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teatro-olimpico-romaDopo la prima assoluta a Lisbona, presso la Chiesa di San Domenico, arriva in Italia la nuova produzione dell’Orchestra di Piazza Vittorio, Credo, forma musicale dell’«espressione dialogo interreligioso» su testi del teologo José Tolentino Mendonça.

È un omaggio al Giubileo Straordinario della Misericordia, un Oratorio dedicato «all’interazione positiva e cooperativa fra persone appartenenti a differenti tradizioni religiose […] alla comprensione tra religioni diverse e alla tolleranza che ne deriva, pur rimanendo sulle rispettive posizioni», quello messo in scena al Teatro Olimpico di Roma dall’Orchestra di Piazza Vittorio, il multiculturale ensemble nato nel quartiere popolare dell’Esquilino

Privato di ogni drammaturgia, ridotto nella scenografia a semplici variazioni cromatiche, essenzializzato l’allestimento a una esecuzione classica e frontale, Credo si colloca diversamente rispetto al meraviglioso solco tracciato dai precedenti Flauto Magico, Carmen e Le tour du monde en 80 minutes.

La polifonia, l’armonia modale e il libero contrappunto, la pluralità linguistica, la rielaborazione strumentale e la scomposizione ritmica, la ciclicità e le variazioni melodiche rappresentano le scelte stilistiche che hanno caratterizzato lo sviluppo di Credo – sette brani aperti da un Prologo e chiusi da Brilha uma estrela con l’Amen finale – la cui esecuzione ha visto accompagnarsi voci singole e in coro, canti in napoletano, arabo, inglese, portoghese e latino, strumenti esotici (kora, dulcimer, w’tar, oud) e non (chitarra e basso elettrico, organo e violoncello).

A tratti suggestivo, l’incedere musicale è apparso sostanzialmente omogeneo nella pacatezza delle sonorità e nella realizzazione di una atmosfera di liturgia civica volta all’umanità più che alla divinità, ma non sempre ha raggiunto l’auspicato equilibrio tra parti strumentali e cantate, soffrendo una  semplicità esecutiva sembrata eccessiva e mal bilanciata dai rari momenti di virtuosismo, nonostante una varietà di stili capace di attraversare Occidente a Oriente, canti sufi e vocalismi arabi, l’acustico ed l’elettrico.

La commistione di culture e di suoni è, allora, emersa con troppa delicatezza dalla combinazione di lingue e strumenti, donando l’impressione di disperdersi e disperdere la caratteristica vitalità dell’Orchestra di Piazza Vittorio in una direzione troppo canonica, in esecuzioni forzatamente ingessate che, a loro volta, hanno finito per sacrificare un’originalità rimasta salda unicamente nell’intenzione e nell’ambizione di dare concreta testimonianza dello straordinario valore dell’alterità e dell’incontro che (non) solo l’arte può realizzare.

Il concerto è andato in scena:
Teatro Olimpico

piazza Gentile da Fabriano, 17, Roma
giovedì 17 dicembre 2015, ore 21
prima esecuzione italiana

Credo
dell’Orchestra di Piazza Vittorio
Oratorio interreligioso in occasione del Giubileo Straordinario
testi scritti e scelti da José Tolentino Mendonça
musica di Rossini, Britten, Orchestra di Piazza Vittorio, canti sufi, canti religiosi baifal
direzione artistica e musicale Mario Tronco
elaborazione musicale di Mario Tronco, Leandro Piccioni, Pino Pecorelli
voce Houcine Ataa
voce Viviana Cangiano
violoncello Kyung Mi Lee
voce, kora Kaw Sissoko
basso elettrico ed electronics Pino Pecorelli
organo e tastiere Leandro Piccioni
voce e oud Ziad Trabelsi
Accademia Filarmonica Romana
in collaborazione con Teatro Olimpico
in coproduzione con Festival Todos (Lisbona) e Vagabundos

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