Quant’è pericolosamente attuale la radicalizzazione

In Destinatario sconosciuto all’Elfo Puccini di Milano, Rosario Tedesco descrive bene il passaggio da “tedesco medio” a nazista.

La parola radicalizzazione, in un mondo sempre un po’ strabico, fa pensare, oggi, in Occidente ai giovani che diventano terroristi islamici. L’attentato di Strasburgo dell’11 dicembre ne è l’ultimo esempio. In sostanza, per noi, i radicali o radicalizzati son sempre gli altri. E sempre per motivi inspiegabili. Ma quando, sul palco riadattato della sala Fassbinder dell’Elfo Puccini di Milano, Rosario Tedesco e Nicola Bortolotti mettono in scena, con Destinatario sconosciuto, il processo di radicalizzazione di un liberale tedesco, che diventa nazista, le parole risuonano incredibilmente attuali perché richiamano le risposte date dagli italiani nel rapporto Censis 2018.

Ciò che Martin, il borghese ex illuminato che si fa nazista, dice per lettera all’ex amico ebreo Max, rimasto in America, richiamano con inquietante puntualità ciò che il 75% degli italiani pensa degli immigrati (fra l’altro ignorando del tutto quale sia la loro vera percentuale sulla popolazione): è tutta colpa loro, quando ce ne libereremo andrà tutto meglio. Così come si intuisce che il meccanismo fatto scattare da Hitler, con le sue affermazioni apodittiche e false ma che coglievano gli umori della Germania di Weimar, assomiglia in modo inquietante a quello dell’attuale governo: bastano le ruspe e tutto si risolve. Le ruspe, si sa, cominciano rimuovendo macerie fatte da altri (anche nel nostro caso) e finiscono col travolgere libri, uomini e idee. Va dunque visto, questo breve spettacolo prodotto dallo stesso Elfo.

Va visto perché i due interpreti sono molto bravi nel delineare, attraverso un “epistolario dal vivo”, i caratteri dei due ex-amici, fino alla perfida vendetta finale (a perenne monito dei cattivi: prima o poi si rimane vittima degli stessi mostruosi meccanismi che si sono scatenati). Va visto perché il Coro delle voci bianche F. Gaffurio del Conservatorio Giuseppe Verdi è commovente e intenso. Va visto perché “è avvenuto, quindi può accadere di nuovo”, come ammoniva Primo Levi. E, come ricorda appunto il bel testo di Katherine Kressmann-Taylor non occorre essere poveri e ignoranti per cadere nell’irresistibile fascino dell’odio (ma aiuta e gli italiani, proprio dal rapporto Censis hanno un livello di istruzione bassissimo). Anche un “borghese liberale” può cedere al richiamo del “tutto e subito”, della rivoluzione che annienta le ragioni degli altri. Anche perché ci vede un interesse. E questo, fra l’altro, i poveri, dovrebbero ricordarselo, ma non lo fanno quasi mai.

Lo spettacolo è in scena
Teatro Elfo Puccini – Sala Fassbinder

Corso Buenos Aires 33 – Milano
fino al 23 dicembre 2018
visto l’11 novembre alle 20,30

Destinatario sconosciuto
di Katherine Kressmann-Taylor
adattamento e regia di Rosario Tedesco
con la partecipazione del Coro F. Gaffurio del Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano, diretto dal Maestro Edoardo Cazzaniga
luci Giuliano Almerighi
con Nicola Bortolotti e Rosario Tedesco
produzione Teatro dell’Elfo
(durata: un’ora)

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