Provincialismi

Al Sala Uno è andato in scena, con qualche perplessità, Contrazioni di Mike Bartlett, tradotto da Monica Capuani, diretto da Luca Mazzone e intepretato da Viviana Lombardo e Silvia Scuderi.

Per chi la sceglie e non lo fa nella falsa convinzione che in Italia non esistano autori estremamente capaci, la drammaturgia estera costituisce da sempre una sfida tanto stimolante, quanto rischiosa. Lo è, stimolante, perché è proprio dall’apertura alla contaminazione e dalla curiosità che (a parere di chi scrive) l’arte prende se non le vie dell’innovazione e del cambiamento, almeno quelle della propria ragion d’essere; tuttavia, questa lodevole impostazione, doverosa (imho) per l’artista  – la cui opera vorrebbe autorevolmente porsi in un equilibrio più o meno instabile tra forma e contenuto – rileva immediatamente un dilemma: quello della traduzione di un testo che, appartenente a un determinato contesto sociale, storico e culturale, vuole mantenere il proprio orizzonte di senso in un’altra lingua.

Rischio immane nel caso della letteratura antica, ma non indifferente per le stesse opere moderne e contemporanee e non a caso insito nell’etimologia stessa che la parola tra-durre condivide con tra-dire (dal latino tradere, consegnare), rischio su cui questo Contrazioni sembra inciampare non avendone colto la radicale profondità.

Scritta nel 2008, subito dopo il termine del secondo mandato Blair, dunque con l’economia e la politica che, pur trovandosi in condizioni diverse da quelle odierne, si stavano scavando l’attuale fossa, la pièce di Michael (Mike) Bartlett, ex enfant prodige della drammaturgia anglosassone, prese le mosse dalla crescente uniformazione dei dipartimenti inglesi al modello delle Human Resources americane e dall’inclusione nei contratti dei lavoratori di clausole riguardanti le responsabilità dei rapporti sentimentali e sessuali nei luoghi di lavoro.

Fino a che punto l’individuo e la società sono disposti a contrarre i propri spazi di libertà e autonomia pur di permettere all’economica e alla finanza di prosperare? La risposta di Mike Bartlett è, appunto, Contractions, ma quanto tale risposta, nella sua forma drammaturgica originaria, è adeguata al contesto italiano? Quanto essa vale in senso assoluto o è specifica?

All’interno del suggestivo spazio del Sala Uno di Roma, Luca Mazzone consegna a Viviana Lombardo e Silvia Scuderi una scena semplice, costruita attorno a un tavolo metallico e due sedie. Al suo interno, ad assumere assoluto protagonismo non è tanto l’individualità di una delle due, o di entrambe, quanto un impossibile riferimento relazionale che, declinato da Emma (la «sottoposta») nella vana ricerca di un feeling condiviso, vede nella «manager» l’impersonale interpretazione suggerita dall’assenza del nome di chi non è più persona, ma regredisce a una funzione che, nel caso individuato da Bartlett, si enuclea attraverso il crescendo verbale e nervoso di «una serie d’interviste, una morbosa curiosità che sconfina nell’ossessiva e ingombrante presenza voyeuristica dell’azienda nella vita privata dei propri lavoratori». Non importa che Emma sia efficiente, che le sue performance siano di alto livello: Emma dovrà perdere ogni margine di imprevedibilità per l’azienda (dalla possibilità di avere un figlio, al considerare positivo voler discutere la linea del proprio reparto). Anche lei – come il parallelismo del finale fa intuire esplicitamente – dovrà farsi «figlia di un meccanismo che stritola e che si impadronisce delle identità di ciascuno» fino a catturarne anche la volontà.

Al di là del bene e del male, nelle «quattordici scene che scandiscono il racconto» si materializza «un dispositivo dialogico tra i due personaggi» nel quale con troppa nettezza – e purtroppo ingenuità – «una è carnefice, l’altra vittima», lasciando delineare quanto sia ridicolo pensare che a «mettere in terribile crisi una multinazionale» possano essere «le relazioni amichevoli o amorose tra i propri dipendenti a generare criticità da risolvere e affrontare».

Non mancano momenti di British humour, momenti in cui un’amara ironia e un grottesco sadismo cercano di dare ritmo a una narrazione estremamente lineare e tendente al didascalico, e in cui il volto impassibile (fuori) ma crepato (dentro) di Viviana Lombardo e la mora focosità (poi sedata) di Silvia Scuderi cercano di dar corpo a interpretazioni omogenee e coerenti tra loro, anche se appensatite da un outfit incapace di rendere adeguatamente conto dei lunghi «tre anni durante i quali la sottoposta, Emma, passa da una situazione iniziale d’indipendenza a una totale trasformazione, financo ad una condizione di complicità».

Contrazioni è allora un testo che, cercando di affrontare una tematica da sempre di stringente attualità (l’incrocio contrattualistico tra il godimento e la con-cessione dei diritti individuali in una società organizzata), si riduce al caso occidentale – dove ha assunto le forme ideologiche della produttività – sperando di esporla al massimo grado in un caso particolare, quello della società anglosassone, senza marginalizzarla.

Un dettaglio complesso, quest’ultimo, tuttavia profondamente intrecciato con la propria ecologia culturale e storica di riferimento e che, restituito crudo e decontestualizzato, risulta, di conseguenza, al netto dei luoghi comuni o delle iperboli, lontano dal parlare autenticamente la lingua italiana.

Lo spettacolo è andato in scena:
Sala Uno Teatro

dal 1 al 5 febbraio 2017

Contrazioni
di Mike Bartlett
traduzione Monica Capuani
regia Luca Mazzone
con Viviana Lombardo e Silvia Scuderi
spazio scenico e paesaggio sonoro Luca Mazzone
progetto e realizzazione video Pietro Vaglica
luci Fiorenza Dado e Gabriele Circo
produzione Teatro Libero Palermo, Centro di produzione teatrale

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