Bignami di una vita

Introduzione alla biografia di Teresa Mattei, detta “la Costituente”: tutto ciò che c’è da sapere, in una trama poco emozionante.

Teresa Mattei nasce nel 1921. Grazie al fascismo, impara a «credere, obbedire e combattere: da antifascista». A sedici anni è espulsa da scuola per esplicita opposizione alle leggi razziali, a ventidue si arruola nelle brigate partigiane, a venticinque è chiamata a far parte della Costituente. Vive in prima persona gli effetti delle leggi dissennate del Ventennio, i lutti della guerra, le torture naziste. È la prima ragazza madre in Parlamento, è lei a scegliere la mimosa come simbolo della festa della donna, è lei a insistere perché nell’articolo 3 della Costituzione fossero inserite due paroline, “di fatto”, che riassumono l’impegno pragmatico della sua vita e incatenano la formula legislativa al rispetto concreto e reale di ciò che sancisce: Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
La vita di Teresa Mattei parla da sé, emoziona al solo sentirla, fa venire la pelle d’oca al pensiero: gli anni cupi delle leggi fascistissime, gli scoppi di mortaio al fronte, i fazzoletti rossi delle partigiane, la paura della morte e degli stupri, la clandestinità, poi finalmente la liberazione e il sapore della vittoria, l’orgoglio di partecipare alla rinascita. Il racconto della vita di Teresa Mattei evoca tutte queste immagini, eppure lo spettacolo non ne restituisce alcuna. La forza intrinseca del materiale a disposizione non emerge e rimane ammantata da una coltre pesante e ispessita dall’interpretazione poco scorrevole. L’espressività disomogenea non sale in una climax coerente e generatrice di pathos, ma singhiozza sbottando espressioni doloranti da lunghi passaggi di emotività neutra.
Stesse considerazioni per l’interprete Silvia Bagnoli. Le potenzialità attoriali evidenti nei passaggi drammatici, rafforzate da una mimica facciale intensa, rimangono guizzi sparuti nella bonaccia. Silvia Bagnoli dà la chiara sensazione di essere capace, in potenza, di molto più di quello che ancora restituisce in atto. A onor del vero, dei tecnici del suono più attenti avrebbero reso meno difficoltosa la recitazione e meno accentuati gli aspetti da migliorare.
Il testo, della stessa Silvia Bagnoli, è molto valido. Numerose frasi, concise e significative, si isolano dal contesto e assumono la dignità di citazioni indipendenti, creando una ricca concentrazione di possibili aforismi.
Teresa Mattei, dopo tanto lavoro nella Costituente, ha dichiarato che i propositi di quelle leggi stilate con cura, sono rimasti solo sulla carta. Così, come la Costituzione, anche lo spettacolo ha tanti spunti buoni che “di fatto” non si concretizzano.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Millelire
via Ruggero di Lauria, 22 – Roma
fino a venerdì 9 marzo, ore 21.00
(durata 1 ora circa senza intervallo)

Di fatto Teresa
ispirato al libro di Patrizia Pacini La Costituente, storia di Teresa Mattei
regia Mauro Monni
di e con Silvia Bagnoli

 

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