciandoli intatti – di una purezza diamantina. E il suo teatro ricrea universi di senso senza bisogno di spiegazioni metafisiche o filosofiche, perché disvela con i mezzi propri del teatro: l’aletheia non si raggiunge attraverso proposizioni bensì la messa a nudo della nostra radice umana, del nostro comune sentire, di quell’immaginario collettivo che continuiamo a condividere quando ci riuniamo intorno a quel cerchio/mondo che è la rappresentazione. Un rendere di nuovo presente, grazie a quel doppio che il teatro può e deve essere per restituire la verità archetipica.
Intitolavamo a Kundera, questo spettacolo, e a lui ne riconduciamo il senso: “Chi si dà all’altro come un soldato si dà prigioniero, deve prima consegnare tutte le armi. E così privato di ogni difesa, non può fare a meno di chiedersi quando arriverà il colpo. Posso dunque affermare che per Franz l’amore era una continua attesa di un colpo imminente”. Il teatro di Enzo Moscato è come l’altro da sé, amante amato: si può solo consegnarvisi.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Era
via Indipendenza – Pontedera (PI)
mercoledì 31 ottobre, ore 21.00

Compagnia Teatrale Enzo Moscato / Casa del Contemporaneo hanno presentato:
Compleanno
(ante-Compleanno: testimonial Giuseppe Affinito)
con Enzo Moscato
testo e regia Enzo Moscato
scena e costumi Tata Barbalato
voce su chitarra Salvio Moscato
organizzazione Claudio Affinito

 

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