I am what I am

Al Teatro lo Spazio, in scena Di-vi-na, biografia dolceamara di una drag queen.

Sul palcoscenico troneggiano una toeletta munita di specchiera, teste di manichino su cui sono adagiate delle appariscenti parrucche da donna, un paio di busti sartoriali su cui sono riposti gli abiti di scena. È lecito domandarsi dove ci troviamo.

Di fronte al camerino di un teatro, l’ambiente segreto solitamente sottratto allo sguardo del pubblico, in cui l’attore si trucca prima dello spettacolo? O davanti ad al tradizionale proscenio, verso il quale sono rivolti gli spettatori e sul quale recitano gli attori? La costruzione dello spazio teatrale, come si comprenderà a breve, non è casuale: non c’è un sipario, che separi nettamente la ribalta dal dietro le quinte. Il dentro e il fuori, il vissuto autobiografico e la finzione estetica sono intrecciati: proprio come il camerino diventa proscenio, l’esistenza personale si sublima in arte.
Quando Di-vi-na entra in scena le luci sono soffuse, c’è grande attesa nel pubblico. Prende il via un intenso – e a tratti commovente – monologo tra lei e un’immaginaria signora, in cui noi tutti ci identifichiamo. Si tratta di un monologo, perché Di-vi-na è sola sul palco e la signora non risponde, anche se in realtà si snoda come un dialogo tra lei e il punto di vista della gente, il cosiddetto “senso comune”. La signora è, infatti, a tutti gli effetti, la co-protagonista della pièce scritta, diretta e recitata con sorprendente energia da Riccardo Castagnari. Insieme alla signora, tutti noi veniamo inglobati in un flusso di parole, musica e canzoni, interrogati da una vita “speciale”, quella di una drag queen, che calcava le scene di night e circoli gay della Roma degli anni ’70.
Il testo si basa sulle memorie di un uomo che ha sperimentato la condanna paterna della sua omosessualità e le discriminazioni dei benpensanti, che è entrato in contatto con l’ipocrisia di chi nasconde le proprie pulsioni più profonde per non rinunciare ai vantaggi della società borghese. Di-vi-na posa il suo sguardo disincantato sugli incontri che hanno segnato la sua vita e che l’hanno resa così ironica, forse cinica, eppure innamorata del suo fidanzato di sempre, un seminarista incontrato in gioventù.

Riccardo Castagnari conferisce spirito e carne al personaggio, reggendo con la sua sola voce uno spettacolo di un’ora e mezza, in cui momenti narrativi si alternano a canzoni di repertorio. Più delle parrucche eccessive e dei costumi tappezzati di piume o di paillettes, è proprio il timbro della voce di Riccardo che ci ha colpito: denso e massiccio, quando recita, melodioso e ondulato, quando canta; in entrambi i casi, espressione di una singolarità unica e irripetibile, interiormente stratificata.
Da I am a Vamp (pezzo cabarettistico reso celebre da Ute Lemper) a Nature Boy, da La bambola (della nostrana Patty Pravo) a Salomon Song (scritto da Brecht per L’opera da tre soldi e cantato da Ute Lemper), da Natural Woman (dell’indimenticabile Aretha Franklin) a Frozen (della holliwoodyana Madonna), la narrazione appare scandita dalle canzoni, sapientemente arrangiate dal pianista Andrea Calvani, dando vita a un dramma che sfuma nel burlesque, a un monologo che si fa musical, dove ciò che conta – oltre agli abiti e ai gesti – sono le componenti ritmico-espressive della voce.
È ancora una volta il paradosso dell’attore, teorizzato da Diderot nell’omonimo testo del 1784, quello che Castagnari porta in scena: quanto di lui c’è in Di-vi-na e quanto, invece, di Di-vi-na c’è in lui? Chi imita chi? Dove finisce la realtà e dove inizia la finzione? Non è proprio la finzione scenica a permettere, non solo all’attore, ma anche allo spettatore di avere finalmente accesso alla realtà?

La canzone I am what I am, I am my own special creation, resa immortale da Gloria Gaynor, e qui riproposta da Castagnari in versione rhythm & blues, sembra fornire la risposta tanto cercata.

Lo spettacolo è andato in scena
Teatro lo Spazio
Via Locri 42/44, Roma
dal 26 al 30 marzo

Di-vi-na
testo e regia Riccardo Castagnari
con Riccardo Castagnari
pianoforte Andrea Calvani
assistente alla regia Adriana Alben
assistente ai costumi Francesco De Marco
luci Luca Capparucci
fotografo di scena Giancarlo Casnati
ufficio Stampa Carla Fabi Roberta Savona

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