Il Festival, organizzato e promosso da Teatro Akropolis, si inaugura con due performance che dimostrano come linguaggio e scrittura drammaturgica siano ormai significanti fluidi in un universo di senso magicamente caleidoscopico.

Genova, giovedì 8 novembre, cielo nuvoloso e aria frizzante, ma la pioggia – per fortuna – sembra voler risparmiare il folto pubblico assembrato nel piccolo cortile di fronte all’entrata di Teatro Akropolis. Ad attenderci due spettacoli diversi secondo i canoni di genere ma profondamente vicini nella comune libertà espressiva e nei risultati: densi di significato e poeticamente pregnanti.

Espera, della Compagnia catalana Eia, potrebbe ascriversi al nouveau cirque, quell’insieme variegato di esperienze che mixano con sapiente precisione versatilità atletica e giocoleria con una costruzione drammaturgica teatrale. Sebbene pensato per una fruizione in strada, l’impianto scenico regge bene anche in teatro e, anzi, le corde tese sul fondale, che rimandano forse a un aeroplano pronto per il volo (quel volo della fantasia che, metaforicamente, stiamo tutti per spiccare) o, forse, ai fili per stendere i panni tirati su immense praterie (e che si avvicinano a quell’immaginario filmico made in Us di cui ci siamo imbevuti fin dall’infanzia, così come a quell’attesa, del titolo – espera – di una nuova primavera, di messi e armenti, del ritorno di Proserpina; tema che, curiosamente, si riallaccia al mito di Demetra, centrale nel nuovo lavoro di Teatro Akropolis, Pragma). Scrittura drammaturgica, quindi, che dai segni altamente simbolici si dipana in una serie di prove a corpo libero e numeri di giocoleria che rimandano continuamente al tema di fondo, a questa fertilità insieme umana e naturale – come deve, ovviamente, essere – e che, sebbene si dispieghi attraverso forme che si potrebbero definire di circo contemporaneo, in realtà si libra attraverso un uso del gesto e un dialogo tra corpi che travalica la prova fisica – trasformando questi ultimi in elementi altamente espressivi di una creazione artistica tout court. Anche la partecipazione del pubblico, che svela la difficoltà dei cosiddetti numeri ma, nel contempo, regala momenti di autenticità, è parte integrante di una performance che coinvolge, toccando corde profonde con accordi poetici.

A seguire, il piacevole ritorno di Vicari/Aloisio (che avevamo già applaudito a Genova, quando la Compagnia era stata selezionata come finalista di Intransito) con Eoika. L’originalità del dialogo corporeo, tra corpi ma anche di parti dello stesso, la messa in discussione della visione esterna e dell’interpretazione di ciò che l’occhio afferra (quando in contrasto con la traduzione mentale della sensazione), l’uso del significante musicale, la fantasia nell’espressione del concetto fragile di illusione, sono tutti elementi caratterizzanti di un fare teatro che Sabrina Vicari e Federica Aloisio portano a un grado alto di qualità intrinseca raggiungendo, anche loro, momenti di pura poesia. Unico neo, come avevamo già rilevato, i tempi: forse, un prosciugamento del primo e del secondo “movimento” e un occhio esterno a rendere più pregnante il terzo, a livello coreografico, restano step per un ulteriore affinamento dell’intera perfomance. Che resta, comunque, di grande originalità e piacere intellettuale.
Il teatro: uno, nessuno e centomila.

Gli spettacoli sono andati in scena nell’ambito di Testimonianze Ricerca Azioni:
Teatro Akropolis
via Mario Boeddu, 10 – Genova
giovedì 8 novembre, dalle ore 20.00

Eia presenta:
Espera
di e con Francesca Lissia e Celso Pereira

Vicari/Aloisio presentano:
Eoika
di e con Sabrina Vicari e Federica Aloisio

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