Di tre cose il valor sanno le genti.|Valor di gioventù san gli attempati,|Valor di sanità sanno i malati,|Valor de le ricchezze gli indigenti. (Omar Khayyâm)

Per il secondo appuntamento del festival Cuore di Persia va in scena in prima nazionale il gruppo Yase Tamam che, con il suo Count to One, «recupera la grande tradizione del teatro d’animazione, affidando alla realizzazione fluida di oggetti e pupazzi in diretta il compito di dichiarare un profondo antimilitarismo, realizzato con un fascino ipnotico speciale».

Su un tappetone circolare illuminato ad arte, tre soldati giocano alla (e con la) vita. Accompagnati dalle corde pizzicate di un koto e dall’eco vuota di un vaso, gli attori di Zahra Sabri riescono a fondere insieme il bellico e il ludico, generando dalla pura argilla momenti di raffinata poesia. La totale mancanza di parole non inficia affatto il fluire narrativo, che si snoda di luce in luce ispirandosi alle quartine del poeta iraniano del XII secolo Omar Khayyâm. Famoso per le sue riflessioni algebriche, il costruttore di tende (al-Khayyām, per l’appunto) era anche un noto amante del vino, che osannava senza posa nei suoi componimenti traboccanti di gioia. Partendo da questi sferzanti versi pregni di scetticismo, Sabri sviluppa il proprio inno alla vita, riproponendo in veste allegorica il mondo da lei esperito.

Da un rapido raid aereo a una partita a scacchi senza vincitori ma ricolma di vinti, il messaggio radicalmente critico è palese: non v’è nulla di buono nella guerra. Eppure la condizione dell’essere umano, paragonata a un carosello lanciato a tutta velocità dove due dei tre militi mettono e tolgono le loro vittime di terra bagnata, non è motivo di tristezza, ma di riflessione. Le strofe bacchiche del poeta si ritrovano nei quadri circolari che descrivono con limpida consapevolezza tutte le ingiustizie e tutte le vessazioni a cui è sottoposta la gente di mortale argilla.

Quando il re viene spodestato e la sua corona cade al suolo, rotolando fino ai piedi di un pover’uomo, questi non la raccoglie, conscio della vacuità di tale simbolo, e la rispedisce al mittente. Una volta plasmata in cuscino, però, sarà ben felice di posarvi il proprio capo e riposare le membra, finalmente appagato. La semplicità e la purezza del metateatro iraniano degli Yase Tamam fa sorridere i pochi spettatori presenti – muovendoli spesso e volentieri perfino alle lacrime – offrendo momenti densi di significato ma vestiti di lucida innocenza: una coppia di amanti si fonde insieme dapprima con pudore e poi con trasporto fino ad annientarsi a vicenda e le loro lacrime di morte diventano nutrimento per i sopravvissuti di ogni conflitto mondiale.

Nonostante tutte le sofferenze e tutte le angherie rappresentate, però, Count to One non vuole essere un esercizio formativo che contrappone i giusti dagli empi. Come sembra voler dire la stessa regista con questo suo titolo anglofono, infatti, la performance altro non è che un invito a riconsiderare la realtà a partire dalle basi. Non serve contare fino a cento per capire la vita: basta concentrarsi sull’unità. Il derviscio infaticabile può ricercare l’ascesi quanto vuole, a trovarla sarà soltanto l’uomo stanco all’ombra dell’albero.

Lo spettacolo è andato in scena all’interno di Cuore di Persia, festival di arte, spettacolo e società dall’Iran contemporaneo:
Teatri di Vita

via Emilia Ponente 485 – Bologna
venerdì 1 e sabato 2 luglio, ore 21.15

Count to One
drammaturgia e regia Zahra Sabri
produzione Yase Tamam

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