Oltre il mito, oltre la storia

teatro-argot-studio-romaIl mito che da secoli attraversa la cultura e l’antropologia europea rivive nella personalissima e originale lettura di Roberto Cavosi: è il Don Giovanni come non lo avete mai visto.

Definito come una versione «antistorica» del celebre mito, il Don Giovanni presentato da Roberto Cavosi al Teatro Argot Studio di Roma traccia un solco che conduce dalla New Orleans degli schiavi neri e del tracimante Mississippi alla Shangai di primo Novecento, per poi tornare di nuovo in America, nel braccio della morte, dove il protagonista attende la condanna, la dissoluzione del corpo e forse l’assoluzione dell’anima.
Una riscrittura, ispirata al Don Giovanni ma completamente originale, distante anni luce per testo e contesto dal modello di partenza. C’è molto di visionario, di post-moderno in questo allestimento. Il monologo è pronunciato con schizofrenia dall’io narrante, profilo a metà tra il folle e il fool, e seguirne le trafelate involuzioni, i giochi metaforici (splendido il riferimento a Godot: «chi ha incassato per l’appalto dell’attesa?») e le invenzioni drammaturgiche non è impresa facile. Resta intatto il vitalismo del personaggio mitico, che vuole affondare la carne e la coscienza nelle gole più profonde dell’esistenza, contro ogni etica imposta dalla convenzione. Un anticonformismo spinto quasi fino all’allucinazione, e una trasparenza d’amore che ben poco ha a che fare con l’archetipo preromantico e molto, invece,  con quello gotico, orrorifico di metà Ottocento. Manca, osiamo dire giustamente, un afflato moralistico: l’uomo si scontra con i suoi desideri, le sue contingenti priorità, senza alcuna pregressa riflessione che possa creare indugio o scrupolo. Ma così facendo, in questo tagliente, metallico rimaneggiamento (quasi d’alluminio, come i brandelli di lattine che sono il principale, disconnesso oggetto di scena) resta celata ogni possibile intenzione emotiva: il Don Giovanni di Cavosi non turba, non commuove, non tocca, non spaventa. Se strutturalmente è un’opera di rottura con la tradizione e di continuità con la sperimentazione contemporanea, intimamente manca di spessore sentimentale, assenza che però, per certi versi, può determinarne il suo coerente compimento.

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ph Roberto Di Stefano (clicca per ingrandire)

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Argot Studio
via Natale del Grande, 27 – Roma
fino a domenica 26 gennaio
orari: da martedì a sabato ore 21.00, domenica ore 17.30 (lunedì riposo)

Don Giovanni
di e con Roberto Cavosi
musiche Alessandro Sgobbio
pianoforte Alessandro Sgobbio

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