Me e l’Altro

Nel contesto della rassegna Città Balena, debutta al Teatro i lo spettacolo DI A DA della compagnia milanese CampoverdeOttolini.

Nella mitologia sumera, i Me sono forze impersonali atte a garantire l’ordine dell’universo. Sono essenze creatrici indipendenti, proprio come l’uomo-bambino – Marco Ottolini – che vediamo sulla scena.

Intorno è il buio, l’inanimato, uno spazio fatto di pupazzi penzolanti, retini da pesca, oggetti che prendono vita soltanto attraverso la narrazione del protagonista che, come una sorta di divinità, decide ciò che è vivo e ciò che non lo è, ciò che può avere una voce e ciò che deve restare in silenzio.

Come un bambino che crea la realtà attraverso la sua fantasia, Me dialoga con gli oggetti – in particolar modo con Spyke, un cane di legno che nel finale definirà «sentinella della vita». Se lo trascina per il palco, facendone il suo principale interlocutore, animandolo per esserne animato.

La narrazione di questo Me post-moderno è, infatti, qualcosa da cui egli si ritrova a essere a sua volta narrato. Come se facesse parlare gli oggetti affinché lo parlino, fuori da ogni responsabilità soggettiva per la sua stessa voce e per le azioni che compie.

È una luce intermittente, calata dall’alto, da una sorta di Altro materno, a conferirgli il potere creativo, a dargli un posto nel mondo – «la luce è quel posto dove sei», dice a un certo punto, guardando in alto alla ricerca di un supporto, di un interlocutore che non sia lui stesso.

Ma dov’è Me? Chi è quel Me che tenta di costruire una città, in cui però i personaggi finiscono con l’essere travolti da un’ondata di violenza che sembra quasi sfuggirgli dalle mani? Da quelle dita che muovono il suo teatrino fuoriesce qualcosa che nemmeno Me si aspetta, come se la responsabilità di quel che accade non potesse essere la sua.

Travolto dalla sua stessa violenza, dai suoi stessi gesti, Me scaccia Spyke, l’interlocutore immaginario che gli permetteva la sua deresponsabilizzazione. Ma resta letteralmente appeso al suo amo, invocando, nel buio del finale, l’amico allontanato, affinché ritorni a salvarlo da se stesso.

Un’idea interessante, quella della compagnia CAMPOVERDEOTTOLINI, supportata dall’ottimo lavoro sonoro di Stefano De Ponti. Tuttavia, il personaggio resta imbrigliato nella sua stessa trama: né bambino né Dio, né inconsapevole né conscio di quanto gli sta accadendo, né fuori né dentro la storia. E nemmeno in questo “né”. Insomma, Ottolini non convince e lascia che anche il suo personaggio sia preso all’amo insieme a Me.

Lo spettacolo è andato in scena
Teatro i

via Gaudenzio Ferrari, 11 – Milano
6 ottobre 2016, ore 21

DI A DA
con Marco Ottolini
suono Stefano De Ponti
luce Alice Colla
datore luci Stefano Capra
scena Francesca Lombardi e Paola Tintinelli
aiuto alla drammaturgia Carolina De La Calle Casanova
testo e regia Elisa Campoverde
un progetto di compagnia CAMPOVERDEOTTOLINI
co-produzione Associazione K

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