Distopia finanziaria

Se esiste una serie A del palcoscenico la Compagnia Musella Mazzarelli raggiunge i vertici, si allena per le Olimpiadi e, al loro terzo spettacolo, guadagna il podio.

Crack Machine – Il denaro non esiste è una macchina ad alta cilindrata, indocile, scattante, dalla componentistica ingranata. Si dice del buon teatro che sembra un film, ebbene l’allestimento suddivide spazio e tempi con cura, costruendo scene mai banali, tecnicamente impeccabili, cinematografiche. Tutto dipende dalla capacità artigianale di creare un ambiente attraverso scenografie realistiche (brava Elisabetta Salvatori), luci razionali (lampadine a incandescenza e neon sul palco, oltre ai riflettori), interpretazioni autentiche, comunicative, e in ciò gli attori/autori Paolo Mazzarelli e Lino Musella rappresentano quattro personaggi distanti l’uno dall’altro per gestualità, dialetto, costume con l’istrionismo e il guizzo dei grandi.
La storia è ispirata alla cronaca. Jerome Kerviel, ex-trader della banca francese Societé Generale, è arrestato nel 2008 con l’accusa di arbitraggio e illecito bancario per una cifra intorno ai sei miliardi di dollari e condannato a tre anni di reclusione dopo aver provocato uno dei più grandi scandali finanziari di tutti i tempi. Mazzarelli e Musella, attenti a decifrare la contemporaneità con la consueta prassi di un lavoro 50/50 in ogni fase di sviluppo, così dal 2009 per Due cani e Figlidiunbruttodio, si immergono nel mondo delle speculazioni finanziarie (niente di più attuale per via della Crisi & Co.) allontanandosi dal fatto in sé, a favore di una trama elaborata in flashback tesa a raccontare l’assurdità del macromondo dietro la facciata, dietro le notizie blaterate dalla stampa, innescando una riflessione sulla criminalità e i suoi templi: carceri e banche.
Rinchiuso in galera con l’imputazione di un colossale inside trading, Giovanni Cervello, ex-prodigio della finanza, la cash machine a nove zeri, si ritrova isolato dal mondo. Allo scoppiare dello scandalo la banca per la quale lavorava si è affrettata a scaricare ogni responsabilità su di lui, gettandolo nelle fogne del silenzio, ora che si è mutato in un agente al ribasso, una crack machine, pericolosa anche, per la sua scomoda pretesa di rivelazione. Cervello progetta, infatti, di trascinare allo scoperto la banca, denunciare il marcio, le ingenti dipartite verso paradisi fiscali, il miracolo dello sporco che diventa pulito con un riciclo ecologico. Danneggiare l’utopia del guadagno, in un mondo, quello del trading «governato da regole paradossali», al punto che «il denaro non esiste, non è verificabile» quando i conti giungono a cifre smisurate. Lo strenuo proposito si scontra però con la verbosità perversa dell’avvocato Alberto La Parola, inviato dalla banca per ammansire la mina vagante Cervello, attraverso patteggiamenti allettanti avanzati nel corso di notturni colloqui in cella. E con la genuina semplicità di Antonio Marigliano detto Eros, originario della remota periferia napoletana, responsabile della falegnameria penitenziaria. Antonio sì che possiede il curriculum completo del criminale, compreso l’omicidio di due persone, possiede pure una famiglia che lo aspetta fuori, un’instancabile volontà di montare e smontare mobili. Quello che non possiede è la sottigliezza per inchiodare i sottintesi, trapanare l’astratto. In fondo è una persona semplice che sa quello che vede e comprende quello che tocca, per il resto usa l’istinto e il cuore. Perciò quando Italo Capone – volitiva e bisunta guardia carceraria – tra le labbra del quale la parola “fiducia” ha lo stesso impatto di una secchiata d’acqua fredda sulla brace, lo seleziona per ricevere la benedizione del papa in visita nel carcere, Antonio, disilluso e privo di speranza, raccoglie trucioli d’entusiasmo che usa per aiutare Giovanni Cervello. Un plot lineare riempito di dialoghi arguti che sebbene rivelino verità funeste (la folle logica del profitto manovrata da disonesti magnati che creano povertà dalla quale si genera delinquenza, la bilaterale prospettiva della criminalità che si capovolge come una clessidra) non manca di momenti divertenti e commoventi. Particolarmente indovinato anche il commento sonoro che inserisce stralci estrapolati dalle radio napoletane dedicate ai carcerati su base elettronica. Uno spettacolo intenso che tributa ossequi anche al teatro che ha permesso l’allestimento, il Palladium di Roma e alla rassegna che lo ha selezionato, Teatri di Vetro.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Palladium
piazza Bartolomeo Romano, 8 – Roma
lunedì 21 maggio, ore 23.00
(durata 75 minuti senza intervallo)

Compagnia MusellaMazzarelli presenta
Crack Machine – Il denaro non esiste
di e con Paolo Mazzarelli, Lino Musella
scene Elisabetta Salvatori
musiche Climnoizer – Co’sang
voce registrata Federica Fabiani
organizzazione Carolina Pedrizzetti

La rassegna Teatri di Vetro continua:
fino a venerdì 25 maggio
www.teatridivetro.it

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