«Il mio eloquio sarà il tuo vanto»

Dalla ricerca del valore della parola e di quello del silenzio, va in scena al Teatro Gobetti di Toteatro-stabile-torinorino, Cyrano de Bergerac: un elogio quelle storture della vita che ne rappresentano la singolare bellezza.

Sullo sfondo dei conflitti tra Spagna e Francia, un gruppo di cadetti senza gloria né speranze viene capitanato da uno spadaccino dall’animo irrequieto e dal naso bizzarro, Cyrano.
Un uomo dall’animo incontenibile, che si distingue per l’acutezza dei colpi inferti con la spada ma, soprattutto, con l’eloquio. Un paroliere, un verseggiatore, un abile rimatore, che si innamora perdutamente della cugina Rossana, giovane donna dotata di una bellezza e di un’intelligenza singolari.
L’amore tra Cyrano e Rossana è un amore impossibile per via di quel simbolo di inadeguatezza che lo spadaccino porta in volto: un naso grosso e rubicondo, di una bruttezza singolare, che poco si accorda con la sua bellezza d’animo.
Rossana si invaghisce perdutamente di Cristiano, giovane cadetto, bello e privo di spirito, totalmente incapace di parlare d’amore, e lo sposa.
La consapevolezza di un amore impossibile ma, allo stesso tempo, incontenibile spinge Cyrano a trovare un modo diverso di esprimerlo: prestare la voce del suo cuore a Cristiano perché le sue parole possano arrivare a Rossana nel bell’aspetto che preferisce.
L’amore si trasforma in un inganno, dove l’eloquio del paroliere accorre a supporto della bellezza muta del giovane cadetto. Al centro di questo intrigo amoroso si trova lo spettatore, fisicamente trasportato nel mezzo di un palco che non ha altro arredo se non quello delle parole e della profondità dell’animo umano.
La scelta della regia è di porre l’accento non sull’azione ma sul dialogo: Cyrano, quasi immobile, si dilunga in riflessioni in cui mette in luce l’accavallarsi di ragione e sentimenti, esponendo completamente il suo pubblico al suo straordinario flusso emotivo.
La volontà di Cyrano di fare dono delle sue parole a Cristiano diventa uno snodo essenziale nella narrazione. Cristiano si fa portavoce di una voce non sua, divenendo mero strumento di comunicazione e questo segna inizio e fine della sua vicenda amorosa.
L’afasia di Cristiano lo confina in uno spazio silenzioso e soffocante, dove non arriva l’amore (vero) di Rossana, ma solo quello che Cyrano nutre nei confronti di lei.
Dell’impossibilità di espressione dei due protagonisti, Jurij Ferrini, protagonista e regista della commedia, interpreta magistralmente il dolore che deriva dalla negazione del sé più autentico. Deponendo la propria fisicità e prendendo a prestito quella di qualcun altro, Cyrano denuncia la propria inadeguatezza alla vita e segna il suo destino di infelicità. Lo stesso fa Cristiano che, perdendo la voce, compromette definitivamente le sue possibilità di discernimento e di espressione.
Cyrano, allora, diventa un modo per portare in scena un elogio alle storture, alle imperfezioni della vite che non devono essere raddrizzate, ma devono essere invece coltivate: solo grazie a loro è possibile evidenziare la singolare bellezza che caratterizza l’essere umano.

Lo spettacolo è andato in scena
Teatro Gobetti

Via Gioacchino Rossini, 8, 10124 Torino
Dal 21 ottobre al 16 novembre 2014
14 e 15 novembre – ore 20.45
16 novembre – ore 15.30

Cyrano de Bergerac
di Edmond Rostand
Regia Jurij Ferrini
Traduzione e adattamento Jurij Ferrini
Con Jurij Ferrini, Ilenia Maccarrone, Raffaele Musella, Fabrizio Careddu, Lorenzo Bartoli, Daniele Marmi, Andrea Fazzari, Francesca Turrini, Michele Schiano di Cola, Angelo Tronca, Luca Cicolella
Scene e costumi Gaia Moltedo
Luci Francesco Dell’Elba

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