Teatro civile

Al Tieffe Teatro va in scena Crack machine con il collaudato duo MusellaMazzarelli – che racconta verità scomode sul mondo della finanza. Seppure già nota, svelata attraverso il mezzo teatrale, la verità colpisce e fa riflettere con urgenza altra.

Recentemente ho sentito dire una cosa che davo per scontata ma che, purtroppo, non è pensiero comune di tanta parte della società contemporanea, e soprattutto non appartiene a coloro che, detenendo il potere, reputano il teatro uno svago secondario al quale è necessario tagliare i fondi statali. In breve, questa affermazione – nella sua luminosa ovvietà – sento il bisogno di ribadirla: “tutto il teatro è civile, non solo quello che, oggi, viene ufficialmente definito tale”.

Fin dalle origini greche il potere catartico e la funzione civile del teatro erano il fulcro di qualsiasi rappresentazione e, spesso, anche nei secoli seguenti, questa forma d’arte ha ricoperto la funzione di giudice super partes che, attraverso il peculiare rapporto tra pubblico e oggetto della rappresentazione, ha permesso di svelare misfatti anche dolorosamente noti – ma più efficaci proprio per la dimensione dell’ineludibile hic et nunc (due esempi su tutti: sul côté della metateatralità, Amleto, quando smaschera madre e zio proprio attraverso una rappresentazione dell’omicidio perpetrato ai danni del padre; a livello di teatro di parola, l’orazione civile di Vacis e Paolini, Vajont).

Nell’era della dimensione digital-totale, è possibile cambiare canale di fronte a una notizia scomoda; il linguaggio giornalistico con la sua sinteticità non permette un’acquisizione approfondita delle notizie; così come il metodo del “bombardamento mediatico” ci fa subito dimenticare gli efferati crimini di qualche giorno prima perché bisogna bersagliare il nuovo, clamoroso caso dell’ultima ora.

A teatro non si può scappare: quello che si vede e si sente è lì, in carne e ossa, di fronte a noi – non si può rifiutarlo. Soprattutto, con le luci della ribalta, che creano una dimensione quasi onirica; con la coscienza di quella quarta parete, che esiste eppure non esiste; con la percezione immediata e iper-intensificata di ciò che sta succedendo, non si può che riflettere due volte di fronte a quanto rappresentato e agito in scena.

Spiacenti per questa breve lezione di teatro, necessaria in questo caso più che mai: il duo Paolo Mazzarelli e Lino Musella rappresentano a pieno quel tipo di teatro che non si compiace del rifacimento intellettuale o trasgressivo di classici noti fino alla nausea, ma, al contrario, porta in scena storie nuove sulla base di vicende attuali perché avverte l’urgenza di far riflettere una società civile che si sta disgregando, che sempre di più confonde o sovrappone il lecito e l’illecito, il bene individuale e quello collettivo.

Geremia Cervello (personaggio interpretato dal bravissimo Mazzarelli, che riecheggia il Jerome Kerviel della Société Générale, ossia uno dei principali responsabili di un buco di 4,9 miliardi di Euro nel bilancio della sua banca) è un pretesto per sondare argomenti scottanti e quanto mai attuali: nel dialogo tra questo ex-trader di successo e un altro detenuto, un criminale “normale” del napoletano (interpretato dall’abilissimo e camaleontico Musella), vengono a galla contraddizioni aberranti: finché i grandi della finanza pensano che tu sia una fruttuosa cash machine non c’è nulla che può impedirti di fare truffe finanziarie che non disdegnano connivenze con le mafie, sfruttamento di tragedie umanitarie, finanziamenti di guerre. Quando il vento, però, cambia inspiegabilmente rotta e non servi più, saranno gli stessi a sfruttarti come crack machine – trasformandoti in unico capro espiatorio di un crollo economico epocale, pronti a sacrificare la tua dignità grazie a un avvocato che è pagato lautamente per coprire l’illecito, piuttosto che per portare alla luce verità e giustizia.

La scelta di una scenografia essenziale ma abilmente mutevole accompagna – nel ritmo e nelle circostanze – i cambi di costume dei due interpreti, bravissimi nel trasformarsi da vittime a subdoli rappresentanti delle istituzioni, che gestiscono i giochi del potere: il logorroico e corrotto avvocato La Parola e la guardia carceraria Capone, che gestisce favori e connivenze tra i detenuti e i piani alti.

Decisamente efficace il metodo utilizzato dal duo per la costruzione dello spettacolo: mai dispersivo e in grado di catalizzare l’attenzione degli spettatori sui nuclei importanti della vicenda. Attraverso dialoghi asciutti, che non si compiacciono dell’ovvietà e del pietismo, partendo da un caso particolare (quello di Jerome), in un contesto ben identificato (il carcere), lo spettacolo rivela problematiche di ordine mondiale, dinamiche di criminalità ramificata su più livelli. Privo di retorica, il messaggio che fa riflettere è sostanzialmente semplice: vittime relativamente innocenti di un sistema malato scontano in carcere la colpa di chi, fuori, i giochi grossi continua a farli – per un profitto totalmente individuale e mostruosamente incivile.

Un vero peccato vedere occupata solo metà della platea perché la mancanza di un atteggiamento didascalico o didattico lascia spazio anche a momenti di divertimento sagace – quand’anche siano occasioni bozzettistiche, magari a rischio cliché. Ma sono proprio questi aspetti, tipici della nostra cultura, che permettono a una vicenda internazionale di avere quel colore e quella caratterizzazione che la rende più vicina a noi, evitando un’astrazione che altrimenti farebbe avvertire questa storia come un qualcosa di lontano e di estraneo.

Lo spettacolo continua:
Tieffe Teatro
via Ciro Menotti, 8 – Milano
fino a domenica 22 aprile
orari: martedì, giovedì, venerdì e sabato, ore 21.00 – domenica, ore 17.00 – mercoledì, ore 19.30
 
Crack machine
Il denaro non esiste
Uno spettacolo di e con Paolo Mazzarelli e Lino Musella
scene Elisabetta Salvatori
musiche Climnoizer – Co’sang
voce registrata Federica Fabiani
produzione Compagnia Musella Mazzarelli

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