Una giovinezza incantata

Il Teatro alla Scala di Milano affida alla mano sapiente di Peter Stein e di Ádám Fischer una nuova messa in scena dello Zauberflöte di Mozart con i solisti del Corso dell’Accademia di perfezionamento per Cantanti lirici.

Quando nel 1975 Ingmar Bergman girò la sua trasposizione cinematografica del Flauto Magico di Wolfgang Amadeus Mozart (e di Emanuel Schikaneder) lo sguardo di una bambina, dagli “occhi puri e incantati”, la figlia stessa del regista, seguiva con meraviglia le vicende fantastiche di Pamino, Tamina, Sarastro e della terribile Regina della Notte, detta Astrifiammante. Era un’indicazione di lettura. Die Zauberflöte non è solo uno dei più alti testi del teatro musicale di ogni tempo, ma anche un’opera testamento (anche se non l’ultima) di Mozart: il capolavoro in cui il grande musicista salisburghese, giunto alla piena maturità, osserva con sguardo innamorato e stupefatto la giovinezza ormai trascorsa.
Certo, di fronte ad un libretto un po’ sgangherato, ma per sovraesposizione (il dramma barocco convive con la favola per bambini, il dramma massonico con la commedia di Hanswurst, il simbolismo alchemico con i principi dell’Illuminismo), la reazione può essere duplice: o ci si innamora – è il caso di Goethe, che scrisse un sequel del Flauto – o lo si rimuove con sufficienza. La seconda reazione è sterile e non tiene conto del fatto che se Zauberflöte è un capolavoro questo avviene si realizza non a dispetto di Schikaneder, ma grazie anche a Schikaneder.
La nuova produzione del Teatro alla Scala di Milano affida la sfida interpretativa ad uno dei massimi registi europei (uno dei maestri degli anni ‘70), gli affianca un buon conoscitore dell’opera, Ádám Fischer, e ricerca autenticità e schiettezza ricorrendo ai giovani Solisti dell’Accademia di perfezionamento per Cantanti Lirici del Teatro alla Scala e al Coro e all’Orchestra dell’Accademia del Teatro alla Scala: alla giovinezza dei personaggi corrisponde quella reale degli interpreti, la verifica finale sul palcoscenico di un corso di studi diviene tutt’uno con le prove iniziatiche cui sono sottoposti Tamina e Pamino. L’operazione funziona e l’opera ritrova la sua freschezza.
Peter Stein si comporta da par suo. Con l’acribia filologica che da sempre applica ad un testo teatrale, prende giustamente sul serio il libretto di Schikaneder, lo libera delle incrostazioni della tradizione e prova a restituircelo con chiarezza razionalista. E così può farci scoprire dei particolari che in altre regie di solito sfuggono. Il serpente da cui sfugge Tamino non è un drago mostruoso, ma un serpentello: la paura del principe nasce dalla codardìa che dovrà superare nell’azione teatrale. Le tre Dame sono tre provocanti ragazzotte viennesi. Sarastro non è il padre di Pamina, ma il sacerdote di un ordine massonico. Monostatos è cattivo non perché nero, ma perché sfrutta tre servi di colore alle sue dipendenze. Sarà Pamina a guidare Tamino nelle prove esoteriche, perché l’Eterno femminino guida e innalza l’uomo nei momenti difficili della vita. Nel finale i due giovani prendono il posto della regina della Notte e del Sole, ripristinando un ordine incrinato. Il racconto del Flauto magico, ci dice il regista, non è molto lontano dall’Hamlet di Shakespeare: anche qui si parla di un mondo fuori sesto, che bisogna riportare sulla retta via.
Stein realizza alla lettera quello che si trova nel libretto, non taglia nessuna battuta del singspiel, riuscendo a ottenere dai giovani cantanti buona qualità recitativa e fluidità. Non ci fa mancare nulla: ci sono tutte le scritte filosofiche, i simbolismi geometrici e massonici e tutti gli animali prescritti da libretto: leoni, scimmioni e serpenti. Le prove iniziatiche sono realizzate con grande semplicità, ma chiarezza d’intenti: si tratta di ricomporre l’unità perduta, la notte e il giorno, il principio maschile e quello femminile devono ritornare a con-vivere.
Dal punto di vista iconografico lo scenografo Ferdinand Wögerbauer si ispira alle illustrazioni del pittore impressionista tedesco Max Slevogt, mescolandole con un gusto decorativo in parte estraneo, che ricorda l’Optical Art degli anni Sessanta. E si serve di una scenotecnica molto artigianale, che individua nei continui cambiamenti di scena previsti dal libretto una visione della vita basata sul divenire e sul cambiamento continuo: come nel primo atto la Regina della Notte sembra una madre offesa e disperata per diventare nel resto dell’opera una presenza malvagia, allo stesso modo la realtà si trasforma ai nostri occhi e occorre un animo buono per saper discernere e agire bene. Le luci di Joachim Barth disegnano con giusta evidenza illuminista quel che accade sulla scena.
Quanto all’aspetto musicale Ádám Fischer si muove in parallelo con il regista: guida l’Orchestra dell’Accademia della Scala in una lettura chiara e limpida della partitura e con polso sicuro governa la compagnia dei cantanti. Segnaliamo la simpatia scenica e la disinvoltura vocale del Papageno di Till Von Orlowsky, la nobiltà di accenti del Sarastro di Martin Summer. Martin Piskorski e Fatma Said sono due poetici Pamino e Tamina, mentre nel ruolo impervio e impossibile della Regina della notte Yasmin Özkan fatica un po’ a conquistare un personaggio che richiede maggiore maturità vocale e, soprattutto, un’esperienza più adulta della vita.

Lo spettacolo è andato in scena
Teatro alla Scala
Piazza della Scala – Milano
Dal 2 al 26 settembre 2016

Die Zauberflöte
Libretto di Emanuel Schikaneder
Musica di Wolfgang Amadeus Mozart
Direttore Ádám Fischer
Regia Peter Stein
Scene Ferdinand Wögerbauer
Luci Joachim Barth
Costumi Anna Maria Heinreich
Solisti dei Wiltener Sängerknaben, diretti da Johannes Stecher
Coro e Orchestra dell’Accademia Teatro alla Scala
Direttore del coro Alberto Malazzi

Interpreti
Papageno Till Von Orlowsky
Tamino Martin Piskorski
Pamina Fatma Said
Regina della notte Yasmin Özkan
Sarastro Martin Summer
Monostato Sascha Emanuel Kramer
Prima dama Elissa Huber
Seconda Dama Kristin Sveinsdottír
Terza Dama Mareike Jankowski
Papagena Theresa Zisser
Primo sacerdote Philipp Jekal
Secondo sacerdote Thomas Huber
I uomo in armatura Francesco Castoro
II uomo in armatura Victor Sporyshev

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