Travolgente Akram Khan

Il Romaeuropa Festival apre questa edizione 2012 con uno straordinario Akram Khan.

Presentato in prima nazionale al Teatro Argentina, Desh ha entusiasmato e commosso il fortunato pubblico che è riuscito ad accaparrarsi i biglietti per le tre serate di apertura del Romaeuropa Festival 2012. Le mirabilia sul palco hanno catalizzato l’attenzione per quasi un’ora e mezza di spettacolo travolgente, un viaggio nella pura seduzione artistica. Unico interprete, un fenomeno della danza contemporanea mondiale, il trentottenne Akram Khan. Nato a Wimbledon, Londra, da una famiglia di emigrati provenienti da Dhaka, Bangladesh, Khan ha scelto di raccontare le sue origini. Nasce da qui Desh (“patria” in bengali), una coreografia che trascende tempo e spazio in un racconto insieme intimo e universale. La danza si fa narrativa e Khan racconta una storia, la sua, quella del padre, degli immigrati, di un Paese o forse due. I movimenti lineari, impulsivi traggono ispirazione dall’antica tradizione hindu della danza kathak. Katha vuol dire “storia” e kathak, “colui che racconta una storia”, era il termine per definire gli aedi itineranti da un villaggio all’altro nell’India del nord. Khan partecipa alla tradizione musicale della tabla, ma si esprime in modo personale e moderno mescolando la danza al teatro (d’altra parte negli anni Ottanta partecipò al colossale allestimento del Mahabharata di Peter Brook). Passato e presente sono gli assi cartesiani dell’intero allestimento. Il padre, interpretato dallo stesso Khan, racconta la sua vita in Bangladesh, la sua carriera che da cuoco lo porta a pulire le fusoliere di aerei da combattimento, e poi la scelta di emigrare in Inghilterra. Il giovane e irrequieto Akram si esercita nella danza invece di aiutarlo in cucina, contesta la pedanteria paterna, il suo noioso passatismo, fuori luogo nella swinging London salvo poi, da adulto, tramandare alla nipotina inglese le storie della mitologia orientale, insofferente all’entusiasmo che la bambina rivolge piuttosto a Lady Gaga e al suo pretendente a scuola. I raccordi tra una coreografia e la successiva sono intrecciati da questi tre filoni narrativi e dalle surreali telefonate a un ipotetico centro assistenza in Bangladesh contattato per una disfunzione al suo apparecchio iphone. Un flusso nella memoria che è anche un continuo richiamare al presente il passato, riflettere su come la storia costruisca la nostra identità, il dualismo insito nei figli di emigrati. Basterebbe il suo corpo a delineare la scena, renderla visibile all’immaginazione, ma il palco si riempie da subito con il suono frastornante del traffico londinese, dal quale Khan è sospinto, sballottato per giungere nel caos bengalese fatto di mercati, mendicanti e una sinfonia disarmonica di automobili e tuk tuk nella quale, stavolta, cerca di immettersi. Così la narrazione devia e include la favola raccontata ai bambini e sul palco l’artista interagisce con le proiezioni grafiche di elefanti e api regine. Racconta il conflitto generazionale danzato su sedie identiche ma sproporzionate, e la guerra indo-pakistana, le proteste che hanno portato una parte dell’Est Pakistan a diventare Bangladesh nel 1971. Sullo sfondo, le musiche originali, poetiche, composte da Jocelyn Pook. Akram Khan è dinamite sul palco, esplode di energia e trascina in una dimensione altra e distante, vola tra le farfalle sulle cime degli alberi, oscilla a testa in giù tra lunghe strisce di stoffa bianca, muore colpito dai proiettili e torna a protestare con violenza. Nessuna straordinaria innovazione tecnologica avanguardistica, ma l’utilizzo magistrale che ne fa in termini di esecuzione e funzionalità all’interno della rappresentazione. Un caleidoscopio di scenografie, colori, voci, dialetti, registri coloriti che comunicano un profondo senso di nostalgia, accettazione della vita, dell’armoniosità del tempo. Quasi a perdonare il suo inevitabile trascorrere. Desh è disponibile on demand sul sito telecomitalia.com, ma per chi ha assistito al live lo spettacolo resta stampato nella memoria.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Argentina
largo di Torre Argentina, 52 – Roma
fino a venerdì 28 settembre ore 21.00
(durata 80 minuti circa senza intervallo)

Farooq Chaudry, in collaborazione con MC2, Théâtre de la Ville de Luxembourg, Concertgebouw Brugge, sostenuto da Arts Council England presenta
Desh
direzione artistica, coreografica, interpretazione Akram Khan
visual design Tim Yip
musiche Jocelyn Pook
disegno luci Michael Hulls
ideazione Karthika Nair, Akram Khan
drammaturgia Ruth Little
creative acting director Zoë Nathenson
video animazione Yeast Culture
scenografie Sander Loonen (Arp Theatre)
disegno del suono Nicolas Faure
costumi di scena Kimie Nakano
produttore Farooq Chaudhry

Il Romaeuropa Festival 2012 continua:
All That We Can Do
fino a domenica 25 novembre 2012
http://romaeuropa.net/

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