L’imperfezione per essere perfetti

A un anno di distanza torna al Teatro Belli di Roma Corrado D’Elia con Don Chisciotte, il diario di un viaggio nel capolavoro di Cervantes

«Com’è necessaria l’imperfezione per essere perfetti» scrive Giovanni Pascoli in un passaggio de Il Fanciullino. E qualcosa di molto vicino dice un altro fanciullo, seduto a cavalcioni di un aereoplanino-giostra al centro della sua camera dei giochi dove i fogli e i libri, che forse poco prima ingombravano la sua scrivania, lanciati in aria, sono rimasti lì sospesi (forse proprio perché da lèggere a leggère non c’è che un accento), stelle e nuvole dell’immenso cielo sopra la Mancia, dove egli sta ora volando con i suoi pensieri.
È infatti un’opera imperfetta, un lavoro incompiuto e in perpetuo divenire questo spettacolo di Corrado d’Elia, a tal punto che egli continua a scrivere appunti anche davanti agli spettatori, in un ininterrotto assestamento fra l’epica narrazione delle avventure di Don Chisciotte e le riflessioni in forma di diario di D’Elia sul romanzo di Cervantes: due piani che si alternano fino alla fine, avanti e indietro nel tempo e nello spazio, dal ‘600 ad oggi, dalla Spagna alla pianura Padana. Unica invece è la modalità di narrazione: una voce recitante accompagnata e sostenuta da canzoni che mescolano sonorità spagnoleggianti alla musica leggera, lasciando incerti se quell’aereo sia anche il lucido pianoforte di un night club o il tavolo, fatto di ruvide assi, di una vecchia posada spagnola.
Se il Teatro regge lo specchio alla Natura, allora il Don Chisciotte regge lo specchio al Teatro: il fulcro dello spettacolo non è il romanzo cavalleresco, bensì la pratica, la teoria e il mito teatrale, che in esso si riflettono. I due viaggiatori Corrado D’Elia e Luca Ligato, novelli fratelli Wright a bordo del loro flyer da bambini, rispettivamente regista e assistente alla regia, nei loro studi sul capolavoro di Cervantes, diventano dei veri e propri alter ego di Don Chisciotte e Sancho Panza: Corrado-Don Chisciotte agisce e non subisce, dà nomi alle cose, plasma la realtà che ha attorno con visioni condivise e rese vere dalla fede di Luca che, come Sancho Panza, crede al sogno di un altro. Egli definisce se stesso un «sognatore», ma anche un «solitario»: il Teatro di D’Elia è infatti decisamente dominato dalla sua figura, sia di regista che di attore, ma sempre uomo di azione, che coraggiosamente concepisce e realizza la sua idea, rifuggendo dall’indifferenza, «peso morto della storia». Concepisce e realizza però qualcosa che è sempre troppo fragile, inconsistente, inafferrabile, come lo sono tutti gli spettacoli teatrali: grandi imprese irripetibili, gesta di cui non resta traccia, che possono solo essere o vissute o narrate, proprio come i poemi cavallereschi.

Lo spettacolo continua:
Teatro Belli
Piazza Sant’Apollonia 11, Roma
fino a domenica 13 maggio
orari: da martedì a sabato ore 21.00, domenica ore 17.30 (lunedì riposo)

Don Chisciotte
Scritto, diretto e interpretato da Corrado D’Elia

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