Quando il cinismo lascia spazio al sentimento

Dopo più di 10 anni e soprattutto dopo il fischiato Don Giovanni proposto l’anno passato, il Carlo Felice di Genova continua questa stagione nel migliore dei modi elevando sempre più il Genio musicale per eccellenza proponendo una grandiosa opera mozartiana: Così fan tutte, ossia la suola degli amanti, per la regia di Ettore Scola nella ripresa di Marco Scola Di Mambro.

Il genio mozartiano non ha bisogno di conferme, ma è comunque sempre un piacere e un arricchimento ascoltare e vedere la messinscena delle sue partiture, specialmente la triade italiana versificata da Lorenzo da Ponte (Le nozze di Figaro, Don Giovanni e Così fan tutte). Trama molto semplice ma dai numerosi spunti critici, già molto moderni per l’epoca di Mozart: i due protagonisti sono innamorati di due donne, Dorabella e Fiordiligi, della cui fedeltà sono assolutamente certi. Allo stesso modo sono certe le dame nei confronti dei cavalieri, loro futuri sposi. A turbare l’equilibrio arcadico interviene l’amico di quest’ultimi, Don Alfonso, il quale vuole dimostrare come «È la fede delle femmine come l’araba fenice: che vi sia, ciascun lo dice; dove sia, nessun lo sa». Di qui la mascherata dei due uomini che, finta la partenza per la guerra, in realtà si presentano alle dame come due lontani amici albanesi di Don Alfonso, Tizio e Sempronio, e corteggiano l’uno la dama dell’altro. Le dame a loro volta, sebbene riluttanti all’inizio, successivamente cadono spinte dalla cameriera Despina. Ceduto ai due uomini nonché loro fidanzati scambiati, la burla viene svelata e nella filosofica conclusione si ha un lieto fine.

Il grandioso direttore, il Maestro Webb, dopo essere stato accolto da scroscianti applausi di incoraggiamento (non necessari, ma pur sempre affettuosi), alza la bacchetta per avviare l’Andante dell’Ouverture, immergendo il pubblico nel pieno dei fasti viennesi di fine Settecento. Si apre il sipario ed ecco sul palco i due protagonisti maschili, Ferrando (Blagoj Nacoski, Tenore) e Gugliemo (Michele Patti, Baritono), che cantano la fedeltà delle loro belle nel celebre La mia Dorabella capace non è che diventa terzetto con l’intervento del terzo protagonista maschile, Don Alfonso  (Daniele Antonangeli, Basso).

Bastano questi primi 10 minuti a immergerci nell’atmosfera di una Napoli settecentesca, con il suo porto e i suoi colori. Luci, scene e costumi sono un tutt’uno grazie all’attenta regia, ma questa messinscena è un diamante da osservare controluce per coglierne tutte le sfumature cromatiche. Le scene sono funzionali e rese reali grazie ai meccanismi scenici che mettono in moto gli oggetti, nello specifico le barche in partenza sul golfo napoletano su di cui salpano i due soldati. Ogni cosa, dal giardino al palazzo delle dame, alla piazza in cui si svolgono gli incontri tra i due soldati travestiti e Don Alfonso, svela attenzione al dettaglio. Le luci sono in perfetta sincronia con la musica e il sentimento e i costumi, raffinati, precisi dai colori definiti quindi complementari con le scenografie.

E dunque le due componenti sonore: cantanti e orchestra. Tutti i sei protagonisti si dimostrano artisti a tutto tondo come è ben evidente nel finale del I Atto sulle note di Eccovi il medico, signore belle. In esso, le due voci maschili protagonisti cantano sdraiati a terra (non solo bravi attori ma intrepidi cantanti) mentre le due amanti nel panico generale della situazione, con la coppia di ingannatori Don Alfonso e Despina (Barbara Bargnesi, Soprano) che ride alle loro spalle, in un schema di coppie che rende equilibrata l’intera conclusione del primo atto.

E sempre di doti dei magnifici sei sul palco occorre parlare per la loro chiarezza e profondità esecutiva nel canto, in particolare si ricorda il recitativo accompagnato Ei parte… senti… e il rondò Per pietà, ben mio, perdona cantati da Fiordiligi nel II atto, oppure l’aria Donne mie, la fate a tanti di Guglielmo e infine l’aria È amore un ladroncello di Dorabella. Da segnalare, per dovere di cronaca e per rispetto dei più melomani, il taglio di due scene del II atto, scelta del direttore e del regista, che non saranno sfuggite alle orecchie dei più attenti conoscitori del libretto presenti in sala ma la cui mancanza ovviamente non ha intaccato la messinscena completa.

Per concludere, occorre ricordare quanto il merito di tale riuscita sia da attribuire al genio indiscusso del maestro Webb, non solo perché vero interprete del compositore austriaco, il cui spirito riempie la sala per tutta l’opera, ma anche per la sua impeccabile e precisa direzione del completo organico orchestrale. Il maestro è inoltre esecutore dei numerosi recitativi al pianoforte che intervallano l’orchestra in entrambe gli atti: un grande musicista, un grande maestro e un grande interprete, in questo caso, di Mozart.

«Fortunato l’uom che prende ogni cosa per buon verso, e tra i casi e le vicende da ragion guidar si fa»
Così fan tutte, atto II scena XVIII

Lo spettacolo è andato in scena
Teatro Carlo Felice

Passo Eugenio Montale 4, Genova
17, 22 febbraio ore 20.30
18,19 e 21 febbraio ore 15.30

Così fan tutte, ossia la scuola degli amanti
di Wolfgang Amadeus Mozart
libretto di Lorenzo Da Ponte
dramma giocoso in due atti
regia di Ettore Scola
ripresa da Marco Scola Di Mambro
con
Ekaterina Bakanova – Fiordiligi
Raffaella Lupinacci – Dorabella
Michele Patti – Guglielmo
Blagoj Nacoski – Ferrando
Barbara Bargnesi – Despina
Daniele Antonangeli – Don Alfonso
direttore d’Orchestra Maestro Jonathan Webb
scene Luciano Ricceri
luci Andrea Anfossi
recitativi al pianoforte Maestro Jonathan Webb
assistente alla regia Nicola Dragone
assistente alle luci Vladi Spigarolo
orchestra e Coro del Teatro Carlo Felice
maestro del Coro Franco Sebastiani
durata 195 min. con intervallo

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