Il diritto di dire no alla vita

Patrizia Palese è autrice al Teatro Petrolini di Diritto di recesso, una fredda analisi teatrale sul rapporto di coppia, quando il risentimento prende il posto dell’amore di un tempo.

È con estetico sollievo che scopro di Diritto di recesso il non essere un monologo. Mi chiedo perché sia così difficile, all’interno di un circuito quasi underground, trovare chi sappia scommettere sul teatro, quello classico, che si pone il solo scopo di raccontare una storia, che ti fa appassionare ai personaggi, e che ti fa subito domandare: come va a finire? Molti giovani autori sembrano piuttosto godere del one (wo)man show, di un soliloquio che che non si fa mai azione drammatica, ma al contrario narrazione quasi di pancia, costretta il più delle volte a essere movimentata con luci, musiche, e altri effetti speciali che sembrano voler riempire il posto dell’Altro, di colui che è l’Assente.

Evviva il diritto di esprimersi quindi, se non fosse che il teatro non è solo urgenza espressiva, spesso condita da un eccesso di caratterizzazione, ma anche e soprattutto azione di parola. «Ci sono poche persone che sanno davvero scrivere un dialogo» ho sentito dire da David Mamet alla Festa del Cinema di Roma. Per questo è così raro apprezzare un teatro di parola a più voci? Questo dramma intimistico di Patrizia Palese guarda al modello di un teatro classico, ancorato alla scrittura teatrale, a una storia solida, in cui i personaggi emergono per quello che si dicono tra loro, e non per quello che può dirne l’autore.

Patrizia Palese parte dalla fiamma che accende ogni nodo drammatico, e che si potrebbe riassumere nelle parole dell’Ecclesiaste: «L’uomo è sorpreso dalla sventura che improvvisa si abbatte su di lui». Enrico e Rossana sono una coppia non più giovane, al punto in cui ci si getta addosso la sensazione di non essere più corrisposti dall’altro. È passato il tempo in cui lei – incorniciata la sua laurea in legge – va a lavorare nello studio legale di Enrico, fingendo di fare la segretaria. Poi un bel giorno finisce la loro complicità; Enrico non ha il coraggio di chiedergli perché. Lei si occupa di volontariato, rimprovera a suo marito i pochi scrupoli che crede abbia nel lavoro. Enrico pensa che per lei esista solo la sua realtà; il mondo, quello vero, non gli piace più. Entrambi vivono la dolorosa sensazione di qualcosa che si è rotto: il pieno d’amore di un tempo è stato sostituito dal lavoro, o da progetti filantropici. Infatti qualcosa si rompe: è il cuore di Enrico, salvato in extremis dall’amico di famiglia – e medico – Stefano.

Enrico disprezza le persone verso cui la moglie dissipa le sue energie (poveri e disadattati), ma sembra una forzatura ridurre il dramma – come si legge nelle note di regia – a una banale questione di razzismo. Enrico non è più razzista della media degli spettatori a teatro, ma per lui si tratta di concepire in maniera incarnata la questione dell’Estraneo, dell’Altro, rappresentato dal cuore trapiantato nel suo torace.

La psicanalista Marie Françoise De Munck scriveva: «Non c’è complementarietà non c’è armonia nei rapporti uomo-donna, ma degli arrangiamenti, dei bricolage attraverso i fantasmi di ciascuno». Diritto di recesso è la cronaca del fallimento di un bricolage matrimoniale. Rossana ed Enrico non si incontrano più sulla questione della mancanza. Rossana non fa che dirgli «Io sono la tua mancanza»; Enrico non sa farsene un’idea perché lei dopotutto è lì, disponibile all’amore, ma inafferabile, estranea, come il nuovo cuore che gli batte dentro. Non gli appartiene, ma gli permette di vivere.

Gli interpreti Romano Talevi, Rita Pasqualoni e Andrea Davì danno carne a un dramma serrato, non privo di ingenuità, ma con un respiro di verità che tocca la nostra illusoria onnipotenza di uomini. La recitazione ha qualcosa di accademico che tuttavia non ne inficia l’intensità, anzi, dà forza alla storia e le gambe per arrivare all’inevitabile epilogo. Niente da dire. Diritto di recesso è un bell’esempio di onestà teatrale, capace di guardare dritto negli occhi la nostra infelicità.

Lo spettacolo continua
Teatro Petrolini

via Rubattino 5, Roma
dal 29 novembre al 04 dicembre

Diritto di recesso
di Patrizia Palese
regia Patrizia Palese
con Romano Talevi, Rita Pasqualoni e Andrea Davì

1 commento

  1. Grazie di cuore per questa critica, ma grazie soprattutto di dare voce al teatro. Una rara voce che “vive” di proprie riflessioni e non di ripetuti “copia e inolla”. Buon lavoro ragazzi coraggiosi!

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