Un esercito di cavalieri erranti

Al Teatro Libero, uno spettacolo  suggestivo incentrato sulla figura – insieme mitica e letteraria – di Don Chisciotte.

«Parlare di Don Chisciotte vuol dire, forse, avere il coraggio e il desiderio di prendersi tutto il tempo che occorre per… perdersi». Così viene presentato lo spettacolo, tra i maggiori successi di Corrado D’Elia, dedicato al personaggio inventato dalla penna di Miguel de Cervantes Saavedra.

L’attore – solo in scena – racconta alcuni passi del celebre romanzo: l’inizio della pazzia di Don Chisciotte, l’invenzione del nome, l’unione con Sancho Panza, la lotta contro i mulini a vento, la morte – alternati a pagine di diario scritte dal regista stesso durante la preparazione dello spettacolo.

Tutti gli espedienti teatrali contribuiscono a creare un clima suggestivo e poetico nel quale smarrirsi. I colori caldi delle luci utilizzati per i momenti di narrazione si fondono spesso con quelli freddi delle pagine di diario, creando un affascinante contrasto tra chiarore e buio, che confonde i limiti tra giorno e notte, realtà e fantasia, sogno e narrazione; mentre la musica si accosta costantemente alle parole, creando un accompagnamento continuo, quando non ne prende addirittura il posto con la diffusione di canzoni di diversi epoche e voci. La scenografia è, probabilmente, l’elemento tecnico maggiormente significativo: al centro del palco è posizionata una scrivania a forma di aereo, con le ali che si prolungano lateralmente e l’elica in primo piano; dal soffitto pendono libri e pagine che, a ogni minimo spostamento d’aria, si muovono delicatamente. Sembra che il tutto sia pronto per spiccare il volo. Per il decollo, verso il regno del sogno e della fantasia, bastano le parole di uno straordinario D’Elia, capace – anche grazie a una mimica facciale ammirevole – di emozionare. L’attore-regista si dimostra disinvolto e brioso nella narrazione delle vicende del cavaliere errante ed altrettanto intenso nei momenti di riflessione contenuti nelle scene “del diario” che si chiudono, ogni volta, con una “frase del giorno” -in grado di toccare, con leggerezza e profondità allo stesso tempo, temi quali i sogni, la fantasia, il viaggio, la volontà, i limiti, le ideologie. D’Elia oscilla tra ritmo narrativo e poesia, divertissement e smarrimento, alternando una recitazione dimessa – dai toni bassi – a momenti più concitati, a voce alta, come quando, al termine di un crescendo, grida: «Oggi ci servono i sognatori. Ci servono gli idealisti», centrando ed esprimendo in poche parole il significato dello spettacolo.

Il personaggio di Don Chisciotte diventa, dunque, il simbolo di questa esigenza di ideali, l’emblema della capacità di crearsi autonomamente una realtà che piace, l’immagine dell’importanza dei sogni e del loro perseguimento. Ma Corrado D’Elia va oltre e modifica il finale del romanzo di Cervantes. A differenza dell’opera letteraria, infatti, in punto di morte Don Chisciotte non rinnega se stesso e la propria pazzia, avvalorando in questo modo il proprio percorso di sognatore. Nel finale c’è anche spazio per una commovente dichiarazione d’amore dell’attore e regista per la forza potente e trascinante del teatro.

Spettacolo leggero e intenso, profondo e divertente, poetico, suggestivo, idealista. Adatto a tutti colori che ancora hanno voglia di perseguire un’idea, di sognare, di spiccare il volo. In breve, come ci ricorda il comunicato stampa, uno spettacolo adatto a “tutti i cavalieri erranti”.

Lo spettacolo continua:
Teatro Libero
via Savona, 10 – Milano
fino a lunedì 28 maggio
orari: da lunedì a sabato, ore 21.00 – domenica, ore 16.00
 
Don Chisciotte
da Miguel de Cervantes Saavedra
progetto e regia di Corrado D’Elia
con Corrado D’Elia

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