Donne per le donne

Per I viaggi di Capitan Matamoros, festival internazionale di Commedia dell’Arte nei luoghi storici di Napoli, Teatro Nucleo presenta Dame la mano, una suggestiva e radicale attualizzazione di A Media Luz, spettacolo firmato dalla stessa compagnia ferrarese negli anni ’80.

Spettacoli ed eventi di compagnie provenienti da Italia, Spagna e Danimarca, dispiegati su tre mesi di programmazione sono stati protagonisti dell’edizione 2018 de I viaggi di Capitan Matamoros, festival diretto da Luca Gatta e recentemente insignito dell’EFFE Label 2017-2018 dall’Efa, riconoscimento che «mira a selezionare le eccellenze dei festival attivi in Europa secondo criteri che valutano l’impegno verso l’arte, il coinvolgimento attivo della comunità e la vocazione internazionale».

Non è una coincidenza che proprio in questo clima di incontro tra innovazione e tradizione sia andato in scena, in prima nazionale, Dame la mano, ultimo nato in casa Teatro Nucleo, comunità artistica che «vede il teatro come strumento di evoluzione sia per lo spettatore che per l’attore» ed enuclea la propria attività in performance mai scevre da una connotazione formativa volta a elevarne la consapevolezza.

Là dove cambia il contesto va da sé che a cambiare possa, se non debba, essere anche la prospettiva. Non è certo ingenuo avanguardismo a muoverci in questa considerazione. Anzi, è forse la celebre definizione di classico che diede il maestro Calvino a rappresentare al meglio l’idea che l’arte abbia in sé la potenza di continuare a parlare attraverso il tempo, a patto che essa non venga considerata un pezzo da museo da esporre sotto una conservativa teca di cristallo e se (solo se) mossa da intenzione autentica, nonché sostenuta da adeguati mezzi tecnici.

Esattamente su questa convinzione e su queste potenzialità si radica la necessità avvertita da Cora Herrendorf di una rilettura di un proprio spettacolo di quasi quarantanni fa, epoca che oggi sembra lontana anni luce. Quello che in A Media Luz era «l’avventura di sfidare Genet» (corsivo dalle note di regia), diventa in Dame la mano una profonda analisi del femminino che non si non limita a decostruirne la dimensione artistica, ma denuncia platealmente e poeticamente «un clima sociale e politico che tende a legittimare offese e violenze di impronta maschile».

La struttura scenica offerta dalla Domus Ars è chiusa, un contesto oppressivo come può essere quello vissuto da chi non ha una woolfiana stanza tutta per sé. In essa, o meglio nella sua assenza, la Herrendorf lascia che l’andamento della vita esperisca rizomaticamente la carnale relazione tra due donne mascherate in maniera archetipica e grottesca e la fantasmatica antagonista rappresentata da Madame. La libertà dei movimenti espressivi è costipata, annunciata e mai del tutto liberata visto che le due stanno recitando il servile copione della propria vita, il cui riferimento a Le serve di Genet è tanto palese e riconoscibile, quanto non didascalico, grazie alla sapiente commistione di stralci poetici (Chandra Livia Candani, Marina Cvetaeva, Gabriela Mistral, Wisława Szymborska), musiche e canti dominati da mestizia e malinconia.

La vastità lirica sposa così una composizione coreografica e drammaturgica di altissimo livello, aprendo l’attenzione all’immaginazione visiva e sonora, più che alla comprensione verbale. In questa dialettica, il pubblico viene condotto naturalmente, senza che nella sua coscienza si crei dissidio tra la razionalità della narrazione e la percezione istintiva di un allestimento che, in tal modo, diventa liturgico, ossia servizio offerto agli astanti. Natasha Czertok e Martina Pagliucoli, sconcertanti per tenuta attorale e feeling, restituiscono la connotazione antropologica dei propri personaggi attraverso la funzione mimetica di visi resi quasi indistinguibili dal trucco e ne sfumano i caratteri con una gestualità diversa, mai rigida e mai veramente simmetrica. La direzione della regista argentina riesce, allora, a non ingessare la spontaneità delle dinamiche corporee – in realtà organizzate secondo una partitura predefinita (pur con dei margini minimi di iniziativa) – e, a partire dalla loro meccanica, riesce a liberarne i conflitti, la ricerca della complicità, la sconfitta e l’intimità, rendendone gli umori autentici protagonisti.

La Herrendorf adatta ai tempi moderni A Media Luz, realizzando un compiuto equilibrio drammaturgico tra l’apollineo del teatro e il dionisiaco della danza, con la costruzione drammaturgica di Dame la mano che diventa funzione di un anelito di liberazione, poiché introduce nella ciclicità delle relazioni interrotte in una ecologia chiusa tra donne, la possibilità di una comunicazione poetica a un livello più viscerale, ma non per questo meno profondamente psichico, sociale e politico. Così contestando, mettendo in crisi e smascherando il verso di un corso altrimenti storicamente strutturale, quello della subordinazione di genere.

Lo spettacolo è andato in scena all’interno de I viaggi di Capitan Matamoros, festival internazionale di Commedia dell’Arte nei luoghi storici di Napoli
Domus Ars

via Santa Chiara, 10C
8 novembre 2018, ore 21.00

Dame la mano
testi liberamente tratti da Le Serve di J.Genet, le poesie di Chandra Livia Candani, Marina Cvetaeva, Gabriela Mistral, Wisława Szymborska
regia Cora Herrendorf
con Natasha Czertok, Martina Pagliucoli
voce off Frida Falvo
disegno luci Franco Campioni
produzione Teatro Nucleo
sartoria Ivonne Mancinelli
realizzazione sedie Elia Veneziani

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