Della morale e della vita scellerata

Il visionario Don Giovanni di Robert Carsen ha ritrovato il palcoscenico alla Scala con una direzione puntuale di Paavo Järvi. Delle joyeuses retrouvailles per un Mozart modernissimo

Aveva aperto la stagione 2011-2012 (all’epoca sul podio c’era Daniel Barenboim) ed è ritornato nel scorso maggio a riempire la scena del teatro scaligero: il Don Giovanni di Carsen, oramai entrato nel repertorio mitico dongiovannesco benché così recente. Ritrovarlo è stato un grande piacere estetico e le diverse componenti dell’opera hanno intessuto una trama particolarmente attraente. Le scenografie di Michel Levine hanno creato una mise en abyme teatrale, un gioco di specchi e di rimandi, di profondità e di illusioni che sono la componente fisica della sincerità musicale e letteraria dell’opera. Carsen ha saputo concepire una regia straordinaria, curando ogni minimo particolare e sollecitando una volontà aristocratica che permea le epoche, le attraversa “sentendole” e ferendosi, mostrandosi in una sorta di progressiva messa a nudo.

Se Thomas Hampson (Don Giovanni) e Luca Pisaroni (Leporello) ci sono sembrati troppo laconici nelle primissime scene, abbiamo anche assistito ad una decisa ripresa già nella prima parte del primo atto. Leporello si entusiasma e si impone nella scena del catalogo mentre per Don Giovanni abbiamo dovuto aspettare il duettino Là ci darem la mano. E proprio questa ripresa ci è sembrata dovuta, in gran parte, alla direzione attentissima di Järvi che ha saputo mantenere tutta l’opera tra le sue dita. Abbiamo ammirato, particolarmente, Anett Fritsch che ha dipinto una Donna Elvira bellissima da ascoltare, nella forma e nel colore, e Hanna-Elisabeth Müller, una sensibilissima Donna Anna, sconvolta dal tremendo evento che le piomba addosso in seguito ad una molto probabile avventura notturna con il dissoluto (e che sarà cancellata da una rimozione freudiana rapida ed estremamente efficiente). Le note dolci della voce della Müller lasciano difficilmente indifferenti e si intersecano con quelle contrastate del devoto Don Ottavio (Bernard Richter) che passa repentinamente da un sentimento religioso di pietas a quello di una tremenda e cieca vendetta.

La scena del ballo in maschera nella dimora di Don Giovanni è certamente uno dei momenti memorabili della regia di Carsen. La mise en abyme teatrale perfetta, la cornice scenica ripetuta all’infinito e sul palco tutti i personaggi (e perfino un’orchestrina) immersi in un tripudio di colore cremisi: l’inganno, la confusione e la passione si fondono grazie alla scaltrezza dell’eroe dissoluto. Il primo atto si conclude ma l’escamotage dello sprofondamento teatrale si ripete e si acuisce con l’apertura dell’atto successivo e la creazione di una platea (per nulla passiva) in scena. Come se l’intervallo non esistesse, come se la pausa, il taglio dell’opera, non scalfisse minimamente il senso intrinseco del mondo di Don Giovanni.

La giustizia (personificata dal Commendatore, un buon Tomasz Konieczny) interviene per condannare la vita eccessiva e le scelte immorali di Don Giovanni e questi sprofonda negli Inferi e questa damnatio memoriae è una celebrazione, la condanna che lo proietterà come un pratico esistenzialista, amato da Kierkegaard e da Camus. Poco importa se il (geniale) ritorno alla quotidianità chiude l’opera e stempera gli animi con un panorama morale gradito dal pubblico: la figura del dissoluto sovrasterà ogni volontà normalizzatrice poiché egli sarà sempre in anticipo, arrivando costantemente prima di tutti gli altri. L’intuizione di Carsen entra nella carne viva di Don Giovanni.

Spettacolo visto mercoledì 14 maggio 2017

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro alla Scala
Via Filodrammatici, 2 – Milano
orari: sabato 6, martedì 9, venerdì 12, mercoledì 17, venerdì 19, domenica 28, mercoledì 31 maggio 2017 ore 20, domenica 14 maggio 2017 ore 15, sabato 3 e martedì 6 giugno 2017 ore 20

Il Teatro alla Scala ha presentato
Don Giovanni
dramma giocoso in due atti
libretto di Lorenzo Da Ponte
musica di Wolfang Amadeus Mozart
direttore Paavo Järvi
regia Robert Carsen
scene Michael Levine
costumi Brigitte Reiffenstuel
luci Robert Carsen e Peter Van Praet
coreografia Philippe Giradeau
maestro del Coro Bruno Casoni
coro e orchestra del Teatro alla Scala

Don Giovanni Thomas Hampson
Donna Anna Hanna-Elisabeth Müller
Don Ottavio Bernard Richter
Il Commendatore Tomasz Konieczny
Donna Elvira Anett Fritsch
Leporello Luca Pisaroni
Masetto Mattia Olivieri
Zerlina Giulia Semenzato

durata 3 ore e 30 con intervallo

http://www.teatroallascala.org

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