La luce della ragione illumina, più dei riflettori, le tavole del Franco Parenti di Milano.

Gabriele Vacis è un autore e regista che ha il dono di far pensare il proprio pubblico, intrattenendolo. Con la levità del teatrante e l’intelligenza dell’uomo, non a caso, si è fatto conoscere con Vajont 9 ottobre 1963 orazione civile, avvalendosi allora della collaborazione e del talento di Marco Paolini.

Oggi torna sui palcoscenici con Valerio Binasco, un altrettanto bravo compagno di viaggio – perché le Crociate erano soprattutto questo – a raccontare i tempi in cui massacri, sangue e morte, d’un tratto, si trasformarono nel proprio ossimoro, diventando “guerra santa”.

Attingendo a piene mani nel poema di Lessing, Nathan il saggio – opera profondamente illuminista, figlia di un’epoca in cui si elogiava la tolleranza – Binasco rievoca la Crociata dei Fanciulli e, soprattutto, la Terza Crociata, che contrappose in un lungo, straziante assedio Salah Ed-Din a Riccardo Cuor di Leone – uno dentro, e l’altro fuori dalle mura della città santa per eccellenza, Gerusalemme.

In un lungo monologo che si trasforma spesso in dialogo grazie alla bravura di Binasco di indossare, di volta in volta, e in senso metaforico – perché non vi è alcun cambio di costumi o uso del falsetto, ma solamente l’arguto utilizzo di tutte le sfumature della voce e della gestualità – i panni di Nathan, del crociato, della giovane Recha, del sultano e di sua sorella. Ma anche – e qui l’aggancio con l’attualità si fa evidente – di se stesso e del suo amico d’infanzia che, ai tempi della scuola, poneva alla maestra la domanda più importante dell’intero spettacolo, in un momento personalissimo e umanamente condivisibile: «Quand’è che si definisce “santa” la pace?» per ottenere una risposta altrettanto disarmante: «Quando si chiede a qualcuno di lasciarci in santa pace!».

Bastano lievi gesti, cadenze, un balbettio, un movimento appena accennato alla regia arguta di Vacis e alla padronanza dei propri mezzi espressivi di Binasco per rievocare un intero universo: quello dei protagonisti della Terza Crociata e, soprattutto, il nostro, popolato dai fantasmi dell’intolleranza religiosa, devastato dalla retorica della guerra “giusta” e del sacrificio dei “nostri” ragazzi, dove le parole hanno perso del tutto il proprio significato e il significante si piega ai diktat della propaganda – che ci fa credere in guerre denominate “missioni di pace” e che la democrazia possa essere imposta con i fucili e i missili, diventati improvvisamente “intelligenti” (forse sottraendo un pezzetto di cervello a tutti noi, che li guardavamo affascinati in tv mentre tracciavano scie luminose nei cieli di Baghdad. Noi volutamente ignoranti di sapere quale massacro si sarebbe compiuto quando avessero raggiunto il loro “bersaglio” umano).

Uno spettacolo, esempio concreto di quel teatro civile che oggi più che mai si contrappone alla tv spazzatura. Ma anche più di questo perché pièce scritta, diretta e interpretata con una sensibilità e un pathos che la fa apprezzare di per sé come opera, al di là del suo messaggio.

Lo spettacolo continua:
Teatro Franco Parenti

via Pier Lombardo, 14 – Milano
fino a domenica 13 marzo
orari spettacoli: da martedì a venerdì ore 20.30 – sabato ore 19.45 – domenica ore 16.00

Valerio Binasco in
Crociate
liberamente ispirato a Nathan il saggio di G. E. Lessing
scrittura e regia di Gabriele Vacis
allestimento e scenofonia Roberto Tarasco

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