Il mondo racchiuso in un armadio

L’aria del Teatro Parenti interamente pervasa da “Diario di un pazzo”, pièce tratta da “I racconti di San Pietroburgo – Le memorie di un pazzo” di Nikolaj Gogol’ e diretta  da Andrea Renzi.

Due anonime ante d’armadio possono nascondere un mondo, un intero universo in parte reale, in parte costruito da un’immaginazione sconfinata e folle, custodita dalla mente di un individuo in apparenza anonimo e insignificante.

Non è un caso che il protagonista di Diario di un pazzo, tratto dalla geniale opera di Gogol’, di cui Andrea Renzi offre un’ottima rilettura in scena al Teatro Parenti, sia un impiegato. Nell’immaginario collettivo, infatti, è proprio la figura dell’impiegato – di qualunque categoria aziendale faccia parte – a racchiudere in sé i tratti dell’individuo anonimo, senza connotazioni distintive, uniforme e uniformato al tessuto sociale che lo circonda, alienato in qualche modo dal mondo in cui vive e dal suo ambiente di lavoro.

È così che l’impiegato russo Popriscin diviene, senza soluzione di continuità, l’italiano Papaleo – di cui Roberto De Francesco dà una brillante e magistrale interpretazione – un uomo qualunque, insignificante nel suo abbigliamento fuori moda, che trascorre la vita tra il letto del suo angusto appartamento e il suo piccolo ufficio, raggomitolato a temperare matite e impietosamente ignorato dai suoi superiori.

Per sfuggire a tutto questo orrore routinario, Papaleo non trova che una via d’uscita, forse l’unica percorribile: dare libero sfogo alla sua immaginazione. Dapprima timidamente, indugiando in pensieri bizzarri e comici, come le frivole chiacchierate tra due cagnoline snob, poi sempre più impudentemente, lasciandosi andare alle più folli fantasie, dettate da un bruciante amore non corrisposto, che pian piano diviene un’ossessione, e da un insopprimibile desiderio di riscatto, che progressivamente si trasforma in cieca sete di potere e smania di ricevere onori e riverenze.
L’armadio accompagna e asseconda il protagonista in ogni scena, divenendone casa e prigione, mentre De Francesco rende perfettamente le sfumature di pazzia e le manie di un personaggio fragile e indifeso, facile preda del mondo che lo circonda e lo avviluppa in spire sempre più strette.
Non si può non provare compassione per il povero Papaleo e le sue vicissitudini interiori, che riescono sorprendentemente a far ridere e piangere al tempo stesso. Assolutamente perfetto l’amaro finale, che nella colonna sonora strizza l’occhio all’heavy metal e che sembra lasciare intravedere, nonostante tutto, un piccolo barlume di speranza: il tanto agognato riscatto arriverà, forse, per Papaleo, in una vita o nell’altra.
L’opera si inserisce all’interno della rassegna “Dentro l’anima russa”, che proseguirà non soltanto sul palcoscenico, ma anche nel corso di interessanti momenti di confronto, come l’incontro “L’attualità di Gogol’: il lavoro tra follia e identità”, in calendario domenica 26 febbraio, e il brunch filosofico sul conflitto lavoro/alienazione, guidato dal docente universitario Paolo Zublena, previsto per domenica 4 marzo.

Lo spettacolo continua:
Teatro Franco Parenti

Via Pier Lombardo, 14 – Milano
fino a domenica 4 marzo
orari: mart. – giov. – ven. – sab. ore 20.45; merc. ore 18.30; dom. 26 febbraio ore 16.45; dom. 4 marzo ore 15.00

Diario di un pazzo
Da “I racconti di San Pietroburgo – Le memorie di un pazzo” di Nikolaj Gogol’
a cura di Andrea Renzi
regia di Andrea Renzi
con Roberto De Francesco
Produzione Teatri Uniti

Appuntamenti collateriali:
domenica 26 febbraio – al termine dello spettacolo
Incontro “L’attualità di Gogol’: il lavoro tra follia e identità
con Giampietro Piretto, Paolo Nori, Salvatore Veca
domenica 4 marzo – ore 11.30
Bruch filosofico sul conflitto lavoro/alienazione, condotto da Paolo Zublena, docente di Linguistica presso l’Università Bicocca

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