Danza contro la pena di morte

Al Teatro Vascello di Roma in scena Della tua carne, uno spettacolo di teatro danza sulla morte e l’annientamento, l’espiazione della colpa che legittima barbarie e sofferenze.

Non chiamatelo balletto. Della tua carne è molto di più.

Un teatro danza dove la presenza scenica, il movimento del corpo, l’espressività, l’interpretazione e il simbolo si impongono con forza a ogni quadro.
L’opera si apre senza musica, con un battere e levare di piedi. Assenza totale di elementi scenografici, solo la presenza di nove rettangoli in fila disegnati in bianco, che vengono usati spesso nei cambi di scena e come spazi di inquadrature per i solisti. Una luce calda laterale bagna il palcoscenico, creando un gioco di chiari e di ombre sui corpi dei ballerini-attori che giocano mostrandosi e negandosi a tempo di musica.
Lo spettacolo ha una struttura composita, non lineare, come un puzzle si compone davanti ai nostri occhi. Diviso in diciotto quadri, ognuno esprime una visione profonda del dolore e della sofferenza.

Alla base il tema è sempre quello: l’orrore della morte come scelta di giustizia, la violenza che annienta i diritti dell’uomo, l’atrocità che l’essere umano impone a un altro essere umano.

Partendo dalla dolorosa vicenda di Derek Rocco Barnabei, l’italo-americano giustiziato nel 2000 in Virginia nonostante numerose istanze da più parti del mondo per la sua assoluzione, la rappresentazione ci porta indietro nel tempo, all’inizio del terrore mostrando Maria Antonietta e le vittime della ghigliottina francese, ci conduce in Argentina nei campi di concentramento e al destino dei desaparecidos, di fronte alla vergogna moderna della prigione di Abu Ghraib, e poi mostra i silenzi di stato, le torture subite nelle celle, l’ingiustizia di un errore giudiziario.
Ma più di ogni altra cosa Della tua carne racconta il non vedere, il lavarsi le mani di una società che rimuove esistenze che considera “pesanti” .

Sei ballerini-attori entrano in scena vestiti “per bene”, tutti in abito nero e grandi teste bianche come della lampade ingombranti. Sono tutti uguali. Rappresentano il cinismo collettivo, persone insospettabili e pacifiche che di fronte alla brutalità di certi crimini considerano legittimo ricorrere alla pena di morte, ritenendola un atto di sociale utilità.
Appare anche la Giustizia, in abito lungo demodé e bendata. Il non vedere le fa commettere errori, lei che dovrebbe essere sopra ogni cosa, per rendere giusto ciò che è giusto, piange sbucciando cipolle. Anche lei non crede più in se stessa e si perde nell’autocommiserazione.

Lo spettacolo termina come ha avuto inizio: ritornano gli uomini con la testa bianca che cullano Barnabei nell’ultima ninna nanna prima della morte, e poi lo lasciano cadere come sporcizia senza valore.

La musica non è mai eccessiva e ben si mescola alle movenze, guidando lo spettatore ora con i toni dolci di Albinoni, ora con il folk-jazz di Daniele Sepe e i ritmi fusion argentini di Javier Girotto.

Della tua carne, realizzato dalla compagnia senese Motus Danza per la regia di Simona e Rosanna Cieri, è uno spettacolo ben costruito, che talvolta rallenta il ritmo, come per far sedimentare l’asprezza della tematica, ma si riprende in fretta nel quadro successivo.
Motus Danza abbraccia la ricerca di nuovi linguaggi gestuali e tratta sempre temi di impatto sociale, usando la poesia, il simbolo e l’ironia come strumenti di una espressività nuova.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Vascello
Via G. Carini, 78 – Roma
fino a domenica 2 ottobre
orari: sabato ore 21.00, domenica ore 15.00
(durata 1 ora e dieci circa senza intervallo)

Motus Danza in collaborazione con la Fondazione Derek Rocco Barnabei presentano
Della tua carne
di Motus Danza
regia Simona Cieri, Rosanna Cieri
coreografie Simona Cieri
soggetto e sceneggiatura Rosanna Cieri
con Veronica Abate, Martina Agricoli, Maurizio Cannalire, Simona Gori, Federica Morettini, Riccardo Pardini, Simona Cieri.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.