Opera sempre attuale

Prosegue incessante la stagione operistica genovese abbassando (si fa per dire) i toni. Dopo le complesse ed impegnate messinscene di Aida e Simon Boccanegra i toni si distendono nel teatro genovese, quindi spazio alla leggerezza con Donizetti.

Sono passati quasi duecento anni dalla prima messinscena assoluta del Don Pasquale a Parigi, ma i temi attorno a cui ruotano le vicende di Ernesto e Norina sono sempre e comunque attuali: amore, denaro, vecchiaia.
Insomma, in un tripudio di comici inganni e simpatici fraintendimenti (molto simili a quelli sfruttati quasi 50 anni dopo da Giuseppe Verdi nel suo Falstaff) la vicenda si sviluppa e con essa i caratteri dei personaggi.
Un vecchio Don Pasquale (il Basso Giovanni Romeo) incanta la platea per simpatia, capacità sceniche e vocali che riescono a emergere specialmente nei momenti a due o più voci. Segue il personaggio di Norina (il Soprano Desirée Rancatore) che dimostra in più momenti capacità belcantistiche ed espressive.
A seguire i due ruoli, altrettanto centrali, di Ernesto (il tenore Juan Francisco Gatell) e del dottor Malatesta (il baritono Elia Fabbian). Per il primo applausi dalla platea ma meno da noi di Persinsala: è percepito calante per le prime scene con una risalita dalla seconda parte dell’atto I anche se in contrasto costante con la voce del titolo.
Per il secondo, si registrano pochi particolari movimenti scenici e coinvolgimenti attoriale ma una performance canora nel complesso godibile.
Ma di questa messinscena, dalla durata ridotta rispetto al solito, colpiscono le scelte sceniche e registiche: un’ambientazione quasi da fotoromanzo in un’Italia degli anni ’60 tra le vie romane attorno alla cosiddetta Residenza Don Pasquale, una casa-albergo in cui il protagonista vive e comanda i propri dipendenti. I cambi di scena sono garantiti in semplicità evitando interruzione del fluire musicale, grazie alluso di fili di bucato (parte della scenografia) che, nel muoversi, alternano uno spazio basso (la residenza), uno spazio alto (la terrazza), uno spazio frontale (gli esterni).
A tutto questo si aggiungono luci e colori per scandire il passaggio tra il giorno e la notte nonché gli umori dei protagonisti.
E ancora, scelte sceniche coerenti con l’ambientazione scelta (poltrone e lampade di design) a sua volta coerente con un libretto in qualche modo sempre attuale.
Un trionfo soprattutto di colori dunque quello genovese grazie alla regia e alle scene di Barbe & Ducet che con le luci di Guy Simard garantiscono un quadro scenico davvero godibile e non solo contorno per il belcanto.

«La moral di tutto questo è assai facil trovar. Ve la dico presto presto se vi piace d’ascoltar. Ben è scemo di cervello chi s’ammoglia in vecchia età; va a cercar col campanello noie e doglie in quantità»
Norina, Don Pasquale III,7

Lo spettacolo è andato in scena
Teatro Carlo Felice

passo Eugenio Montale 4, Genova
venerdì 8, martedì 12 e giovedì 14 ore 20.00
sabato 9, domenica 10 e mercoledì 13 ore 15.30

Don Pasquale
Opera buffa in 3 atti
Di Gaetano Donizetti
Regia di Renaud Doucet
scene e costumi di André Barbe
luci di Guy Simard
Direttore d’orchestra, Alvise Casellati
Con
Giovanni Romeo, Don APsquale
Juan Francisco Gatell, Ernesto
Elia Fabbian, Dottor Malatesta
Desirée Rancatore, Norina
Roberto Conti, Un Notaro
Orchestra e Coro del Teatro Carlo Felice
Maestro del Coro, Francesco Aliberti
Allestimento Scottish Opera
durata 150 min ca con intervallo

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