«Mazzini è vivo e lotta insieme a noi»: lo spettacolo di e con la regia di Filippo Gili, in scena al Teatro Lo Spazio di Roma, offre la possibilità di festeggiare in modo alternativo il 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia.

Una celebrazione importante ma difficile da festeggiare se non si conoscono le dinamiche di una stagione così complessa e drammatica di cui ormai si è persa memoria, sebbene così vicina a noi. La rappresentazione tenta proprio di colmare questo vuoto, proponendo una lettura audace e controcorrente del Risorgimento italiano, riattualizzando la figura imponente e controversa di Giuseppe Mazzini, lontana da ogni retorica istituzionale. Attraverso il suo sforzo mnemonico, intessendo con pazienza amori letterari e passioni musicali attinte dal Trovatore di Verdi, rileggendo con passione civile lo Jacopo Ortis del Foscolo o I Promessi Sposi del Manzoni, come le lettere d’amore tra Giuseppe e Anita Garibaldi, infuriandosi contro gli stessi ideologi risorgimentali (soprattutto Cavour) per aver tradito le speranze rivoluzionarie del popolo italiano, ne esce fuori un quadro disarmante di sconfitta, di profondo rancore per un’Italia che, come dice lo stesso Mazzini: «Non è quella per cui abbiamo combattuto e versato tanto sangue italiano».

Fedele al famoso motto di Tommasi di Lampedusa: “tutto cambi affinché non cambi nulla”, Mazzini si rende ben conto che lo sforzo immane per una rivoluzione autentica, libera da qualsivoglia compromesso con le oligarchie, per unificare il popolo italiano sotto una sola bandiera che lo identifichi come nazione, non solo è miseramente fallito – per via dell’ostinata abitudine a mantenere inalterate le proprie particolarità locali – ma soprattutto per la distorsione di un progetto unificativo che doveva partire dalle esigenze profonde del popolo e non dall’interesse economico della casa reale torinese. Mazzini dunque si mostra un idealista, un intellettuale romantico prestato alla guerra di liberazione, che vede tradita proprio dai suoi più fedeli so
stenitori che hanno barattato il sangue di tanti compatrioti con la rapina di interi territori (specialmente al sud), lasciati in mano ai briganti e a sovrani feudali.

Inutile entrare nella cronaca politica del risorgimento italiano. Ciò che è importante è la straordinaria opera di modernizzazione dell’indole “anarchica” di Mazzini, la sua angoscia profonda nel vedere mutare sotto gli occhi le sorti del Paese, l’impotenza cinica che lo pervade e che tenta di scacciare a ogni costo, illudendosi di poter fare ancora qualcosa per le sorti “magnifiche e progressive” della sua terra. Ma ormai è tardi. Nulla è più possibile. La straordinaria modernità del carattere contraddittorio di Mazzini rispecchia mirabilmente l’essenza stessa di un’Italia che, anche se formalmente unita, è sempre e più che mai divisa. Ed è proprio l’indignazione di Mazzini che può suggerirci la via per una vera riscossa civile, per riappropriarci di un progetto, di un’ansia di riscatto e di emancipazione, per recuperare quella viscerale indignazione che un tempo caratterizzava il nostro essere al mondo.

Lo spettacolo continua:
Teatro Lo Spazio
Via Locri 42 – Roma
fino a domenica 18 aprile
orari: dal martedì al sabato ore 21, domenica ore 17

Disco Risorgimento
di e con la regia di Filippo Gili
con Edoardo Sylos Labini
voce e consolle dj Babyra
musiche Antonello Aprea
scene Giacomo Tringali
costumi Cristina Da Rold
sponsor Ecoradio

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