Non c’è niente di più comico dell’infelicità

Al Piccolo Eliseo, Glauco Mauri e Roberto Sturno portano in scena Da Krapp a Senza Parole, riuscitissimo montaggio di brevi pièce dell’immortale Samuel Beckett.

Nessuno mai ha penetrato l’atroce realtà dell’esistenza umana con un occhio tanto lucido e spietato; la sua scrittura, apparentemente astratta, inconcludente e delirante, si rivela una delle testimonianze più significative dello spirito della modernità e del Novecento, perché nelle sue opere si riflette il male che invade il nostro mondo, le contraddizioni della nostra epoca, il dolore e la disperazione che attanaglia ognuno di noi. Stiamo parlando di Samuel Beckett, drammaturgo irlandese che è divenuto, grazie al suo lungo e trionfante soggiorno a Parigi, uno dei maestri del teatro del XX secolo, con opere come Aspettando Godot e Finale di partita. Quando le sue pièce arrivarono nelle sale di tutta Europa, lo shock fu inevitabile, e lo stupore pari solo alla consapevolezza che ci si trovava davanti a una nuova era per il teatro; per queste ragioni, assistere a un’opera di Beckett ancora oggi diviene un’esperienza insostituibile per tornare a riflettere, amaramente, sul significato ultimo della vita e sulle fibre che tessono il nostro soggiorno su questa “palla di fango”. Fino al 21 aprile, al Piccolo Eliseo Patroni Griffi, sarà possibile assistere a Da Krapp a Senza parole, ovvero un percorso teatrale che attraversa alcune delle opere del maestro dublinese, proposte di seguito per restituire tutto il valore filosofico ed espressivo della sua produzione. Sul palco Glauco Mauri e Roberto Sturno, due interpreti legati da un sodalizio artistico che dura dal 1981, coppia più che testata nei teatri di tutta Italia, anche nello specifico delle messe in scena beckettiane. Di Mauri, classe 1930, è anche la straordinaria regia, potente e perfettamente consona alle vicende tanto strazianti quanto comiche dei personaggi clowneschi di Beckett. Dopo un inutile Prologo, dove i due attori, didascalicamente, recitano alcuni aforismi e aneddoti dello scrittore, facendo riferimento anche al pensiero contenuto nella sua opera e montando frasi e riferimenti presi dalla sua produzione, lo spettacolo entra nel vivo dimostrando il suo straordinario livello già con Respiro, una non-pièce di pochi secondi, dove viene solamente mostrato un mucchio di stracci e spazzatura in mezzo al fumo, mentre si sente un primo e un ultimo respiro, espressione metaforica lancinante di cosa sia la vita. Improvviso dell’Ohio, scritta dal Premio Nobel in occasione di un suo invito alla Columbia negli Stati Uniti, è un monologo di dolore, che resta come sempre in Beckett in una vaghezza assillante e cupa; già qui, il lavoro sulla messa in scena e sulla scenografia appare di grande suggestione, ma il meglio arriva con l’Atto senza parole, interpretato per la prima volta nel 1962 proprio da Glauco Mauri, ma che in questa occasione cede il ruolo al collega Sturno: un palco bianchissimo, dove un uomo solo e abbandonato viene deriso dal destino che si fa beffe di lui, al quale viene negato persino il privilegio di impiccarsi per abbandonare questo mondo. L’attore, ma soprattutto per merito della regia, riesce benissimo nella sfida di restare in equilibrio tra il dramma e la tragedia da un lato, e l’ilarità cinica dall’altro, perché come sosteneva Beckett «niente è più comico dell’infelicità». La seconda parte dello spettacolo è invece composta da L’ultimo nastro di Krapp, opera nota di Beckett, dove un anziano scrittore riascolta un vecchio nastro registrato tanti anni prima, che racconta la sua vicenda con una donna lasciata per inseguire vani e illusori sogni di successo letterario, e che invece rappresentava l’unica minuta possibilità di essere felici. Qui Glauco Mauri dimostra tutta la sua incredibile professionalità, interpretando un personaggio distrutto dalla vita, al contempo drammatico e sarcastico. Anche la regia, in questo ultimo atto, resta strepitosa: un banco di lavoro scarno riempito da scatole, e una luce soffusa che minaccia il protagonista dall’alto. Per concludere, uno spettacolo imperdibile (eccezion fatta per il perdibilissimo Prologo) soprattutto perché è un’occasione unica per assistere ad alcune delle mini-pièce e sketch beckettiani raramente messi in scena.

Lo spettacolo continua:
Teatro Piccolo Eliseo Patroni Griffi
via Nazionale, 183 – Roma
fino a domenica 21 aprile
orari: martedì, giovedì e venerdì ore 20.45, sabato 13 aprile ore 16.30, mercoledì 17 aprile ore 17.00, sabato 20 aprile ore 20.45, domenica ore 17.00

Compagnia Glauco Mauri Roberto Sturno presenta
Da Krapp a Senza parole
di Samuel Beckett
regia Glauco Mauri
con Glauco Mauri, Roberto Sturno

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