Carosello del femminile

teatro-ringhiera-milano-80x80La compagnia Atopos dedica una trilogia al complesso universo del genere, scandendo in tre brevi spettacoli il mondo della transessualità, del maschile e del femminile, quest’ultimo ora in scena al Teatro Ringhiera: Dell’umiliazione e della vendetta.

Comincia con le luci ancora accese in platea, su una scena vuota, nera, e una Goliarda Sapienza seduta alla cattedra, che snocciola dati e massime a tema femminismo e violenza sulle donne. Ma viene fermata: le sue parole suonano vecchie e sta tralasciando la storia degli ultimi decenni. Il tutto è inframmezzato dall’entrata di due simil-miss Italia che chiedono la pace nel mondo o salutano la famiglia a casa.
Questa l’introduzione, una dichiarazione d’intenti. Da qui in poi sul palco si avvicenderanno le voci di nove attrici, in un graffiante carosello di denunce di ogni forma di violenza sulle donne, fisica ma ancora di più psicologica, politica e sociale; di sfilate di nomi, in esaltazione e ricordo di tutte coloro che hanno contribuito con genio e passione a migliorare il mondo; di ridde di luoghi comuni sulle donne e su ciò che gli uomini si aspettano da loro.
La danza – riuscito omaggio a Caffè Muller – di una giovane forse ubriaca e del marito che con sguardo severo cerca di alzarla, porta la morte in scena: e infatti la ballerina viene portata via come una bara, adagiata sulle spalle dei becchini. Ora le attrici in abiti maschili raccontano storie di omicidi commessi per sbaglio, cadenzati da un mantra di «non pensavo», «non volevo», «ma». E le voci e le bocche ruotano lente intorno al microfono e lo spettatore ha forse l’impressione di passare da una stazione radio all’altra senza trovare altra notizia che quella di uomini che volenti o nolenti hanno assassinato le loro compagne. Quaranta secondi di silenzio, per tutte loro. Si conta.
E poi ancora. Ancora informazioni sul femminismo, transfemminismo, femminismo critico e poi interrogativi sul genere – è forse solo un abito? Cosa fa di una donna, una donna? C’è un’essenza della donna? Giocano a calcio ed esultano sguaiatamente, parodiando l’universo maschile ma asserendo che anche alle donne appartiene quel gioire scomposto e appassionato. Ci si chiede: l’unico genere è forse neutro?
Queste nove donne in scena si vestono e svestono con abiti maschili e femminili, percorrono il femminile da una parte all’altra, cercandoci dentro anche tutto il maschile tarpato dalle pretese della società, raccontano il femminismo; raccontano la violenza, raccontano gli stipendi più bassi, vanno a toccare stereotipi anche inversi («mi hai ferita / da te non me lo aspettavo / perché… / perché sei una donna»), gridano la lotta.
In questo campo immenso che la compagnia Atopos cerca di trattare, c’è tutto ciò che nel bene e nel male potremmo associare alla parola donna, in un brainstorming di luoghi comuni da dissodare e mettere in discussione.
Ma a volersi muovere in un terreno così ampio e vario si finisce per essere assaliti da quegli stessi luoghi comuni. Tanto più che non li si vuole mettere alla berlina con spassionata ironia, ma li si tira fuori dal cappello tra grida e sussurri, uno dopo l’altro, mescolandoli in un calderone. Nulla è davvero approfondito, nessun interrogativo riesce ad acquistare complessità.
Il lavoro che Marcela Serli ha scelto di intraprendere è importante ed è facile condividere quella passione e quell’impeto sconfinati che fanno dire: «qua dentro voglio metterci TUTTO!». Tutto, vogliamo dire tutto, parlare di tutto. Per non comprendere questo trasporto e non tentare mai una simile rincorsa, forse bisogna essere senza passione. Ma un tema come la femminilità è inesauribile e ha mille declinazioni diverse, volendo affrontarle tutte (in un’ora e un quarto di spettacolo) è quasi impossibile rendere giustizia anche a una sola di esse. Scegliere e limare è uno dei compiti più difficili, ma fondamentali, dell’artista.
Nondimeno, usciti da lì, ci resterà qualche spunto e una spinta ad andare oltre. L’entusiasmo delle attrici, le loro corse e le loro danze, la musica del chitarrista Stefano Schiraldi e della violinista Giovanna Berti – che oltre ad accompagnare la messa in scena, a tratti vi partecipano – i cambi di ritmo, la voce parlata che spesso lascia il posto alla voce cantata, tutto questo contribuisce a regalare una coinvolgente dinamicità allo spettacolo, rendendo vivi e vicini questi racconti di umiliazione e di vendetta.

Lo spettacolo è andato in scena:
Atir – Teatro Ringhiera
Piazza Fabio Chiesa / Via Pietro Boifava 17, 20142 Milano
dal 15 al 18 gennaio
da giovedì a sabato 20.45, domenica 16.00

La compagnia Atopos presenta
Dell’umiliazione e della vendetta
progetto, drammaturgia e regia Marcela Serli
con Noemi Bresciani, Nicole De Leo, Gaia Saitta, Marcela Serli, Caterina Simonelli
musiche e canzoni originali Stefano Schiraldi
musicisti Stefano Schiraldi, Giovanna Berti
tecnici Roberta Faiolo e Giuliana Rienzi (in scena)
ricerca e collaborazione drammaturgica Chiara Boscaro

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